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Si svolgerà sabato 7 ottobre, nella sede della Scuola di Art-Counseling di CinemAvvenire in Via Tripolitania 57, un laboratorio ArteVita sul tema del narcisismo, intitolato "Prigionieri dello specchio. Folli come Narciso.” Il sottotitolo è: Il narcisista amante di se stesso fino a morire, incapace di stare in relazioni profonde. La cultura del narcisismo è la trappola del nostro tempo.

Il laboratorio è dedicato agli allievi, ai diplomati, agli psicologi, ai counselor di altra formazione, ad operatori sociali di comunità e alle persone interessate ad aiutare se stesse e gli altri.

I laboratori ArteVita sono incontri in cui si affrontano in gruppo i temi esistenziali più significativi per le persone e per la società, attraverso i linguaggi artistici, gli strumenti e le metodologie del counseling, la creatività corale.

L'incontro si svolgerà dalle 9 alle 19, e sarà diviso in due parti.

Prima parte

Ore 9,00 – 11,15: visione del film “La vita che vorrei”, di Giuseppe Piccioni, con Luigi Lo Cascio e Sandra Ceccarelli. 

Ore 11,30 - 14,00: dibattito e confronto corale in chiave esistenziale, con esercizi e momenti laboratoriali di gruppo.

Tema: il narcisismo. Saranno affrontati i principali aspetti che riguardano questo tema: l’impossibilità di essere se stessi; vivere un progetto altrui e una vita non nostra; l’immagine di sé che sostituisce il sé reale; l’altro come oggetto e come strumento; la coppia e il narcisismo; l’ideale di perfezione; la menzogna esistenziale; i miti del successo, della ricchezza, del consumo, del corpo perfetto e dell’eterna giovinezza; l’impossibilità dell’appartenenza e il vuoto di senso; il narcisismo positivo; come trasformare l’interpretazione obbligata di un personaggio a noi estraneo (falso sé) in un racconto autentico ed artistico di noi stessi.

I conduttori dei lavori del mattino saranno: Massimo Calanca e Giuliana Montesanto, direttore didattico e direttrice scientifica della Scuola. (Vedi il trailer del film)

Ore 13,30: pausa

Seconda parte

Ore 15,00 – 19,00Corso di counseling individuale. Conduttrice: Maria Rita Capoccetti.

Tema: Stili di personalità e disturbi di personalità. Quando prendere in carico la persona e quando inviarla ad altri professionisti. Esempi ed esercitazioni di un intervento di counseling.

Il laboratorio è valido anche per l'aggiornamento e la formazione permanente dei diplomati della nostra come di altre scuole della FAIP Counseling e di altre associazioni. Saranno riconosciuti 8 crediti formativi validi per la Scuola di Art-Counseling di CinemAvvenire e per la FAIP Counseling. Sarà rilasciato un attestato a chi ne farà richiesta.

Il costo del laboratorio completo è di 80 euro. E' prevista anche la possibilità di partecipare solo ai lavori del mattino (40 euro) o a quelli del pomeriggio (50 euro). Il laboratorio si svolgerà solo con un minimo di 8 iscritti. La prenotazione va effettuata entro mercoledì 4 ottobre.

Informazioni e prenotazioni: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

 

Prigionieri dello specchio, folli come Narciso.

Il narcisista, amante di se stesso fino a morire, incapace di stare in relazioni profonde.

La cultura del narcisismo è la trappola del nostro tempo.

... C'era una fonte limpida, dall'acqua brillante come argento, che né i pastori avevano mai toccato né le caprette portate al pascolo sul monte né altro bestiame, che mai alcun uccello né fiera aveva turbato né fronda caduta da un albero; attorno vi cresceva l'erba, alimentata dalla vicinanza dell'acqua, e un bosco che impediva che il luogo si scaldasse mai al sole. Qui il ragazzo, stanco per l'impegno della caccia e per la calura, si buttò bocconi vinto dall'amenità del luogo e della fonte, e mentre cerca di soddisfare la sete, un'altra sete cresce, e mentre beve, affascinato dall'immagine di bellezza che ha visto, ama un'illusione senza corpo, pensa che sia corpo ciò che è onda. Egli guarda stupito se stesso immobile con la stessa espressione resta fermo, come un statua di marmo Pario. Steso a terra contempla i suoi occhi, due stelle, degni di Bacco, e i capelli, degni di Apollo, e le guance impuberi, e il collo, d'avorio, e la nobiltà del volto, e il color rosa misto al bianco di neve, e ammira tutti i pregi per i quali lui è degno di ammirazione. Senza saperlo desidera se stesso, lui che loda è lodato, cerca ed è cercato e ad un tempo accende il fuoco e ne è arso. Quante volte diede vani baci alla fonte bugiarda, quante volte immerse nell'acqua le braccia per cingere il collo che gli appariva ma non poté stringere sé dentro le onde! Non sa chi sia quello che vede, ma di quello che vede arde, e il medesimo errore che inganna gli occhi li affascina. Perché mai, credulo, cerchi invano di afferrare un'ombra fugace? Ciò che cerchi non esiste. Voltati, e perderai ciò che ami! Questa che vedi è una vana parvenza d'immagine riflessa: questa non ha nulla di suo; viene con te, resta con te, se ne andrà con te, ammesso che tu riesca ad andartene! Non desiderio di cibo, non di sonno, può smuoverlo di lì, ma abbandonato sull'erba ombreggiata guarda l'immagine mendace con sguardo insaziabile e si consuma attraverso i propri occhi...

