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Questa tesi è il frutto di un lavoro lungo, faticoso e proficuo a livello personale, evolutivo. Un percorso che ho potuto intraprendere solo grazie alla perseverante e salvifica coerenza di Giuliana Montesanto e Massimo Calanca, che con determinazione paziente hanno fatto in modo che mi riavvicinassi a questa tesi e a tutto quel vissuto personale e a quei vecchi nodi (che poi si espliciteranno nel I e II capitolo) che non volevo riattraversare, radicato in un rifiuto ostinato dove negavo inconsapevolmente anche tanta parte del mio "valore".
Un percorso che quindi non ho fatto da solo ma sempre accompagnato, spalleggiato e anche spinto da quelle che io definisco le mie "sentinelle". Persone per me speciali che mi amano e mi vedono, certe volte più di quanto possa fare io.
Nel primo capitolo espongo in maniera sintetica la descrizione del lavoro nel progetto Laboratorio Permanente Identità e Innovazione e della realizzazione del film 41° parallelo. Viaggio nell'identità, tracciando una breve storia dalla sua nascita fino al compimento del film, per introdurre poi, i capitoli successivi, che sono quelli che mi stanno più a cuore. Espongo anche a grandi linee come e perché questa tesi si esplicita con una modalità un po' anomala rispetto ai canoni logici e analitici che di solito vengono utilizzati in questi lavori. È uno scritto che si è dispiegato man mano che percorrevo un viaggio di scoperta personale in riferimento al lavoro (che poi si inoltrava in meandri più intimi e generali della mia storia). La mia dimensione quindi non è mai stata di lucido distacco ma di profonda immersione. Questo ha determinato una tesi che mi rispecchia proprio nella sua caratteristica principale: un alternarsi di nitida penetrazione ed emersioni emozionali di ricordi, sensazioni, alla ricerca di una coerenza intima e unificante.
D'altra parte amo definirmi mastro muratore e poeta e credo che in questa trattazione ci siano entrambi, ma in più spero che alla fine di questo lavoro, per me così profondo e significativo, venga alla luce anche la costruzione di un art-counselor che unifichi e contenga anche altre parti della mia poetica, che abbracci tutta la mia storia e le esperienze di tutta la mia vita, senza esclusioni, snaturamenti, senza vecchie e recenti incrostazioni che ne deformino l'unicità.
Sempre in questo capitolo traccio una panoramica sul Gruppo Antropologico Laboratorio Permanente Identità e Innovazione" cercando di riassumerne i punti essenziali che per me connotano alcune delle specificità del lavoro fatto insieme al gruppo.
Nel secondo capitolo cerco di esporre, con un racconto emozionale e di vissuto, il percorso intimo ed evolutivo che mi ha permesso di riavvicinarmi al progetto e allesperienza di quegli anni, potendone rivivere la qualità, la bellezza e anche incontrarne i limiti e le parti "ombra".
Questo capitolo introduce a una modalità che io considero fondamentale nella mia vita e che imposta poi tutto lo sviluppo successivo della tesi: la "modalità del cuore".
Come persona e come art-counselor, credo che il percorso e la consapevolezza personali siano strettamente collegati alle possibilità di sviluppo e di realizzazione del lavoro in qualsiasi progetto corale.
Credo che la maggior qualità personale sia quella dell'arrendevolezza all'ascolto del cuore, il proprio, e quello di tutte le persone che formano insieme un gruppo unito in un progetto.
Quindi, anche se poteva esulare dal contesto, ho ritenuto importante ripercorrere dei punti di snodo del viaggio di scoperta di me e dei miei limiti, sia perché mi hanno permesso poi di superare dei rifiuti che mi tenevano lontano dal ricontattare il mio vissuto nel progetto, sia perché ho notato che erano le stesse difficoltà che avevo incontrato, come conduttore, durante il processo di realizzazione del film, e che si sono poi espresse come parti ombra anche nel progetto stesso.
Sempre nel secondo capitolo ho cercato di raccontare in modo diretto ed emozionale, come la qualità di relazione, l'incontro con il "Tu", sia fondamentale per avere la pienezza di affrontare sia parti oscure che negano, sia per avvicinarsi al "Noi".
