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Scrivere questa tesi per me è stato come intraprendere un viaggio fuori e dentro di me.
Come in tutti i viaggi ho dovuto attraversare l’eccitazione dei preparativi, l’ansia di non arrivare in tempo, la difficoltà, ma anche l’opportunità, di scegliere l’itinerario, la responsabilità di esserci con tutta la mia energia, con la mia forza ma anche con tutte le fragilità che mi contraddistinguono e l’imperfezione che finalmente mi piace avere.
Non è stato facile decidere di non abbandonare quello che era il mio progetto: arrivare fino in fondo al percorso che avevo intrapreso.
Inizialmente, il tema che mi era stato proposto mi aveva lasciato molti dubbi. Mi sarei aspettata un lavoro che mi permettesse di parlare delle mie esperienze come insegnante, un terreno sicuro per me, conosciuto e che, per questo, non mi metteva paura. Ma, guarda caso, era proprio LA PAURA l’argomento della mia tesi e  ciò mi ha obbligato ad un’ulteriore capriola.


Dopo molte resistenze mi sono lasciata guidare e ho cominciato ad aprirmi alla fiducia che, se avessi cominciato a cercare, osservare, ascoltare avrei trovato la strada per realizzare questo progetto. E così è stato. Ho avuto modo di guardare negli occhi la paura, emozione che mi ha accompagnato per molto tempo della mia vita, e di mettere insieme parti che mi appartengono: paura sì ma anche coraggio, creatività, desiderio.
Ho prima ricercato, studiato questa emozione fin dalla sua genesi, la proviamo ancora prima di nascere,.Già nella pancia di nostra madre respiriamo la sua paura, i suoi dubbi, i suoi affanni e le sue ansie, allo stesso modo di come ci nutriamo della sua gioia, del suo amore, della sua trepida attesa. Ho affrontato le paure dei bambini e le paure degli adulti, ho visto da dove vengono e quali strategie di difesa portano con sé: chiusura, fuga, progetto vendicativo, rabbia…
Successivamente ho analizzato le differenze che devono esserci tra la psicoterapia e il counseling e quelle esistenti tra il counseling di gruppo e il counseling di gruppo secondo la metodologia di Cinemavvenire.
In un capitolo ho affrontato la paura nell’arte, analizzando brevemente la vita e le opere di Munch. E’ stato molto importante affrontare questo aspetto, perché ho potuto comprendere ulteriormente quali opportunità ci offre l’arte per esprimere i nostri vissuti, le nostre emozioni, le nostre idee sul mondo e sulle relazioni. Inoltre, se l’arte ha questa grande potenza espressiva, l’artista deve poter trasformare, attraverso essa, anche la propria esistenza, mettendo insieme le parti dolorose e le parti luminose e vitali per poterci sentire mai scissi. La Sophia-Art , disciplina elaborata da Antonio Mercurio, a cui la metodologia di Cinemavvenire si ispira,  con le espressioni “artista di se stesso”, e “fare della propria esistenza un’opera d’arte”, ci aiuta a comprendere che non basta esprimere vissuti ed emozioni, che l’arte non è solo una capacità espressiva ma è, anche e soprattutto, un’ energia trasformativa.
Termino il mio lavoro con due progetti laboratoriali, uno per bambini, l’altro per gli adulti. Per affrontare le paure dei bambini, ho scelto la visione e l’analisi del film “Pierino e il lupo”, mentre per sostenere un laboratorio rivolto agli adulti, ho proposto la visione e la lettura del film “The Truman show”.
Simonetta Melchiorre

Melchiorre Simonetta, laureata in Scienze dell’Educazione, “nasce” come insegnante di sostegno per bambini non vedenti. Ora è  docente curricolare in una scuola a metodo Montessori. Da anni conduce laboratori di alfabetizzazione emotiva. Coautrice del libro “Amore di gruppo” Armando Editore. Autrice dell’e-book “Cinema, un viaggio nelle emozioni” Sysform editore. Membro della redazione e autrice per la rivista didattica “La scuola possibile”.

Viaggiamo insieme
per risvegliare l’anima selvaggia, del
maschile e del femminile,
nascosta e dimenticata dentro di noi.