(traduzione dalle Metamorfosi di Ovidio. Libro III vv.370-401)

Nel mito di Ovidio è già evidente la trappola mortale per il giovane Narciso: preso dalla fascinazione della bellezza della propria immagine riflessa a causa della maledizione di Nemesi, sprofonda nelle acque e perde la vita.

Caravaggio lo ritrae in quella contemplazione.

Freud ricava dal famoso mito una personalità basilare della clinica psicoanalitica: il narcisista, cioè colui che è incapace di stare in relazioni profonde. Magari affascina, piace, seduce, mette su un piedistallo, ma solo perché ha bisogno di una superficie che lo rifletta. Il suo dramma è che è incapace di entrare in empatia.  La sua libido, catturata dal proprio Io, lo anestetizza affettivamente e gli rende impossibile qualsiasi legame con un Tu.

Gli studi più recenti hanno messo in luce gli aspetti variegati delle manifestazioni narcisistiche e i disturbi di personalità di una patologia sempre più radicata nella nostra epoca.

Il narcisista, anche se già presente, attraverso la traccia del mito, nella storia dell’umanità, come tante altre forme e figure emblematiche, mai come nella nostra epoca è divenuta una patologia non solo individuale.

L’Io è divenuto un idolo folle e idolatrato, emblema di chi pensa di badare a se stesso, che tende con superbia a negare ogni dipendenza e ogni debito. Si auto-genera, si auto-realizza, non riconosce l’Altro e non conosce l’amore. Il culto dell’Io ha sostituito Dio e la vita umana rischia di perdere ogni forma di solidarietà per potenziare solo se stessa. Il superbo non entra in relazione con l’Altro perché non gli da valore, lo disprezza profondamente.  Manifesta, quindi, spesso una eccessiva aggressività. Reagisce pieno d’ira e di astio contro l’Altro perché rifiuta ogni limite.

Ma è anche isolato perché non sa fare autocritica, esalta, vede e considera solo se stesso, è convinto di avere sempre ragione, può arrivare a forme di megalomania e di paranoia: la colpa è sempre degli altri, lui è innocente, ingiustamente perseguitato, colpito, escluso. Sono gli altri che non riconoscono il suo valore.

L’essere attaccati eccessivamente al proprio Io, in modo assoluto, è il segno di tante malattie mentali.

Il mito di Narciso però mostra anche che questa folle illusione di bastare solo a sé, di essere innamorati dell’immagine ideale e di non considerare l’amore come apertura verso l’Altro è un rischio mortale. Chi è completamente preso e innamorato della propria immagine riflessa è incapace di stare in relazioni profonde. Anzi non riesce a sostenere ed accogliere il benessere, la felicità, il successo degli altri. Cova rancore verso l’Altro, soffre, è tormentato, prova invidia vedendolo realizzarsi, lo diffama, lo colpisce nella sua immagine, arriva a distruggersi e distruggere fino a togliere la vita o a togliersela, tormentando e tormentandosi senza limiti e senza pace.

Ne sono un esempio, purtroppo assai diffuso, gli uomini che invidiano il potere femminile creativo e affettivo e che usano la violenza contro la donna/madre da cui non sopportano di essere rifiutati e abbandonati.

Un esempio mitico dell’invidia distruttiva tra fratelli è Caino che uccide Abele, non sopportando la sua bellezza e la sua bontà. Ma quanti esempi quotidianamente incontriamo in colleghi, amanti, amici, uomini politici e di successo…e qualche volta anche in noi stessi. Anche atteggiamenti sempre più diffusi, come i selfie, l’uso dei social per attaccare e diffamare gli altri o per mettersi in mostra, sono spesso esempi di narcisismo. E sempre più spesso Narciso ed Eco si incontrano su Facebook.

Il mito di Narciso ed Eco e la dipendenza affettiva nella coppia.

