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Gli argomenti che ho scelto per presentare un intervento di art-counseling in ambito sociale riassumono alcune mie passioni, tra le quali il cinema, e più in generale l’arte, insieme al desiderio di conoscere il mondo e i suoi numerosi popoli, una curiosità che mi spinge a viaggiare verso mete sempre nuove. Il cinema, che è alla base della metodologia della scuola con cui mi sono formata, perché favorisce alcuni processi trasformativi che aiutano ad affrontare con più coraggio le difficoltà della vita e migliorano la percezione che si ha del mondo; il tema del viaggio perché da sempre ha portato l’uomo verso una ricerca di nuovi stimoli per progredire, ma è anche un messaggio della nostra parte più profonda che ci richiama all’ascolto. Esso è il cammino dell’uomo nella sua esistenza e nella sua interiorità, è un momento di crescita personale. Infine l’incontro tra diversi mondi e culture che rappresentano la molteplicità dell’Umanità e perché aprirsi a tutto ciò che è sconosciuto non può che arricchire, ampliare i punti di vista, migliorare se stessi e l’altro nella reciprocità.

Ho sentito molto forte il tema delle migrazioni e della difficoltà di accoglimento per molti cittadini che si chiudono per timore di essere “invasi” nei loro spazi della quotidianità. Oggi il nostro Paese si trova ad accogliere un numero crescente di stranieri in cerca di una vita migliore e lontana da guerre, persecuzioni e povertà, uomini e donne che troppo spesso sono visti come dei “nemici” da evitare. Il vissuto della migrazione non è solo uno spostamento da un luogo di vita ad un altro, ma è anche una ri-definizione dei legami famigliari e delle appartenenze, della propria identità e delle relazioni con gli altri. La mia attenzione si è posata sui figli di seconde generazioni di migranti che, giunti o nati in Italia, si trovano a far convivere due diverse appartenenze - quella dei genitori e quella della nuova realtà sociale d’accoglienza - spesso in netto contrasto. Ho pensato ad un intervento di counseling che potesse aiutarli ad acquisire una maggiore fiducia in se stessi e nel rapporto con l’altro, nel delicato percorso di costruzione di un’identità personale, senza dover negare l’una o l’altra appartenenza.

 

Nella prima parte racconterò il cammino e le motivazioni che mi hanno portata ad sviluppare questo mio progetto, per poi affrontare il tema dell’immigrazione e della multiculturalità e di com’è vissuta da questi giovani di seconde generazioni, nella famiglia, nella società d’accoglienza, nella scuola e nei rapporti con i loro coetanei. Non mancheranno alcuni cenni sul concetto d’educazione interculturale e sui progetti volti a costruire un pensiero ed un’etica interculturale. Evidenzierò com’è cambiata oggi la situazione dei flussi migratori in Italia e come questo ha profondamente modificato i rapporti con l’altro e con la diversità, per parlare del viaggio, delle migrazioni e delle appartenenze sino a toccare un tema molto importante: l’identità. L’identità di ognuno non è qualcosa di immutabile, ma essa è in continua trasformazione man mano che ci si relaziona con gli altri e con il mondo. Chiuderò questa prima parte con il tema del viaggio - nel racconto e nel cinema - come metafora dell’esistenza e di come può operare una trasformazione interiore dell’individuo. Infine arriverò al racconto della mia esperienza personale di cambio di città alla ricerca di un nuovo “progetto” di vita.

Nella seconda parte parlerò di com’è affrontato il tema della multiculturalità a Torino, la città dove ho scelto di vivere, di come i centri interculturali siano per molti un luogo d’aggregazione, sia per le famiglie d’immigrati che di quelle autoctone, perché lo scambio e la relazione, sono motivo d’arricchimento per tutti. Citerò alcuni giovani registi torinesi che, molto attenti al sociale e ai temi della multiculturalità, documentano, informano e avvicinano attraverso il cinema, consapevoli che l’arte può favorire il cambiamento delle coscienze delle persone.

Illustrerò la metodologia di CinemAvvenire attraverso la lettura del film di tipo antropologico, psicologico, esistenziale, secondo il metodo sophiartistico - che attinge in parte alla sophia-analisi e alla sophia-art di Antonio Mercurio - e presenterò un’accurata analisi dei film che ho scelto, insieme alle chiavi di lettura, per affrontare i temi della migrazione, dell’accoglienza, della solidarietà e dell’identità: Vai e vivrai di Radu Mihaileanu e Zakaria /Lezioni di arabo di Gianluca e Massimiliano De Serio. Con queste due opere incoraggerò la riflessione su quanto sia importante mostrarsi più aperti nei confronti di chi è “diverso” da noi; saper ascoltare e raccontare all’altro, aiuta a superare i pregiudizi e le paure che limitano la scoperta dei tanti mondi possibili e dei tanti “sentire” che popolano la nostra Terra, e che sono fonte di ricchezza. Infine sposterò l’attenzione sui giovani di seconde generazioni e sulla necessità di trovare un equilibrio tra le diverse appartenenze per potersi affacciare con più coraggio al mondo adulto.

Nella terza parte introdurrò il pensiero narrativo nel counseling di CinemAvvenire e la sua applicazione nei percorsi di crescita personale. Illustrerò l’efficacia della metodologia autobiografica e della narrazione di storie se inserite in un contesto interculturale, formato da giovani, per favorire il rispecchiamento reciproco, per provare a condividere esperienze di vita, per consolidare le relazioni e per favorire la costruzione di un’identità nuova.

Concluderò con degli spunti per la creazione di laboratorio di narrazione e raccolta di storie rivolto ad un gruppo eterogeneo di giovani che risiedono a Torino, un progetto immaginato che sarà un viaggio nell’identità e nella diversità per conoscersi, per riconoscersi nell'altro, per recuperare elementi delle proprie radici, per educarsi al cambiamento.

Credo che la vera scommessa per una società plurale, sta proprio in questi ragazzi che saranno gli adulti di domani, e che grazie a sostegno di persone formate e a progetti educativi mirati, potranno trovare un equilibrio tra le loro radici d’appartenenza e l’essere se stessi; vivere senza essere condizionati da una cultura predefinita, costruirsi poco a poco una loro identità propria, partendo da una doppia appartenenza culturale, sinonimo di ricchezza e potenzialità da sviluppare nel sociale.

Melania Cesari

Diploma di maturità linguistica presso il Liceo Linguistico Europeo di Roma. Diploma in Stilismo di Moda presso lo IED (Istituto Europeo design) di Roma.
Dopo l’esperienza lavorativa iniziata nel 1989 nel campo dello spettacolo (Pubblicità, Teatro, Cinema) come costumista, nel 1994 decide di seguire la professione di stilista nel campo della moda e del gioiello. Crea, insieme alla sua compagna di studi Maria Chiara Biondi, il marchio per una linea di maglieria donna - che disegnano e producono - e collabora sino al 2009 per alcune maison di moda italiane.
Nel 2009 inizia a frequentare il triennio della scuola di art-counseling di CinemAvvenire spinta dalla voglia di poter rivolgere all’esterno le sue energie creative a sostegno delle persone in difficoltà.
Oggi vive tra Torino e Roma, due realtà che è riuscita a integrare e ad amare nella loro pluralità e diversità.

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