Questo lavoro prende spunto dalle mie esperienze personali, sia di coppia che individuali. In particolare, da quelli che sono stati i miei disagi, i dubbi, riguardo alla vita e al suo senso, la sofferenza provata nelle relazioni di coppia,  il dolore per la loro fine e  di come il rapporto con il mio corpo abbia permesso la comprensione di molte somatizzazioni legate a questi vissuti.  Tutto questo mi ha portato a farmi tante domande  e  quindi  a ricercare delle risposte. Ho infatti scelto di intraprendere dei percorsi, ho fatto molti tentativi ed errori,  attraversando altre crisi personali che  però mi hanno aiutato a cambiare completamente la mia idea di Persona, di corpo, di relazione, di bisogno, di desiderio, di paura, di solitudine, di vita, di scelta, di libertà, di amore…..insomma di me stessa.
Secondo la mia esperienza il primo passo da fare, in qualsiasi momento della nostra vita ci troviamo, è cominciare a porsi delle domande diverse dal solito, anche se stravolgono i nostri schemi e la nostra visione delle cose,  in quanto ormai non  sono più utili e funzionali nel renderci sereni e soddisfatti di quello che siamo e di come lo viviamo.


Quello che penso sia fondamentale è sapere chi siamo, cosa vogliamo, perché siamo qui, per essere veramente in contatto con noi stessi, come una nuova modalità da acquisire che cambierà per sempre il nostro punto di vista sulle cose, sulle persone, sulle relazioni, su tutto!! Cambio io, cambia il modo intorno a me!
Oggi si parla spesso di crisi della coppia, di crisi del maschio e di donne troppo sicure di sè che spaventano gli uomini.  La maggior parte delle coppie hanno molti problemi, in vari aspetti della relazione, o funzionano nei modi sbagliati, causandosi e causando molta sofferenza e dolore, fino ad arrivare addirittura alla violenza e alla morte.
Quello che emerge è un profondo malessere,  in cui Uomini e Donne pervasi da una profonda insicurezza, il più delle volte adottano comportamenti, pensieri, modi di fare, falsi valori e scelte “facili” omologandosi  all’ambito sociale e familiare di riferimento e  adattandosi al “gregge”.
Gli uomini e le donne sono sempre più isolati e separati da se stessi, il senso delle relazioni ha perso di profondità, di vero interesse, di curiosità. Spesso ci si sente usati come oggetti o come merce, in nome dei bisogni più nascosti, del profitto e della convenienza, alcuni tra i falsi valori del capitalismo moderno.
Vivono o meglio sopravvivono, cercando di imitare qualcuno o qualcosa oppure sperano o contano su qualcun’altro che risolverà i loro problemi.
La maggior parte di questo tipo di persone sono continuamente ed esclusivamente guidate dai loro bisogni, spesso infantili e manipolatori. Si assiste sempre di più a scenari in cui le persone  usano il loro corpo come se fosse solo una macchina da mostrare,  che va mantenuta il meglio possibile dando sfogo al più esasperato “narcisismo” con vestiti fashion, lampade, palestra e bisturi; l’importante è apparire, sembrare, o addirittura non si considerano affatto, trascurandosi sotto molti aspetti, impedendosi in entrambi i casi di  sentirsi, di sentire e di comunicare.
Condizionati a cercare il successo in termini sociali invece che umani, si danno ad un'attività frenetica. Da questo conflitto nasce una tremenda disperazione, perché il dolore è costantemente presente sotto la superficie di questa vita convulsa.
Vogliono amare, ma hanno paura di rendersi vulnerabili.
Vogliono aprirsi, ma hanno paura del rifiuto.
Vogliono sentimenti profondi, ma hanno paura di farsi schiacciare dalle emozioni.
Perché infatti il vero nodo è la nostra identità. Se non ne abbiamo una chiara maschile o femminile,  non possiamo affrontare al meglio i fatti della vita, in particolari quelli più dolorosi e sofferti che spesso sembrano spazzare via tutto, catapultandoci in un deserto esistenziale e affettivo che ci rende naufraghi nella vita.
La tendenza a considerarsi “uguali” e quindi di omologare gli uomini alle donne e le donne agli uomini, ha portato soltanto tanta confusione e sofferenza, perché in realtà non è così, non sono affatto uguali anzi.  Il vero traguardo sarebbe invece costruire una società partendo dal rispetto delle  differenze,  per accogliersi l’un l’altra e viceversa, per incontrarsi con le distinte identità maschili e femminili, armonizzandole sia dentro se stessi che con un tu.
Questo anche perché la coppia, tanto desiderata da tutti, possa essere vissuta in modo più positivo e non come un terreno di scontro, ma come una delle possibilità per evolvere ed uscire dalle proprie paure, dalle proiezioni e dai bisogni inconsapevoli che ognuno di noi si porta dentro.