 Come dunque Eco scorse Narciso vagare per campi fuori mano e s'infiammò d'amore, ne segue furtivamente i passi, e quanto più lo segue tanto più s'infiamma di fuoco vivo, non diversamente da quando lo zolfo vivo, spalmato sull'estremità della torcia, attira a sé le fiamme accostategli. Quante volte avrebbe voluto avvicinarlo con dolci parole e rivolgergli umili preghiere! La sua natura lo impedisce né consente di cominciare, ma, come natura le accorda, ella è pronta a ricevere suoni e ad essi ripetere parole sue. Per caso il ragazzo, allontanandosi dal gruppo dei fidi compagni, gridò: "C'è qualcuno?", ed Eco rispose: "Qualcuno". Egli si stupisce, e quando egli gira lo sguardo in ogni direzione, grida a gran voce "Vieni!", e lei chiama lui che chiama. Si volge a guardare e, dato che nessuno si fa avanti, dice: "Perché mi sfuggi?", e riceve altrettante parole quante ha pronunciate. Lui insiste e, ingannato da quel fantasma di voce che ritorna, dice "Qui incontriamoci". Eco, che a nessun altro invito avrebbe risposto più volentieri, riporta: "Incontriamoci" e lei stessa asseconda le proprie parole e uscita dal bosco correva a gettare le braccia all'amato collo. Lui fugge e dice fuggendo: "Allontana le mani dall'abbraccio! Che io muoia prima di abbandonarmi a te!". Lei rispose solo: "Abbandonarmi a te". Disprezzata si nasconde nei boschi e tutta vergognosa si copre il volto con le fronde e vive da allora nelle caverne solitarie; ma è forte l'amore e cresce per il dolore del rifiuto; e le pene che la tengono sveglia assottigliano il suo corpo sventurato e la magrezza le dissecca la pelle e tutto lumore del corpo si dissolve nell'aria; soltanto la voce e le ossa sopravvivono: la voce rimane, mentre dicono che le ossa abbiano preso forma di pietra. Da allora si nasconde nei boschi e non è veduta in nessun monte, ma è udita da tutti: è puro suono quello che vive in lei.

(Traduzione dalle Metamorfosi di Ovidio vv.370-401)

 

Questo mito rivela bene la dipendenza affettiva, la co-dipendenza tra due esseri incapaci di amare sé e il Tu in modo sano e maturo. Il patto di coppia si basa su una complementarietà, la relazione è inesistente, ognuno dei partner, vittima e dominatore, è chiuso nel proprio mondo dominato da paure e bisogni condizionanti. Anzi il legame in questi termini è un modo per evitare di affrontare più in profondità le modalità con cui sono state costruite le radici della propria identità.

Accettare di riattraversare quell’antico dolore, vivere una sofferenza sana significa liberarsi creativamente dei condizionamenti, dei legami, degli odi inutili e vendicativi per trovare creativamente la propria identità più autentica.

Secondo il mito il bel Narciso rifiuta l’amore della ninfa Eco ed è destinato a morire tragicamente.

Il “Narciso”, incapace di riconoscere l’Altro, il carnefice, taglia fuori dall’affettività chiunque per proteggersi a tutti i costi da ogni eventuale fallimento e sofferenza. Incarna l’identità assoluta.

Ma c’è anche un’altra figura, Eco, la ninfa che sfortunatamente si innamora del giovane egocentrico. Per questo la dea Era, con una maledizione, la priva di voce propria e la condanna a ripetere solo le ultime parole che ode. Eco è partner complementare a Narciso, è la vittima, esiste solo tramite l’altro, non ha identità, esiste solo in funzione dell’altro e, se l’altro non la corrisponde, si lascia morire perché la vita per lei non ha più senso.

Questo mito che viene da tempi e credenze così lontane rappresenta tante storie “d’amore” oggi   anche tragicamente attuali.

Il “Narciso” è carismatico, piace, fa, all’inizio, sentire importanti; poi nelle relazioni sentimentali ferisce, si rivela distante, fa soffrire e sentire soli. È insensibile alle emozioni, ai sentimenti dell’altro, ai suoi dolori. Mette in primo piano se stesso ed i propri bisogni, insensibile ai bisogni dell’altro. È un partner che addossa la colpa di tutto, mette contro gli altri, rende isolati, fa sentire impotenti, incapaci, sempre e comunque meno.  È un continuo di passaggi da silenzi, gelosie, rabbie, rotture a nuovi coinvolgimenti, al sesso travolgente per incatenare a sé. Ha la forte esigenza di circondarsi di persone che apprezzino il suo talento, cerca continue conferme e riconoscimenti. Si stupisce, rimane frustrato ed irritato, manifestaforme di aggressività e di rabbia se passa inosservato o se altri emergono e non lui. 


È facile all’inizio essere sedotti ed ingannati dal fascino, dal successo, dal potere di persone così.

E lo è particolarmente per partner che hanno scarsa stima di sé, che sono attratti dalla sicurezza esteriore degli altri, non centrati in modo sano su di sé, che mancano di autostima, che hanno scarsa fiducia in se stessi, poca consapevolezza delle proprie emozioni e dei propri bisogni e desideri, che sono incapaci di preservare i propri spazi e confini, che hanno problemi ad esprimere ad alta voce le proprie idee, ad essere assertivi. Sono più portati a prendersi cura degli altri, a dedicarsi agli altri, ad ammirare gli altri.   