Se non avessi lavorato con Antonella Sini (art-Counselor, compagna di corso, shiatsuka) all'ideazione di un mio progetto Escursioni nel corpo emozionale, percorso pratico per attivare la persona-artista che è in noi, e successivamente con un lavoro corporeo come paziente, non avrei potuto avere la lucidità, il coraggio, la consapevolezza per avventurarmi in maniera diretta dentro a nodi antichi che mi tenevano preclusa una visuale più ampia di me, ma anche della mia relazione con il mondo.
Grazie a questa nuova prospettiva ho potuto riconoscere il mio rifiuto, la mia tendenza a scomparire, a non espormi fino in fondo, e arrivare a unificarmi, proprio affrontando questa tesi.
Il livello di esposizione di me in questa tesi, è il più difficile ma è anche quello che mi appartiene come specificità personale.
La consapevolezza dell'impossibilità a rimanere in relazione con il mio amico e partner Bruno Lomele nella conduzione della seconda parte del progetto, di rimanere in ascolto del "cuore" del gruppo durante la realizzazione del film, mi ha dato la spinta per strutturare questa tesi "rimanendo in relazione", costituendomi in legame per riavvicinare e riascoltare i vissuti miei e di tutto il gruppo di lavoro.
Nel terzo capitolo infatti, sono esposte le interviste di tutte le persone che hanno partecipato e vissuto l'esperienza del progetto.
Il mio intento è stato quello di utilizzare il cuore per arrivare a una relazione di scambio con ciascuno dei componenti, con l'intento di recuperarne la bellezza, la complessità di tutte le parti, che rivivo come mie.
Ma la cosa più importante è che ho recuperato, attraverso l'intervista con Bruno (conduttore insieme a me), il legame profondo con lui e con il suo vissuto. Per questo, attraverso le sue "immagini" ho potuto rivivere le mie di "immagini", contemporaneamente come specchio di vissuti intimi della mia storia, e come indicazioni chiare per lavorare alla tesi in maniera pura e onesta. Vedendo le sue-mie disfatte come possibilità evolutive e aperture verso nuovi incontri a livelli più profondi.
Il dolore e il pianto di Bruno si sono trasformati nel mio desiderio di ricollegarmi al gruppo, al lavoro e alle possibilità di questo splendido progetto.
Solo dopo una lunga distanza dalla fine del film e attraverso una profonda analisi, ho potuto guardarmi e guardare più onestamente ciò che mancava, ma anche ciò che c'era.
Mentre tutta la prima parte del laboratorio è stata armoniosa, ricca e viaggiava nella potente propulsione della "coralità", nella seconda parte, nella fase concretizzante, di realizzazione del film, dove l'idea doveva prendere forma anche attraverso l'attrito con il principio di realtà, c'è stata disgregazione.
Il gruppo non è stato sufficientemente condotto ad accogliere questo difficile momento di trasformazione. Non è quindi potuto accadere che la "coralità", costituitasi nella prima fase, continuasse a guidare il progetto. La coesione è quindi avvenuta attraverso la volontà e il controllo, senza che lo strapotere "dell'assoluto" fosse sufficientemente limitato.
Non è un caso quindi, che io principalmente, come persona e come conduttore, ho dovuto contattare (vedi cap. II) proprio il mio problema dello scendere a terra e concretizzare.
Proprio il mio limite ad accogliere compromessi, relazionare con la realtà, scardinare il mio assoluto, mi aveva costretto a una dolorosa impotenza, e una lontananza coatta anche da Bruno.
Attraverso questa tesi ho potuto riappropriarmi di quello che è il mio specifico, ricontattare le mie qualità e trasformare l'impossibilità in possibilità.
Ho potuto vedere la reale bellezza del progetto e le sue, nostre, tante potenzialità.
Per questo ho lavorato a espormi senza riserve rispettando le mie modalità di "racconto", ho scelto di mantenere sempre al centro del lavoro il "cuore" e la relazione.
Ho praticato l'ascolto dell'altro, la possibilità di scoperta e di dono che arricchisce l'anima.
Il mio intento profondo con questa tesi è stato quello di attuare ciò che non sono riuscito a fare nel 2008, ricostituire un gruppo attraverso i vissuti di tutte le parti, riscoprire il legame e dare nuove possibilità al progetto originario.
In fin dei conti, questo gruppo era nato come un laboratorio permanente, e potrebbe continuare a esistere proprio perché le parti ombra, le mancanze o i limiti, possono essere accolti come parti integranti del percorso e non come morte del progetto stesso.


Vincenzo Baccano: mastro muratore, poeta. Art counselor

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