Le persone hanno bisogno di farsi delle domande, alcune in particolare, di mettersi in discussione per trovare e sperimentare percorsi e strade che possano stimolarli in questa ricerca di crescita e di imparare a saper cogliere i segnali che arrivano, soprattutto, attraverso situazioni difficili e dolorose.
Penso che la rivalutazione delle specificità, delle caratteristiche dell’essere Uomo e Donna con le loro differenze, è un modo per aiutare le Persone  ad essere più coscienti e consapevoli, a non essere superficiali e a non annullarsi per gli altri. Diventa sempre più importante oggi , visto il modo diverso di vivere la coppia, essere  capaci di entrare veramente nelle situazioni, nelle relazioni che si vivono, ed anche più capaci di  scegliere, soprattutto con  i sentimenti, con le emozioni e con valori sani.
Le donne e gli uomini hanno  bisogno di ritrovare se stessi e la loro vera identità, maschile e femminile,  per perseguire in modo sano e costruttivo il loro progetto e dare così un senso alla loro presenza nel mondo e nell’universo.
In questi anni di  crescita personale, di formazione ed apprendimento e di richieste di aiuto e conforto che mi arrivavano , e ancora arrivano, da amiche e amici, è nata anche l’esigenza di trasmettere quello che ho imparato ad altre persone per aiutarle a rendersi più consapevoli e migliorare la loro qualità di vita.  Da qui l’idea di un progetto che, attraverso i principi e i metodi appresi,  soprattutto con i laboratori durante i week-and  antropologici e di Sophia-Art organizzati da  Cinemavvenire , possa mettere in pratica un lavoro di gruppo che stimoli, Uomini e Donne che, ormai stanche di sentirsi vuote, spente e confuse nelle loro identità, come maschile e femminile, vogliono scoprire chi sono veramente e  ricercare nuovi valori, nuovi stimoli e punti di vista, per riflettere su se stesse. E’  un progetto rivolto a chi vuole conoscere ed  esplorare, la profondità e l’importanza del proprio corpo, per avere la consapevolezza del senso della vita attraverso i veri ruoli che ci appartengono.  E’ un percorso rivolto a chi  vuole crescere ed evolvere, risvegliando il proprio spirito selvaggio, ridando valore all’intuito, ai simboli, ai segnali, ai sogni, il cui significato, da sempre, rappresenta il cammino dell’Anima. E’ un viaggio rivolto a chi desidera  realizzarsi di più come Persona con un’identità sana, ricca di valore, di buona energia e in armonia in tutte le sue parti,  per migliorare il rapporto con se stessi, con gli altri e nella coppia.
Il Tango Argentino è stato l’elemento di sintesi che ha permesso l’armonizzazione dei vari aspetti che mi caratterizzano con Persona e come Art- Counselor. Sin da quando ho iniziato a ballarlo, ma soprattutto ad  insegnarlo, l’idea di questo progetto si è fatta concreta, in quanto il Tango è un modo, per il maschile e il femminile,  di incontrarsi attraverso il corpo.
In questo lavoro saranno affrontati argomenti per me essenziali e utili al ruolo dell’ Art-Counselor, per tracciare un percorso significativo e ricco di esperienze, da applicare concretamente nel progetto, che possa essere di stimolo per chi voglia crescere ed essere una persona migliore e completa.
Nel I capitolo sarà affrontato il tema dell’identità e quindi  sul concetto di  Persona secondo la metodologia Sophianalitica. E’ fondamentale trovare se stessi, perché c’è bisogno di individuarsi  per avere un approccio alla vita e alla relazione che vada in profondità, che sia basato sull’amore inteso come scelta e rispetto di se stessi e dell’altro/a, imparando a conoscersi meglio, ad amarsi, ad amare e ad essere amati nella libertà.
Nel II capitolo verrà analizzata la Sophia-Art, che affronta la possibilità della Persona di essere artista della propria vita,  sviluppando la capacità creativa,  andando così oltre i propri disagi e traumi esistenziali e operando quella che si chiama la sintesi degli opposti.
Nel III capitolo verrà trattato il ruolo dell’Art-Counselor e in particolare dell’Art-Counselor di Cinemavvenire, esperto nella relazione d’aiuto in linguaggi multimediali a mediazione artistica. L’Art-Counselor con la metodologia di Cinemavvenire, che va dalla realizzazione della persona in tutte le sue possibilità, alla  visione di film  nei laboratori esperienziali,  può trasformare il disagio e il conflitto, aiutare le persone e i gruppi a maturare esistenzialmente e socialmente. Partecipando a questi laboratori è possibile confrontarsi con altre persone del gruppo, risvegliare emozioni ed esprimerle, acquisire maggiore consapevolezza, vivere in alcuni casi una possibile trasformazione esistenziale. Questo tipo si esperienza si realizza con la metodologia del Gruppo Antropologico.