Ma si tratta dell’altra faccia della medaglia, meno vista e conosciuta.

Si accontentano di poco, non prendono decisioni, sono sempre troppo disponibili, sopportano l’arroganza e le mortificazioni del partner, spesso tollerano anche abusi, psicologici e fisici, da parte dell’altro. Rispondono con il vittimismo o con l’idea di cambiarlo con il loro amore.

Sono vittime perfette per i loro carnefici ma, proprio con il loro vittimismo e i sensi di colpa che suscitano – è questa la loro vendetta -, divengono a loro volta carnefici.

Il loro vittimismo è una menzogna esistenziale, perché hanno paura di perdere l’altro e di perdersi. Preferiscono sopravvivere nella fantasia della passione con quella persona e compensano con la tendenza a riversare gratificazioni nel lavoro, nella cura della casa e dei figli. Hanno imparato nella storia familiare, nella relazione primaria con la madre che, per sopravvivere a tutti i costi, si deve rinunciare a se stessi.

È generalmente più facile entrare in empatia con la vittima. Il suo dolore cattura. Al contrario è difficile cogliere la parte sofferente del “narciso”.

Eppure sia l’uno che l’altro si portano dentro un bambino che, nelle primissime fasi della sua esistenza, a partire dal concepimento, in molti casi, è stato ferito e si è strutturato, pur di difendersi da quel dolore antico ed assoluto, in un modo o nell’altro.

Il vittimismo però non si esprime soltanto nella coppia. È un atteggiamento diffuso in molte relazioni con l’altro (il capo, il collega, l’amico, il vicino di casa) e negli ultimi tempi è cresciuto sempre più a livello sociale e culturale, trasformandosi in una vera e propria ideologia. La colpa di ogni male e di ogni insoddisfazione e frustrazione è proiettata sull’altro, sul potente, sul politico, sul sistema, sui “poteri forti”, sulla sorte avversa o su misteriosi complotti, contro i quali bisogna gridare all’ingiustizia e urlare la propria pretesa di risarcimento, rifiutandosi di assumersi la responsabilità della propria vita e delle proprie scelte. È la radice del populismo contemporaneo, della credulità nelle fake news che diffamano i nemici presunti e di tante parole di odio vomitate sui social. Ed è una radice che affonda nelle ferite e nelle distorsioni del narcisismo.

Il narcisismo sano

Se il narcisismo esprime un amore eccessivo e malato per se stessi, non dobbiamo dimenticare che l’amore di sé è una componente indispensabile di un sano equilibrio mentale e spirituale di ogni essere umano. “Amarsi, amare ed essere amati, nella libertà” (A. Mercurio) sono obiettivi fondamentali della realizzazione di sé come persona.

Senza confonderci con le parole, possiamo dire che è possibile anche un narcisismo sano, o meglio che è indispensabile per ognuno di noi una base di amore per noi stessi, dalla quale partire per essere radicati in noi e nel nostro progetto, senza essere travolti dal bisogno nostro dell’altro per sentirci amati e degni di amore. Anzi, senza la capacità di amare noi stessi non può esserci vera capacità di amare l’altro e gli altri, né di essere amati, appunto, nella libertà.

Questa base positiva di amore, che nelle situazioni migliori si crea attraverso un sano rapporto di attaccamento (Bolwby) con una “madre sufficientemente buona” (Winnicot) e con le figure genitoriali di accudimento, quando non si è sviluppata a sufficienza nella nostra esperienza infantile è possibile e necessario conquistarla e ricostruirla anche da adulti, attraverso le esperienze di relazione di coppia e con gli altri, un percorso di crescita personale ed un impegno costante e quotidiano a darci quella accettazione e quell’amore autentico che non abbiamo ricevuti a sufficienza.

Questo amore sano per se stessi non è mai eccessivo, non è un innamoramento di sé che ci rinchiude in un circolo vizioso, ma è sempre aperto all’altro, all’amore per l’altro, all’ascolto e all’attenzione per le sue esigenze ed i suoi pensieri, il suo dolore (empatia) ed il suo valore; e all’amore dell’altro per noi, che a sua volta aumenta l’amore per noi stessi e l’amore per l’altro, in un circolo virtuoso che sviluppa ogni giorno di più la capacità di amare.

È proprio la mancanza di questa base sana d’amore, per esperienze precoci che lo hanno allontanato da se stesso per i bisogni o le carenze dei genitori, che spinge il narcisista patologico a costruirsi un’immagine di sé tanto grandiosa quanto falsa, un cerchio di amore illusorio che copre la ferita di base di una carenza di accettazione e di amore.

Per uscire da questo incantesimo che danneggia sia il sé che gli altri, è necessario che l’identità narcisistica sia messa in crisi e che la persona contatti ed accetti di attraversare il dolore sottostante, per trasformarlo creativamente attraverso la conquista di una vera capacità di amare.

