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UNO
Mi piace iniziare ad affrontare un breve discorso sulla tesi parlando di un film che mi ha accompagnato per molto tempo: Bagdad Café di Percy Adlon.
Il film contiene tutti i potenziali significati per capire la sophia- art che è uno dei concetti principali su cui ho lavorato.
Una donna tedesca, Jasmin, in vacanza in America con il marito, dopo una violenta lite decide di lasciarlo e di fermarsi, almeno momentaneamente, in un motel trovato nel suo tragitto: il Bagdad Café, appunto.
Jasmin ha la capacità di uscire dal progetto vendicativo (la mia vendetta accanita, sproporzionata, che perpetua un odio rimosso, che mi scinde e aliena) con l’aiuto di una visione luminosa (congiunzione delle energie tra cielo e terra che lei vede mentre sta attraversando il deserto), di un capitano interno (il suo Sé) e con l’aiuto di un’altra donna, Brenda, proprietaria del caffè, dei suoi figli, di un artista(il pittore) ossia del Sé personale e del Sé corale.
Ogni azione va compita con arte per essere costruttiva: lo vediamo quando Jasmin impara ad usare il boomerang. Inoltre Jasmin riscopre la sua bellezza di donna, attraverso l’uomo-artista-pittore che la ritrae nei dipinti, ma per incontrarlo ha bisogno di ritornare alle origini, alla madre (in Germania quando scade il visto), per poi separarsene armoniosamente e tornare da lui vestita di bianco.
Il Sophia-artista è colui che ha la capacità di trasformare brutto in bello, caos in ordine, deserto in giardino, solitudine in relazione armoniosa. alt
La conoscenza teorica per il “nostro” art counseling si fonda su:
1) Visione dell’uomo secondo la  psicologia umanistica ( non più concentrarsi sul disagio ma sulle condizioni che favoriscono la piena espressione e valorizzazione delle potenzialità individuali).
2) Sul concetto della persona della sophianalisi e sul pensiero di Antonio Mercurio e la sua antropologia personalistica esistenziale. Il termine persona è il principio intorno al quale si sviluppa tutta la Antropologia Personalistica Esistenziale di Antonio Mercurio. Persona è un principio spirituale, unificatore, dotato di libertà e identità propria che è fine a se stesso e a nessun altro, i cui elementi sono la capacità di amare se stesso, la capacità di amare gli altri, nella libertà di decisione.
3) Sulla capacità dell’arte e della creatività come possibilità di cambiare la storia della persona. (Sophia-art) (sophia=saggezza). Sulla visione dell’arte come l’attività umana per eccellenza che crea nella storia attraverso una continua sintesi degli opposti che caratterizzano la vita e che l’artista tenta di unificare nell’opera. Ogni processo creativo, ogni passaggio evolutivo di trasformazione e crescita della persona è in qualche modo una nuova nascita che comporta necessariamente di attraversare il dolore e la morte. Ogni persona è fatta di varie parti negative e positive, e non possiamo solo occuparci del bene o delle positive e trascurare le altre quelle negative.
Accettare il bello e lasciare il brutto. Quello che l’arte di vivere richiede è conoscere tutte le nostre parti senza rifiutarne alcuna. Scegliere proprio tra gli opposti che ci appartengono (sintesi degli opposti) quelli più adatti a realizzare il progetto che ci siamo dati.
L’arte è attivatrice di emozioni. La capacità del cinema di riportarci emozioni vecchie ma pur sempre nuove.
Le opere d’arte e tra queste anche molti film, ci hanno fornito la testimonianza di valori che da temporali diventano eterni.  Il metodo sophiartistico individua nelle opere d’arte il terreno privilegiato per la realizzazione di nuove sintesi creative che l’artista mette a disposizione dell’umanità in merito alla lettura della realtà e all’individuazione del senso della vita.
Per Mercurio l’artista è colui che sa trasformare la materia grezza in opera d’arte. I materiali della nostra vita sono tutti gli avvenimenti, esperienze, dolori, gioie, vittorie sconfitte, che la realtà ci mette a disposizione. Possiamo unificarli creativamente e dare loro una nuova forma.
La sophia-art è un metodo terapeutico per liberare la persona dai condizionamenti infantili.
Per realizzare la propria vita come dono e non come possesso.
4) Sulla capacità di un gruppo di trasformare le persone e sulla coralità.(Sé corale)
5) Sul Sé che contiene il progetto esistenziale dell’individuo, la sua parte più autentica e naturale, il luogo in cui progettualità individuale e cosmica sono un tutt’uno.
 altQuindi per essere artisti della propria vita viene richiesto:
1) Avere fiducia e fede nella propria vita e nelle proprie capacità e potenzialità trasformando negativo in positivo.
2) Dare spazio al proprio Sé e alle sue manifestazioni
3) Realizzare se stessi come persona capace di amarsi, amare e riessere amata nella reciprocità e libertà
4) Avere fiducia nella forza del Sé corale che, sorretto da un progetto, può rendere possibile anche ciò che sembra impossibile
5) Liberare la mia creatività e plasmare la mia vita, la mia storia con amore.
 