Nel IV capitolo verrà approfondito l’argomento sul corpo, che vorrei sviluppare  nel lavoro di Art-Counselor. Nell’apprendere a conoscere se stessi è fondamentale conoscere il proprio corpo, se non partiamo da qui non saremmo mai pienamente coscienti della nostra vera essenza, delle potenzialità umane creative e spirituali di cui siamo portatori: il corpo siamo noi, ed è lo strumento primario che ci permette di comunicare e di sentire. Il corpo ha un suo linguaggio “non verbale”. Imparare a decifrarlo e a capirlo ci mette in contatto con la nostra parte più profonda, che permette di ritrovarci e di sviluppare veramente e pienamente noi stessi. Il corpo ci parla sempre e, spesso, è proprio attraverso il malessere o la malattia che ci avverte del disagio esistenziale e psicologico che stiamo vivendo. Quando balliamo, in particolare, il corpo è la nostra voce, conoscerlo sotto vari aspetti ci da la chiave per parlare di noi in modo diverso e più completo. Il lavoro fatto su me stessa è stato molto stimolato dalle difficoltà incontrate nel ballare il tango  che ritrovo anche in molti allievi durante le lezioni, nonchè delle dinamiche e i litigi sui ruoli. D’altronde il “corpo non mente”e le difficoltà che si incontrano nel ballo sono spesso lo specchio  di quelle si hanno nella vita, sia nel rapporto con se stessi, sia nel relazionarsi all’altro sesso e nella coppia.
Parlando del corpo è inevitabile  parlare anche della sessualità  molto spesso sede di proiezioni e pretese, quindi vissuta male e fonte di frustrazione per entrambi i partners, quando invece dovrebbe essere un’opportunità di esprimersi e comunicare con l’altro nel modo più spontaneo e naturale.  Quindi il  Tango si presta per applicare degli esercizi con il corpo, prendendo spunto dal Gyrotonic e risvegliando i canali di percezione del corpo per la postura e l’equilibrio, dalla Bioenergetica per liberare i blocchi,  da svolgere sia singolarmente che in coppia, per migliorare la capacità di sentire il corpo nelle sue parti,  quindi di capire meglio certi segnali  sia di piacere che di disagio, e di sciogliere i nodi che impediscono alla persona di stare bene  e a proprio agio, e soprattutto di esserlo a contatto fisico con un tu e con gli altri nel rispetto dei ruoli del  maschile e del femminile.
Nel V capitolo verrà esaminata l’identità maschile e femminile quindi “l’universo coppia” e di come, attraverso un percorso di rieducazione alle specifiche identità, rivalutando le differenze,  al di fuori degli stereotipi, e soprattutto riconoscendo e superando l’identità ibrida e fallica, in cui spesso si è imprigionati, è possibile riappropriarsi del vero valore e  del potere sano dell’essere Uomo e dell’essere Donna. Questo risveglio di consapevolezza comprende la ripresa anche  di principi e saggezze antiche che la nostra cultura ha dimenticato per migliorare la qualità e il significato della relazione.
Il VI ed ultimo capitolo è dedicato al Tango. La vita è movimento e la danza che è espressione del corpo ne rappresenta la celebrazione e l’armonia così come nel Tango Argentino che, con i suoi  principi e  regole, suscita delle similitudini con la vita e la coppia . Spesso le  sensazioni e le emozioni che provoca, non  sono tutte piacevoli come ci piace credere, ma  sono  comunque importanti per capire le nostre inibizioni e difficoltà. Tutto questo può essere utilizzato per affrontare e sciogliere  alcune tematiche e dinamiche  del maschile e del femminile. Il Tango così da esperienza ludica diventa anche terapeutico.
Nel Tango il ruolo uomo-donna è fondamentale, affinché sia possibile ballare in modo piacevole e armonioso per entrambi, così è per il maschile e il femminile sani nella vita.
Affinché questi percorsi diano i loro frutti è necessario porsi di fronte alle situazioni e agli eventi in modo curioso e ricettivo, anche se ci spaventano.
Possiamo crescere in tanti modi, per la vicinanza di qualcuno importante per la nostra vita e che siamo disposti a  riconoscere tale, per  informazioni  e conoscenze dirette o  indirette che siamo disposti a considerare, per segnali, simbolismi e coincidenze, che la vita ci mette di fronte e che siamo disposti a vedere,  ma evolviamo soprattutto perché lo vogliamo, quindi per scelta e decisione.
Ed è per questo che uomini e donne, attraverso un percorso adeguato, possono essere aiutati a ricercare una identità e, quindi, incontrando un tu, a crescere in una dimensione sana ed armoniosa, riscoprendo la responsabità, la scelta, il vero significato di amarsi e amare, il vero senso della libertà….LA NOSTRA OPERA D’ARTE.
Questo è quello che ho fatto io e che ancora faccio non senza difficoltà e ostacoli; crescere non è certo facile, però dà tutto un altro sapore alla vita!