Per questo il dolore che la vita spesso ci propone non è sempre un nemico, ma a volte è necessario per trasformarci e crescere come persone.

Massimo Calanca e Giuliana Montesanto

 

BACK TO DREAM!

Le donne, i cavalier, l’arme e gli amori.

Contenuti, stili e linguaggi del cinema italiano ieri ed oggi

Una rassegna/festival di Cinema italiano a Sora

Il calo degli spettatori al cinema rappresenta un aspetto non secondario della tendenza al degrado culturale che oggi incide negativamente sulla qualità del vivere sociale.

Per invertire questa tendenza è essenziale recuperare all’interesse per il cinema le giovani generazioni che da un lato sono gli utenti potenziali futuri del cinema e, dall’altro, soffrono più di altri strati sociali le carenze della cultura e la mancanza di valori e di senso.

I giovani, pur vivendo immersi nel mondo dei media audiovisivi, sono esposti senza mediazioni adeguate delle istituzioni culturali e formative ad un dilagare di immagini di mero consumo.

Ciò contribuisce al disagio della condizione giovanile, perché il cinema, tra le forme d’arte, è quella più vicina al sogno che “guarda in avanti”, che spinge dal “già raggiunto al non ancora”. Per cui se il cinema perde la sua forza creativa, per diventare soltanto una merce, noi tutti perdiamo un’importante energia trasformatrice, ed in particolare i giovani, perché una società senza sogni è anche povera di futuro.

Questa situazione crea un circolo vizioso difficile da interrompere, perché abbassa progressivamente il livello del gusto estetico, culturale ed artistico e ostacola le attività di promozione della cultura cinematografica ed audiovisiva di qualità adeguata.

Gillo Pontecorvo, affrontando questo problema negli anni della sua direzione della Mostra del Cinema di Venezia, comprese che bisognava “sviluppare la conoscenza e l’amore per il cinema” nei giovani coinvolgendoli creativamente e attivamente nel Festival, consentendo loro di premiare i film, di incontrare gli autori e i protagonisti, di pubblicare un “daily”, e creando un mix tra cinema “main stream” e cinema d’arte e tra cinema ed altri linguaggi artistici, innanzitutto la musica. E a questo fine ha fondato, con Massimo Calanca e Giuliana Montesanto, l’Associazione  CinemAvvenire. Ciò ha invertito la tendenza al calo delle presenze giovanili alla Mostra di Venezia, tanto che oggi le file per le tante sale del festival sono zeppe di giovani e la loro presenza cresce sempre più.

Nella cittadina di Sora si è avviata da qualche anno una iniziativa fondata su una analoga filosofia, che ha ottenuto importanti risultati.

Sora, città natale di Vittorio De Sica, dal 2013 non ha più un cinema. Da questa amara considerazione, i DreamWarriors del Liceo Scientifico” Leonardo da Vinci” di Sora, impegnati nel percorso di cittadinanza attiva “A Scuola di OpenCoesione”, nell’anno scolastico 2015/2016, con il progetto #CINEVOLUTION scuotono la cittadinanza e le istituzioni promuovendo iniziative che pongano il cinema al centro dell’offerta culturale della città.

Il sogno degli studenti della IV F, guidati dalle professoresse Angela Bianchi e Anna Di Paolo, è riportare la magia del cinema a Sora proponendo numerose azioni di promozione cinematografica nel territorio e coinvolgendo la cittadinanza in questa “battaglia” attraverso sito web, pagina FacebooK, Instagram, Blog, web radio con Spreaker, articoli su giornali cartacei e online, incontri con le istituzioni e con l’evento finale BACK TO DREAM! 

L’estate scorsa hanno promosso “Cinema sotto le stelle” nell’ambito del Sora Festival in cui Massimo Wertmuller ha riconosciuto il ruolo della prof.ssa Angela Bianchi e del Liceo Scientifico nella promozione della cultura cinematografica in città. Il loro lungo percorso, fatto di corsi di cinema a scuola, di proiezioni aperte alla cittadinanza, di ricerche sul pubblico cinematografico e tante altre iniziative, li ha portati ad essere premiati dal MIUR tra le dieci scuole migliori d’Italia.

Fondamentale per il loro successo è stato il supporto dell’Accademia del Cinema Italiano-Premi David di Donatello. E’ stata la straordinaria generosità di questa prestigiosa Accademia a mettere le ali al sogno dei DreamWarriors.

È da queste preziose sinergie  che nasce il progetto di questo “Festival” che mette a confronto contenuti, stili e linguaggi del cinema italiano di ieri e di oggi, con l’obiettivo principale far riscoprire la bellezza del cinema in una terra che ha dato i natali ad illustri artisti che hanno fatto grande quest’arte.

