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Si svolgerà sabato 7 ottobre, nella sede della Scuola di Art-Counseling di CinemAvvenire in Via Tripolitania 57, un laboratorio ArteVita sul tema del narcisismo, intitolato "Prigionieri dello specchio. Folli come Narciso.” Il sottotitolo è: Il narcisista amante di se stesso fino a morire, incapace di stare in relazioni profonde. La cultura del narcisismo è la trappola del nostro tempo.

Il laboratorio è dedicato agli allievi, ai diplomati, agli psicologi, ai counselor di altra formazione, ad operatori sociali di comunità e alle persone interessate ad aiutare se stesse e gli altri.

I laboratori ArteVita sono incontri in cui si affrontano in gruppo i temi esistenziali più significativi per le persone e per la società, attraverso i linguaggi artistici, gli strumenti e le metodologie del counseling, la creatività corale.

L'incontro si svolgerà dalle 9 alle 19, e sarà diviso in due parti.

Prima parte

Ore 9,00 – 11,15: visione del film “La vita che vorrei”, di Giuseppe Piccioni, con Luigi Lo Cascio e Sandra Ceccarelli. 

Ore 11,30 - 14,00: dibattito e confronto corale in chiave esistenziale, con esercizi e momenti laboratoriali di gruppo.

Tema: il narcisismo. Saranno affrontati i principali aspetti che riguardano questo tema: l’impossibilità di essere se stessi; vivere un progetto altrui e una vita non nostra; l’immagine di sé che sostituisce il sé reale; l’altro come oggetto e come strumento; la coppia e il narcisismo; l’ideale di perfezione; la menzogna esistenziale; i miti del successo, della ricchezza, del consumo, del corpo perfetto e dell’eterna giovinezza; l’impossibilità dell’appartenenza e il vuoto di senso; il narcisismo positivo; come trasformare l’interpretazione obbligata di un personaggio a noi estraneo (falso sé) in un racconto autentico ed artistico di noi stessi.

I conduttori dei lavori del mattino saranno: Massimo Calanca e Giuliana Montesanto, direttore didattico e direttrice scientifica della Scuola. (Vedi il trailer del film)

Ore 13,30: pausa

Seconda parte

Ore 15,00 – 19,00Corso di counseling individuale. Conduttrice: Maria Rita Capoccetti.

Tema: Stili di personalità e disturbi di personalità. Quando prendere in carico la persona e quando inviarla ad altri professionisti. Esempi ed esercitazioni di un intervento di counseling.

Il laboratorio è valido anche per l'aggiornamento e la formazione permanente dei diplomati della nostra come di altre scuole della FAIP Counseling e di altre associazioni. Saranno riconosciuti 8 crediti formativi validi per la Scuola di Art-Counseling di CinemAvvenire e per la FAIP Counseling. Sarà rilasciato un attestato a chi ne farà richiesta.

Il costo del laboratorio completo è di 80 euro. E' prevista anche la possibilità di partecipare solo ai lavori del mattino (40 euro) o a quelli del pomeriggio (50 euro). Il laboratorio si svolgerà solo con un minimo di 8 iscritti. La prenotazione va effettuata entro mercoledì 4 ottobre.

Informazioni e prenotazioni: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

 

Prigionieri dello specchio, folli come Narciso.

Il narcisista, amante di se stesso fino a morire, incapace di stare in relazioni profonde.

La cultura del narcisismo è la trappola del nostro tempo.