 

Flavia Valentini  - Roma,  21 novembre 1966
Grande passione e attitudine alle attività sportive e al movimento, in particolare svolte nell’ambito del nuoto e della ginnastica artistica e della danza moderna. Da qui ha proseguito interessandosi alla salute e al benessere non solo del corpo, ma sopratutto riguardo la somatizzazione delle emozioni che spesso provocano molti dolori che condizionano al vita quotidiana, sia in senso motorio che esistenziale.
Ha frequentato la scuola di Antropologia Personalistica Esistenziale I.A.P.E di Roma e il Gruppo Antropologico formandosi come Antropologa Esistenziale nel 2003.
Ha partecipato, come collaboratrice alle manifestazioni d’arte e cultura cinematografica della Mostra del Cinema di Venezia, per attività dei giovani, organizzate dall‘Associazione Centro Internazionale Cinemavvenire, dal 1999 al 2004  e come giuria nell’iniziativa di Roma nel 2005.
Ha collaborato 2006-2008 con L’Associazione “Il sole e la rosa” conducendo, insieme al gruppo di lavoro, dei laboratori per adulti e bambini presso la scuola elementare “ Fiume Giallo” e l’Istituto superiore  “Colomba Antonietti” di Roma.
Nel 2003 ha iniziato a studiare e ballare il Tango Argentino di Buenos Aires e dal 2008 insegna a Roma.
Attraverso il Tango Argentino ha armonizzato le conoscenze in campo esistenziale con quelle del corpo, che applica, con un lavoro intensivo e specifico, durante le  sue lezioni e  i laboratori  di tecnica della comunicazione  “ Impariamo a comunicare con il corpo”  che conduce personalmente durante l’anno.
Dal 2005 al  2008 ha frequentato il corso di formazione per Art-Counselor presso l’Associazione  Centro Internazionale Cinemavvenire di Roma.

Il progetto "Laboratorio permanente Identità ed Innovazione" è un iniziativa realizzata in attuazione del piano di sviluppo locale "La terra dei talenti: terra di lavori, terra di valori" nell’ambito del programma Leader Plus – Regione Lazio, Unione Europea, ed ha visto collaborare per la sua concretizzazione il G.A.L Versante Laziale del Parco Nazionale d’Abruzzo, 25 Comuni della provincia di Frosinone, l’Associazione Centro Internazionale Cinemavvenire e la Scuola di Art Counseling.
Il progetto ha preso l'avvio dall'individuazione attraverso bando pubblico di un nucleo di abitanti del territorio con cui formare un gruppo di lavoro che, attraverso il dibattito, la riflessione, la ricerca-azione e l’espressione creativa ed artistica, realizzassero un percorso di conoscenza e valorizzazione delle caratteristiche più significative del territorio e della sua storia, indagandone l’dentità e realizzando, in conclusione, un prodotto audiovisivo che fosse in grado di comunicare ad altri le consapevolezze ed i significati emersi durante il “viaggio”.alt
Il percorso, durato più di un anno, ha portato infine alla realizzazione del lungometraggio di docu-fiction: "41° parallelo, un viaggio nell'identità", che narra di una ragazza, figlia di emigranti, che, accompagnata dal canto di una voce ancestrale, fa ritorno nella terra d’origine dei suoi padri. Qui verrà forzata, da alcuni eventi imprevisti, a fare un percorso di riscoperta che, immergendola in questa realtà, la porterà ad una visione nuova di quel territorio, della sua appartenenza ad esso e di se stessa.