Il cinema italiano di ieri e di oggi sarà scoperto attraverso quelle tematiche che sono più care ai giovani e che loro stessi hanno scelto attraverso una vasta inchiesta: eroi, antieroi e supereroi, amore, velocità, amicizia, ma anche conflitti sociali, guerra, emarginazione. La visione dei film e delle sequenze, almeno due per ogni tematica, uno per il cinema italiano di ieri e uno per il cinema di oggi, sarà accompagnata da un incontro con il regista o un attore che aiutino i giovani ed il pubblico ad appassionarsi. Sono stati inoltre organizzati laboratori e workshops incentrati sull’evoluzione dell’industria audiovisiva e sull’approccio del pubblico giovane alle nuove tendenze e tecnologie; e In particolare laboratori di riprese e montaggio (tenuti da Guiso Massimo Calanca) finalizzati alla realizzazione di documentari e cortometraggi utilizzando le camere digitali DSLR, che consentono di ottenere filmati ad alta definizione con costi ridotti.

Un festival che coinvolga tutti, giovani e non, perché ognuno possa riconoscersi nel cinema di ieri o di oggi. Un momento di confronto prezioso tra generazioni perché imparino a conoscersi meglio trovandosi insieme davanti a un film. È anche così che il cinema si dimostra un’arte grande che, come diceva il grande regista Gillo Pontecorvo, ci insegna “a capire la vita per viverla meglio”.

Massimo Calanca e Angela Bianchi (Direttori artistici)

 

 

 

 

 

 

 

 

 Il programma

Venerdì 9 giugno Veloce come il vento di Matteo Rovere

Il sorpasso (sequenza) di Dino Risi

Sabato 10 Giugno Smetto quando voglio 2 – Masterclass di Sydney Sibilia

La grande guerra (sequenza) di Mario Monicelli

Domenica 11 giugno Fiore di Claudio Giovannesi

Ieri, oggi, domani (sequenza) di Vittorio De Sica

Lunedì 12 giugno Matrimonio all’italiana di Vittorio De Sica 

Martedì 13 giugno Diaz, non pulire questo sangue di Daniele Vicari

I sovversivi (sequenza) di Paolo e Vittorio Taviani

Mercoledì 14 giugno L’industriale di Giuliano Montaldo

La notte di San Lorenzo di Paolo e Vittorio Taviani

Giovedì 15 giugno C’eravamo tanto amati di Ettore Scola

In arte Nino (sequenza) di Luca Manfredi

Venerdì 16 giugno La pazza gioia di Paolo Virzì

La ciociara (sequenza) di Vittorio De Sica

Le proiezioni si svolgeranno nel Chiostro del Museo Civico (Piazza S. Francesco) alle ore 21

Ingresso libero

Parteciperanno:

Edoardo Leo e Stefano Fresi (sabato 10 giugno ore 21:00)

Valerio Mastandrea (domenica 11 giugno ore 18:00)

Daniele Vicari (martedì 13 giugno ore 21:00)

Giuliano Montaldo (giovedì 1 giugno ore 16:30)

Luca Manfredi (giovedì 15 giugno ore 21:00)

Famiglia De Sica (lunedì 12 giugno ore 21:00)

Testimonianze di: Matteo Rovere, Matilda De Angelis, Valentina Carnelutti, Paolo Taviani, Paolo Virzì.

Il programma del week end di Arte Esistenziale sul tema: Il principio della gioia organizzato da CinemAvvenire e dal Movimento per la Vita come Opera d'Arte . L'incontro si svolgerà Sabato 1 e domenica 2 aprile 2017 nel Borgo di Tragliata.

I lavori saranno introdotti dalla visione del film di Paolo Virzì La pazza gioia, a cui seguirà un dibattito corale in chiave esistenziale.

Il programma:

Sabato 1

Ore 14,30 – iscrizione al laboratorio

Ore 15 – proiezione del film

 

A volte ci ritiriamo dalla realtà e ci rinchiudiamo in noi stessi, quando incontriamo il male del mondo e rifiutiamo le sue logiche, che ci appaiono ingiuste e nemiche, incomprensibili e spesso malvagie, sorde ai nostri bisogni più profondi e ai desideri più vitali.

A volte questa nostra reazione può arrivare fino alla cupa disperazione, oppure si traduce nella rottura degli schemi usuali di comprensione e di comportamento nella realtà, fino ad apparire folle, delirante e distruttiva.

Questo tipo di reazione è purtroppo spesso negativa per noi e per gli altri. Nasce dal desiderio di sfuggire al dolore e di affermare la nostra libertà, ma ci condanna a volte all’emarginazione, all’impotenza, alla solitudine.

Ma, nello stesso tempo, rappresenta una protesta, un rifiuto di essere complici di un mondo che ci appare più folle di noi, fondato come è sull’interesse, sull’avidità, sulla prevaricazione del più forte sul più debole, sull’isolamento, sulla mancanza di amore e di solidarietà, sulla ricerca spasmodica dei beni e del consumo.

Questa nostra reazione rappresenta perciò anche una possibilità “visionaria” di rompere gli schemi mentali, emotivi e comportamentali che imprigionano sia noi che gli altri, per aprirci a nuove possibilità creative, a una vita nuova, alla gioia di vivere.