... C'era una fonte limpida, dall'acqua brillante come argento, che né i pastori avevano mai toccato né le caprette portate al pascolo sul monte né altro bestiame, che mai alcun uccello né fiera aveva turbato né fronda caduta da un albero; attorno vi cresceva l'erba, alimentata dalla vicinanza dell'acqua, e un bosco che impediva che il luogo si scaldasse mai al sole. Qui il ragazzo, stanco per l'impegno della caccia e per la calura, si buttò bocconi vinto dall'amenità del luogo e della fonte, e mentre cerca di soddisfare la sete, un'altra sete cresce, e mentre beve, affascinato dall'immagine di bellezza che ha visto, ama un'illusione senza corpo, pensa che sia corpo ciò che è onda. Egli guarda stupito se stesso immobile con la stessa espressione resta fermo, come un statua di marmo Pario. Steso a terra contempla i suoi occhi, due stelle, degni di Bacco, e i capelli, degni di Apollo, e le guance impuberi, e il collo, d'avorio, e la nobiltà del volto, e il color rosa misto al bianco di neve, e ammira tutti i pregi per i quali lui è degno di ammirazione. Senza saperlo desidera se stesso, lui che loda è lodato, cerca ed è cercato e ad un tempo accende il fuoco e ne è arso. Quante volte diede vani baci alla fonte bugiarda, quante volte immerse nell'acqua le braccia per cingere il collo che gli appariva ma non poté stringere sé dentro le onde! Non sa chi sia quello che vede, ma di quello che vede arde, e il medesimo errore che inganna gli occhi li affascina. Perché mai, credulo, cerchi invano di afferrare un'ombra fugace? Ciò che cerchi non esiste. Voltati, e perderai ciò che ami! Questa che vedi è una vana parvenza d'immagine riflessa: questa non ha nulla di suo; viene con te, resta con te, se ne andrà con te, ammesso che tu riesca ad andartene! Non desiderio di cibo, non di sonno, può smuoverlo di lì, ma abbandonato sull'erba ombreggiata guarda l'immagine mendace con sguardo insaziabile e si consuma attraverso i propri occhi...

(traduzione dalle Metamorfosi di Ovidio. Libro III vv.370-401)

Nel mito di Ovidio è già evidente la trappola mortale per il giovane Narciso: preso dalla fascinazione della bellezza della propria immagine riflessa a causa della maledizione di Nemesi, sprofonda nelle acque e perde la vita.

Caravaggio lo ritrae in quella contemplazione.

Freud ricava dal famoso mito una personalità basilare della clinica psicoanalitica: il narcisista, cioè colui che è incapace di stare in relazioni profonde. Magari affascina, piace, seduce, mette su un piedistallo, ma solo perché ha bisogno di una superficie che lo rifletta. Il suo dramma è che è incapace di entrare in empatia.  La sua libido, catturata dal proprio Io, lo anestetizza affettivamente e gli rende impossibile qualsiasi legame con un Tu.

Gli studi più recenti hanno messo in luce gli aspetti variegati delle manifestazioni narcisistiche e i disturbi di personalità di una patologia sempre più radicata nella nostra epoca.

Il narcisista, anche se già presente, attraverso la traccia del mito, nella storia dell’umanità, come tante altre forme e figure emblematiche, mai come nella nostra epoca è divenuta una patologia non solo individuale.

L’Io è divenuto un idolo folle e idolatrato, emblema di chi pensa di badare a se stesso, che tende con superbia a negare ogni dipendenza e ogni debito. Si auto-genera, si auto-realizza, non riconosce l’Altro e non conosce l’amore. Il culto dell’Io ha sostituito Dio e la vita umana rischia di perdere ogni forma di solidarietà per potenziare solo se stessa. Il superbo non entra in relazione con l’Altro perché non gli da valore, lo disprezza profondamente.  Manifesta, quindi, spesso una eccessiva aggressività. Reagisce pieno d’ira e di astio contro l’Altro perché rifiuta ogni limite.

Ma è anche isolato perché non sa fare autocritica, esalta, vede e considera solo se stesso, è convinto di avere sempre ragione, può arrivare a forme di megalomania e di paranoia: la colpa è sempre degli altri, lui è innocente, ingiustamente perseguitato, colpito, escluso. Sono gli altri che non riconoscono il suo valore.

L’essere attaccati eccessivamente al proprio Io, in modo assoluto, è il segno di tante malattie mentali.