Ostacoli che posso trovare:
1) Il mio orgoglio narcisistico ferito che cerca appagamento e genera odio.
2) Il mio progetto vendicativo, la mia vendetta accanita, sproporzionata, che perpetua un odio rimosso, che mi scinde e aliena
3) La mia simbiosi negativa, unione mortifera con una madre interna non reale, un fantasma che paralizza e soffoca lo slancio per il salto verso l’ignoto, verso il distacco e l’autonomia; un falso rifiuto della mia angoscia di morte che mi porta a morire esistenzialmente.
4) La mia volontà di dominio sull’altro, di manipolazione che nega l’altro, la sua persona, e mi dà l’illusione di un’onnipotenza, di un possesso esterno.
5) La mia scissione fra bene e male, giusto e ingiusto i miei rifiuti a ritrovare un po’ dell’uno nell’altro reciprocamente.
6) Il mio ideale di perfezione, il mio perfezionismo assoluto, schiacciante, irraggiungibile
7) Il mio ignorare, soffocare il mio Sé che mi indica la via d’uscita ai circoli viziosi, dalle rigide ripetizioni di vecchi comportamenti.
 
DUE
Il progetto CinemAvvenire nasce dall’incontro tra Gillo Pontecorvo con Massimo Calanca e Giuliana Montesanto (cinefila estetica e psicologica, antropologa, esistenziale).
Da quest’idea nasce l’associazione e poi la scuola di art counseling con l’intento di dare una formazione etica, estetica, professionale ad esperti di linguaggi artistici, cinema, multimedialità che avranno poi lo scopo di intervenire nel disagio sociale.
Per la nostra metodologia è importante conoscere il cinema e la storia del cinema e il linguaggio cinematografico.
La scena di un film può esercitare sullo spettatore: l’identificazione, il narcisismo, il sogno, l’allucinazione, la fantasia, l’immaginazione.
Ci si identifica con i personaggi. La sala buia, il coinvolgimento dei sensi, riduzione della vigilanza dell’Io.
Il film è una storia raccontata attraverso le immagini.
Condurre un laboratorio di cinema secondo la nostra metodologia richiede:
1) Scelta, visione, analisi del film, locandina o scelta di scene
2) Scelta della chiave di lettura (una frase precisa che ha lo scopo di specificare meglio su cosa si andrà a lavorare)
3) Proporre dal film al personale
4) Saper ricostruire coralmente la vicenda del film
5) Conoscere e decodificare il linguaggio filmico
6) Conoscere le emozioni di base e saperle gestire
7) Saper verificare la risonanza soggettiva e collettiva
8) Saper sviluppare la capacità di ascolto
9) Saper individuare soluzioni problematiche e formulare ipotesi di soluzione
10) Conoscenza e approfondimento e visione continua di film
11) Conoscenza e passione per la musica, la letteratura, la poesia per utilizzare nei gruppi per fare raffronti e analogie con il cinema e con la vita
 