È una strada difficile e rischiosa che, per realizzarsi, richiede alcuni passaggi indispensabili.

Richiede che la naturale inclinazione a ricercare il piacere, a darci “alla pazza gioia”, ci porti a misurarci di nuovo con la realtà del mondo, con le cattiverie e gli egoismi, ma anche con la capacità di empatia e di amore che caratterizzano nel bene e nel male la condizione umana.

E richiede che attraversiamo di nuovo il dolore, senza più fuggirlo o rimuoverlo, ma accettandolo e, attraverso l’amore, rendendolo fecondo per noi e per gli altri e per la nostra relazione con il mondo.

Ma questo processo richiede anche di donarci uno spazio ed un tempo, dentro e fuori di noi, dedicati alla saggezza e alla “cura”, a un allenamento e a un esercizio continuo alla gentilezza, alla amorevolezza, alla creatività, alla libertà, alla bellezza, all’arte esistenziale.

In questo modo possiamo uscire dall’isolamento e dalla chiusura e trasformare la nostra “pazza gioia” in una ri-nascita, in una gioia non effimera, in una nuova vita.

Ci interrogheremo su questi temi con l’aiuto del film: 

La pazza gioia, di Paolo Virzì

Beatrice e Donatella, due donne molto diverse, la prima mitomane che si atteggia a gran signora, la seconda introversa, diffidente e psicologicamente fragile, si incontrano nella comunità di Villa Biondi, dove sono rinchiuse per sentenza del tribunale insieme ad altre donne con disturbi mentali.

La loro diversità paradossalmente le fa entrare in contatto e le aiuta a migliorare il loro comportamento, tanto da essere scelte per un programma rieducativo in un vivaio all’esterno della comunità.

Per un disguido dell’organizzazione hanno la possibilità di eludere la sorveglianza e di andare in città, riscoprendo il piacere della libertà e dandosi alla “pazza gioia”.

Nel mondo reale si imbattono nei vari aspetti della vita, nel bene e nel male, e rincontrano inevitabilmente situazioni e personaggi chiave delle loro esistenze: madri distruttive e anaffettive, padri egoisti ed assenti, compagni violenti e inconsistenti.

Ma il loro ripercorrere le tappe dolorose della propria storia è anche un viaggio iniziatico, una discesa agli inferi in cui ognuna fa da guida all’altra, in un’alleanza che cresce di momento in momento. 

Questi incontri sono riedizioni dei nodi esistenziali più conflittuali, dolorosi e irrisolti che è necessario riattraversare in modo da trasformarli e rimettere in gioco le energie sane e costruttive. Solo così è possibile per Beatrice e Donatella, come per ciascuno di noi, incontrare e riconoscere nel mondo gli aspetti più positivi e stringere nuove alleanze, che ci consentono di trasformare la nostra vecchia storia e di scriverne una nuova.

Così il tassista, incontrato casualmente da Beatrice, può diventare una sorta di angelo custode che la difende dal violento e squallido amante. Mentre i genitori adottivi del figlio di Donatella, che le era stato sottratto per la sua storia dolorosa e drammatica, possono da “predatori” diventare genitori donativi.

Durante questo “viaggio” si sviluppano un’amicizia, un’alleanza e un amore sempre più profondi fra le due donne, per cui ognuna può raccontare il proprio dolore ed accogliere quello dell’altra, sentirsi importante e riscoprire il proprio valore.

Grazie a questo scambio reciproco ognuna può finalmente decidere di prendersi cura di sé e di tornare nel luogo dove questo può avvenire nei modi e nei tempi giusti, grazie anche alla presenza di una coppia terapeutica/genitoriale, di un gruppo di operatori e di un ambiente che credono in loro e nella loro capacità di rinascere.

Ore 17,30 – pausa

Ore18 – dibattito antropologico

Ore 20,30 – cena

Ore 22-23: “Scene da un manicomio”. Divertiamoci con la nostra pazzia

Domenica 2

Ore 9,30 – Inizio dei lavori

Tema del giorno

Dal principio del piacere al principio della gioia  

Prima tappa:

Via dalla pazza folla

Quando il mondo non ci piace

Seconda tappa: 

La pazza gioia.

Quando il piacere rompe gli argini

Terza tappa: 

La casa dei simboli

Un luogo ed un tempo per la capacità artistica e trasformativa

ore 13,30 – pranzo

ore 15,30 – comunicazione corale dei vissuti del week end

ore 17,30 - conclusione

Conduttori

Massimo Calanca

psicologo, psicoterapeuta, antropologo esistenziale, art-counselor, esperto di cinema

Luciana Margani

psicologa, sophianalista, antropologa esistenziale, insegnante di yoga

Giuliana Montesanto

psicologa, psicoterapeuta, antropologa esistenziale, art-counselor, esperta di cinema.