Il mito di Narciso però mostra anche che questa folle illusione di bastare solo a sé, di essere innamorati dell’immagine ideale e di non considerare l’amore come apertura verso l’Altro è un rischio mortale. Chi è completamente preso e innamorato della propria immagine riflessa è incapace di stare in relazioni profonde. Anzi non riesce a sostenere ed accogliere il benessere, la felicità, il successo degli altri. Cova rancore verso l’Altro, soffre, è tormentato, prova invidia vedendolo realizzarsi, lo diffama, lo colpisce nella sua immagine, arriva a distruggersi e distruggere fino a togliere la vita o a togliersela, tormentando e tormentandosi senza limiti e senza pace.

Ne sono un esempio, purtroppo assai diffuso, gli uomini che invidiano il potere femminile creativo e affettivo e che usano la violenza contro la donna/madre da cui non sopportano di essere rifiutati e abbandonati.

Un esempio mitico dell’invidia distruttiva tra fratelli è Caino che uccide Abele, non sopportando la sua bellezza e la sua bontà. Ma quanti esempi quotidianamente incontriamo in colleghi, amanti, amici, uomini politici e di successo…e qualche volta anche in noi stessi. Anche atteggiamenti sempre più diffusi, come i selfie, l’uso dei social per attaccare e diffamare gli altri o per mettersi in mostra, sono spesso esempi di narcisismo. E sempre più spesso Narciso ed Eco si incontrano su Facebook.

Il mito di Narciso ed Eco e la dipendenza affettiva nella coppia.

 Come dunque Eco scorse Narciso vagare per campi fuori mano e s'infiammò d'amore, ne segue furtivamente i passi, e quanto più lo segue tanto più s'infiamma di fuoco vivo, non diversamente da quando lo zolfo vivo, spalmato sull'estremità della torcia, attira a sé le fiamme accostategli. Quante volte avrebbe voluto avvicinarlo con dolci parole e rivolgergli umili preghiere! La sua natura lo impedisce né consente di cominciare, ma, come natura le accorda, ella è pronta a ricevere suoni e ad essi ripetere parole sue. Per caso il ragazzo, allontanandosi dal gruppo dei fidi compagni, gridò: "C'è qualcuno?", ed Eco rispose: "Qualcuno". Egli si stupisce, e quando egli gira lo sguardo in ogni direzione, grida a gran voce "Vieni!", e lei chiama lui che chiama. Si volge a guardare e, dato che nessuno si fa avanti, dice: "Perché mi sfuggi?", e riceve altrettante parole quante ha pronunciate. Lui insiste e, ingannato da quel fantasma di voce che ritorna, dice "Qui incontriamoci". Eco, che a nessun altro invito avrebbe risposto più volentieri, riporta: "Incontriamoci" e lei stessa asseconda le proprie parole e uscita dal bosco correva a gettare le braccia all'amato collo. Lui fugge e dice fuggendo: "Allontana le mani dall'abbraccio! Che io muoia prima di abbandonarmi a te!". Lei rispose solo: "Abbandonarmi a te". Disprezzata si nasconde nei boschi e tutta vergognosa si copre il volto con le fronde e vive da allora nelle caverne solitarie; ma è forte l'amore e cresce per il dolore del rifiuto; e le pene che la tengono sveglia assottigliano il suo corpo sventurato e la magrezza le dissecca la pelle e tutto lumore del corpo si dissolve nell'aria; soltanto la voce e le ossa sopravvivono: la voce rimane, mentre dicono che le ossa abbiano preso forma di pietra. Da allora si nasconde nei boschi e non è veduta in nessun monte, ma è udita da tutti: è puro suono quello che vive in lei.

(Traduzione dalle Metamorfosi di Ovidio vv.370-401)

 

Questo mito rivela bene la dipendenza affettiva, la co-dipendenza tra due esseri incapaci di amare sé e il Tu in modo sano e maturo. Il patto di coppia si basa su una complementarietà, la relazione è inesistente, ognuno dei partner, vittima e dominatore, è chiuso nel proprio mondo dominato da paure e bisogni condizionanti. Anzi il legame in questi termini è un modo per evitare di affrontare più in profondità le modalità con cui sono state costruite le radici della propria identità.