TRE
Counseling/Art counseling
Un insieme di abilità, atteggiamenti e tecniche per aiutare la persona ad aiutarsi.
Partendo dal presupposto che una persona ha già in se le risorse necessarie per aiutarsi, si propone di creare le condizioni per farle emergere. È un arte maieutica che non si propone né di addestrare né di curare: il suo obiettivo è quello di tirare fuori le potenzialità presenti in ciascuno.
Campi di applicazione a cui si rivolge: scuole, centri di igiene mentale, assistenza sociale, centri di psicologia dove si lavora per il benessere della persona non soltanto dal punto di vista psicoterapeutico, in tutte le fasce deboli in cui c’è bisogno di sostegno e di aiuto.
Il counseling fa riferimento a due padri fondatori: Carl Rogers, Rollo May. La loro teoria in sostanza: rispetto, clima caloroso e affettuoso, fiducia nei confronti del cliente e comprensione empatica. Abilità per il terapeutica di entrare in contatto empatico con il cliente.
Soprattutto l’ascolto e la capacità di ascolto.
Ascolto, empatia, accettazione, rispetto. Tutto va prima provato su se stessi poi sul cliente. La ricerca del vero Sé e il coraggio di essere quel Sé. Favorire lo sviluppo e l’utilizzazione delle potenzialità del cliente che gli impediscono di esprimersi liberamente. Ampliare la propria prospettiva esistenziale.
Da questi concetti nasce la psicologia secondo la teoria Maslow: non più concentrarsi sul disagio ma sulle condizioni che favoriscono la piena espressione e valorizzazione delle potenzialità individuali, ampliando il campo d’azione dello psicologo classico con nuove figure professionali come appunto quella del counselor.
Solo se noi vediamo l’altro come un Tu allora nasce la nostra esistenza e quella dell’altro.
May distingue quattro fasi per il processo di counseling: prendere contatto, stabilire il rapporto, confessione del disturbo, interpretazione.
Differenza tra counseling e psicoterapia: il counseling ha un raggio di azione più limitato nel tempo. Si concentra su un problema specifico, si focalizza sul presente, senza mettere in discussione la struttura della personalità. La psicoterapia lavora su un quadro della personalità le cui origini possono essere profonde e lontane. Entrambi vogliono il benessere della persona.
Un buon counselor deve avere: il sapere, il saper fare, il saper essere nella relazione autentica.
CinemAvvenire fa riferimento come modalità teorico all’approccio umanistico integrato, all’interno del quale è possibile utilizzare molteplici tecniche: lavoro sul corpo, scrittura creativa, visione dei film, audiovisivo. Utilizza anche al metodologia della creatività corale e degli incontri di gruppo.
L’ arte è attivatrice di emozioni. La capacità del cinema di riportarci emozioni vecchie ma pur sempre nuove.
L’art counselor ha con se uno strumento in più: il prodotto artistico. Noi portiamo il cinema.
Si privilegia un ritorno all’infanzia. Come agisco: creare dei contenimenti che accolgono, che misurano. Liberazione: dare la possibilità alle persone di sentirsi libere, rappresentando se stesse. Fare esprimere la creatività. Dare dei punti di orientamento, dei valori, che poi mi ispirano nella conduzione.
Il counselor è una scelta di vita non è solo una professione.

Bruno Castellacci



Curriculum Vitae
Bruno Castellacci, anno di nascita: 1962.
Competenze utili alla figura dell’Art counselor:Terapia individuale e di gruppo, week end esperienziali, Antropologia Personalistica Esistenziale, Sophia art.
Interessi: Cinema, letteratura, musica e teatro.
Collabora come Art counselor presso la S.I.I.Pa.c. sedi di Bolzano e Roma
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