I week end di Arte Esistenziale

si propongono come un campo di energia corale trasformativa, per favorire lo sviluppo della Persona, attraverso il metodo creativo-artistico applicato alla vita e secondo i principi ed i valori dell’Antropologia Personalistica Esistenziale.

I week end sono residenziali per consentire la partecipazione di tutti alla creazione di un sogno comune di due giorni insieme, in cui sono preziose le energie ed i vissuti di tutti nei vari momenti del percorso, compresi quelli serali ed eventualmente quelli onirici della notte.

Saranno riconosciuti 12 crediti formativi per i Counselor diplomati e in formazione

Il costo per la partecipazione è di 80 Euro.

Il costo del pernottamento è di 40 Euro in camera doppia e di 60 in camera singola.

Il costo di ogni singolo pasto (cena del sabato e pranzo di domenica) è di 25,00 Euro. 

All’atto della prenotazione al week end potrete effettuare anche la prenotazione dei pasti e del pernottamento.

Vi chiediamo di prenotare al più presto possibile per assicurare a tutti adeguata sistemazione.

Chi farà partecipare al week end altre persone, avrà uno sconto di 10 Euro per ogni partecipante.

E’ richiesto un anticipo di 20 Euro all’atto della prenotazione.

Per informazioni e iscrizioni:

Massimo Calanca

335.6137864

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Luciana Margani

06.33261224 – 33332267449

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Giuliana Montesanto

335.8222962

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Borgo di Tragliata

Via del Casale di Tragliata 23 – 00050 Fiumicino (RM)

Tel. 06.6687267 – www.tragliata.it

Per saperne di più, clicca qui: Gli stages residenziali

Per entrare attraverso un video nel clima di questi incontri, clicca qui: L'eredità della madre

Per saperne di più sull'arte esistenziale, vedi questo video: L'arte esistenziale

Per conoscere il luogo dell'incontro, clicca qui: Borgo di Tragliata

 

Sabato 1 e domenica  2 aprile 2017

Borgo di Tragliata

Week-end di Arte Esistenziale

Il principio della gioia

I lavori saranno introdotti dalla visione del film di Paolo Virzì

A volte ci ritiriamo dalla realtà e ci rinchiudiamo in noi stessi, quando incontriamo il male del mondo e rifiutiamo le sue logiche, che ci appaiono ingiuste e nemiche, incomprensibili e spesso malvagie, sorde ai nostri bisogni più profondi e ai desideri più vitali.

A volte questa nostra reazione può arrivare fino alla cupa disperazione, oppure si traduce nella rottura degli schemi usuali di comprensione e di comportamento nella realtà, fino ad apparire folle, delirante e distruttiva.

Questo tipodi reazione è purtroppo spesso negativa per noi e per gli altri. Nasce dal desiderio di sfuggire al dolore e di affermare la nostra libertà, ma ci condanna a volte all’emarginazione, all’impotenza, alla solitudine.

Ma, nello stesso tempo, rappresenta una protesta, un rifiuto di essere complici di un mondo che ci appare più folle di noi, fondato come è sull’interesse, sull’avidità, sulla prevaricazione del più forte sul più debole, sull’isolamento, sulla mancanza di amore e di solidarietà, sulla ricerca spasmodica dei beni e del consumo.

Questa nostra reazione rappresenta perciò anche una possibilità “visionaria” di rompere gli schemi mentali, emotivi e comportamentali che imprigionano sia noi che gli altri, per aprirci a nuove possibilità creative, a una vita nuova, alla gioia di vivere.

È una strada difficile e rischiosa che, per realizzarsi, richiede alcuni passaggi indispensabili.

Richiede che la naturale inclinazione a ricercare il piacere, a darci “alla pazza gioia”, ci porti a misurarci di nuovo con la realtà del mondo, con le cattiverie e gli egoismi, ma anche con la capacità di empatia e di amore che caratterizzano nel bene e nel male la condizione umana.

E richiede che attraversiamo di nuovo il dolore, senza più fuggirlo o rimuoverlo, ma accettandolo e, attraverso l’amore, rendendolo fecondo per noi e per gli altri e per la nostra relazione con il mondo.

Ma questo processo richiede anche di donarci uno spazio ed un tempo, dentro e fuori di noi, dedicati alla saggezza e alla “cura”, a un allenamento e a un esercizio continuo alla gentilezza, alla amorevolezza, alla creatività, alla libertà, alla bellezza, all’arte esistenziale.

In questo modo possiamo uscire dall’isolamento e dalla chiusura e trasformare la nostra “pazza gioia” in una ri-nascita, in una gioia non effimera, in una nuova vita.

 

A questo primo avviso seguirà la locandina completa con la lettura del film e i laboratori della domenica.

Proprio in questi giorni il film di Virzì ha ricevuto molte nomination ai premi David di Donatello. Se le merita tutte, perché è uno dei film più belli ed umani degli ultimi anni.

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