Accettare di riattraversare quell’antico dolore, vivere una sofferenza sana significa liberarsi creativamente dei condizionamenti, dei legami, degli odi inutili e vendicativi per trovare creativamente la propria identità più autentica.

Secondo il mito il bel Narciso rifiuta l’amore della ninfa Eco ed è destinato a morire tragicamente.

Il “Narciso”, incapace di riconoscere l’Altro, il carnefice, taglia fuori dall’affettività chiunque per proteggersi a tutti i costi da ogni eventuale fallimento e sofferenza. Incarna l’identità assoluta.

Ma c’è anche un’altra figura, Eco, la ninfa che sfortunatamente si innamora del giovane egocentrico. Per questo la dea Era, con una maledizione, la priva di voce propria e la condanna a ripetere solo le ultime parole che ode. Eco è partner complementare a Narciso, è la vittima, esiste solo tramite l’altro, non ha identità, esiste solo in funzione dell’altro e, se l’altro non la corrisponde, si lascia morire perché la vita per lei non ha più senso.

Questo mito che viene da tempi e credenze così lontane rappresenta tante storie “d’amore” oggi   anche tragicamente attuali.

Il “Narciso” è carismatico, piace, fa, all’inizio, sentire importanti; poi nelle relazioni sentimentali ferisce, si rivela distante, fa soffrire e sentire soli. È insensibile alle emozioni, ai sentimenti dell’altro, ai suoi dolori. Mette in primo piano se stesso ed i propri bisogni, insensibile ai bisogni dell’altro. È un partner che addossa la colpa di tutto, mette contro gli altri, rende isolati, fa sentire impotenti, incapaci, sempre e comunque meno.  È un continuo di passaggi da silenzi, gelosie, rabbie, rotture a nuovi coinvolgimenti, al sesso travolgente per incatenare a sé. Ha la forte esigenza di circondarsi di persone che apprezzino il suo talento, cerca continue conferme e riconoscimenti. Si stupisce, rimane frustrato ed irritato, manifestaforme di aggressività e di rabbia se passa inosservato o se altri emergono e non lui. 


È facile all’inizio essere sedotti ed ingannati dal fascino, dal successo, dal potere di persone così.

E lo è particolarmente per partner che hanno scarsa stima di sé, che sono attratti dalla sicurezza esteriore degli altri, non centrati in modo sano su di sé, che mancano di autostima, che hanno scarsa fiducia in se stessi, poca consapevolezza delle proprie emozioni e dei propri bisogni e desideri, che sono incapaci di preservare i propri spazi e confini, che hanno problemi ad esprimere ad alta voce le proprie idee, ad essere assertivi. Sono più portati a prendersi cura degli altri, a dedicarsi agli altri, ad ammirare gli altri.   

Ma si tratta dell’altra faccia della medaglia, meno vista e conosciuta.

Si accontentano di poco, non prendono decisioni, sono sempre troppo disponibili, sopportano l’arroganza e le mortificazioni del partner, spesso tollerano anche abusi, psicologici e fisici, da parte dell’altro. Rispondono con il vittimismo o con l’idea di cambiarlo con il loro amore.

Sono vittime perfette per i loro carnefici ma, proprio con il loro vittimismo e i sensi di colpa che suscitano – è questa la loro vendetta -, divengono a loro volta carnefici.

Il loro vittimismo è una menzogna esistenziale, perché hanno paura di perdere l’altro e di perdersi. Preferiscono sopravvivere nella fantasia della passione con quella persona e compensano con la tendenza a riversare gratificazioni nel lavoro, nella cura della casa e dei figli. Hanno imparato nella storia familiare, nella relazione primaria con la madre che, per sopravvivere a tutti i costi, si deve rinunciare a se stessi.

È generalmente più facile entrare in empatia con la vittima. Il suo dolore cattura. Al contrario è difficile cogliere la parte sofferente del “narciso”.

Eppure sia l’uno che l’altro si portano dentro un bambino che, nelle primissime fasi della sua esistenza, a partire dal concepimento, in molti casi, è stato ferito e si è strutturato, pur di difendersi da quel dolore antico ed assoluto, in un modo o nell’altro.

Il vittimismo però non si esprime soltanto nella coppia. È un atteggiamento diffuso in molte relazioni con l’altro (il capo, il collega, l’amico, il vicino di casa) e negli ultimi tempi è cresciuto sempre più a livello sociale e culturale, trasformandosi in una vera e propria ideologia. La colpa di ogni male e di ogni insoddisfazione e frustrazione è proiettata sull’altro, sul potente, sul politico, sul sistema, sui “poteri forti”, sulla sorte avversa o su misteriosi complotti, contro i quali bisogna gridare all’ingiustizia e urlare la propria pretesa di risarcimento, rifiutandosi di assumersi la responsabilità della propria vita e delle proprie scelte. È la radice del populismo contemporaneo, della credulità nelle fake news che diffamano i nemici presunti e di tante parole di odio vomitate sui social. Ed è una radice che affonda nelle ferite e nelle distorsioni del narcisismo.

Il narcisismo sano

Se il narcisismo esprime un amore eccessivo e malato per se stessi, non dobbiamo dimenticare che l’amore di sé è una componente indispensabile di un sano equilibrio mentale e spirituale di ogni essere umano. “Amarsi, amare ed essere amati, nella libertà” (A. Mercurio) sono obiettivi fondamentali della realizzazione di sé come persona.

Senza confonderci con le parole, possiamo dire che è possibile anche un narcisismo sano, o meglio che è indispensabile per ognuno di noi una base di amore per noi stessi, dalla quale partire per essere radicati in noi e nel nostro progetto, senza essere travolti dal bisogno nostro dell’altro per sentirci amati e degni di amore. Anzi, senza la capacità di amare noi stessi non può esserci vera capacità di amare l’altro e gli altri, né di essere amati, appunto, nella libertà.

Questa base positiva di amore, che nelle situazioni migliori si crea attraverso un sano rapporto di attaccamento (Bolwby) con una “madre sufficientemente buona” (Winnicot) e con le figure genitoriali di accudimento, quando non si è sviluppata a sufficienza nella nostra esperienza infantile è possibile e necessario conquistarla e ricostruirla anche da adulti, attraverso le esperienze di relazione di coppia e con gli altri, un percorso di crescita personale ed un impegno costante e quotidiano a darci quella accettazione e quell’amore autentico che non abbiamo ricevuti a sufficienza.

Questo amore sano per se stessi non è mai eccessivo, non è un innamoramento di sé che ci rinchiude in un circolo vizioso, ma è sempre aperto all’altro, all’amore per l’altro, all’ascolto e all’attenzione per le sue esigenze ed i suoi pensieri, il suo dolore (empatia) ed il suo valore; e all’amore dell’altro per noi, che a sua volta aumenta l’amore per noi stessi e l’amore per l’altro, in un circolo virtuoso che sviluppa ogni giorno di più la capacità di amare.

È proprio la mancanza di questa base sana d’amore, per esperienze precoci che lo hanno allontanato da se stesso per i bisogni o le carenze dei genitori, che spinge il narcisista patologico a costruirsi un’immagine di sé tanto grandiosa quanto falsa, un cerchio di amore illusorio che copre la ferita di base di una carenza di accettazione e di amore.

Per uscire da questo incantesimo che danneggia sia il sé che gli altri, è necessario che l’identità narcisistica sia messa in crisi e che la persona contatti ed accetti di attraversare il dolore sottostante, per trasformarlo creativamente attraverso la conquista di una vera capacità di amare.

Per questo il dolore che la vita spesso ci propone non è sempre un nemico, ma a volte è necessario per trasformarci e crescere come persone.

Massimo Calanca e Giuliana Montesanto

 

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