La tesi ripercorre le varie tappe di questo percorso soffermandosi, nella prima parte, sulle attività a mediazione artistica proposte nei laboratori, sulle ragioni che ne hanno sostenuto la progettazione e sull'analisi delle scelte di conduzione. La seconda parte è invece dedicata ad un racconto più personale e descrittivo dei momenti salienti del progetto, dei passaggi importanti del percorso, dei momenti di crisi e difficoltà, con un attenzione particolare ai vissuti emotivi. Concludono la trattazione alcune riflessioni generali sull'approccio metodologico e sulle trasformazioni che questo percorso ha stimolato nei partecipanti al progetto.
La rilettura, da più punti di vista, dell'intera esperienza porta in evidenza la grande quantità di significati emersi durante il viaggio e testimoniati nel modo più efficace proprio dal film prodotto dal gruppo, dando la possibilità di rientrare in contatto con la complessità ed articolazione di questo progetto che ha smosso fortissime e profonde emozioni in tutti coloro che, in un modo o nell'altro, ne sono stati coinvolti.

Bruno Lomele


Curriculum vitae


altConseguita la maturità classica presso il Liceo Augusto di Roma e diplomandosi Maestro Federale di Scherma nel 1988, si specializza in psicomotricità e in attività motorie e ludiche per bambini. Parallelamente coltiva le passioni di musica jazz e teatro. Dal 1992 realizza spettacoli di teatro d'attore e di figura in numerosi teatri (fra i quali il Vascello, il Manzoni, il Teatro dell'Opera di Civitavecchia, ecc.) e in molte manifestazioni in Italia e all'estero. Dal 1995 conduce laboratori teatrali e musicali in centri di riabilitazione handicap, nei centri di igiene mentale e nelle scuole elementari, medie e superiori, formandosi in musicoterapia e arte-terapia nella globalità dei linguaggi. Attualmente realizza spettacoli in qualità di attore, regista ed autore, conduce laboratori di teatro, di musica e di cinema nelle scuole ed in contesti di sostegno sociale, è formatore in accademie di teatro, corsi di teatro sociale, e scuole di Artiterapie espressive.

UNO
Mi piace iniziare ad affrontare un breve discorso sulla tesi parlando di un film che mi ha accompagnato per molto tempo: Bagdad Café di Percy Adlon.
Il film contiene tutti i potenziali significati per capire la sophia- art che è uno dei concetti principali su cui ho lavorato.
Una donna tedesca, Jasmin, in vacanza in America con il marito, dopo una violenta lite decide di lasciarlo e di fermarsi, almeno momentaneamente, in un motel trovato nel suo tragitto: il Bagdad Café, appunto.
Jasmin ha la capacità di uscire dal progetto vendicativo (la mia vendetta accanita, sproporzionata, che perpetua un odio rimosso, che mi scinde e aliena) con l’aiuto di una visione luminosa (congiunzione delle energie tra cielo e terra che lei vede mentre sta attraversando il deserto), di un capitano interno (il suo Sé) e con l’aiuto di un’altra donna, Brenda, proprietaria del caffè, dei suoi figli, di un artista(il pittore) ossia del Sé personale e del Sé corale.
Ogni azione va compita con arte per essere costruttiva: lo vediamo quando Jasmin impara ad usare il boomerang. Inoltre Jasmin riscopre la sua bellezza di donna, attraverso l’uomo-artista-pittore che la ritrae nei dipinti, ma per incontrarlo ha bisogno di ritornare alle origini, alla madre (in Germania quando scade il visto), per poi separarsene armoniosamente e tornare da lui vestita di bianco.
Il Sophia-artista è colui che ha la capacità di trasformare brutto in bello, caos in ordine, deserto in giardino, solitudine in relazione armoniosa. alt
La conoscenza teorica per il “nostro” art counseling si fonda su:
1) Visione dell’uomo secondo la  psicologia umanistica ( non più concentrarsi sul disagio ma sulle condizioni che favoriscono la piena espressione e valorizzazione delle potenzialità individuali).
2) Sul concetto della persona della sophianalisi e sul pensiero di Antonio Mercurio e la sua antropologia personalistica esistenziale. Il termine persona è il principio intorno al quale si sviluppa tutta la Antropologia Personalistica Esistenziale di Antonio Mercurio. Persona è un principio spirituale, unificatore, dotato di libertà e identità propria che è fine a se stesso e a nessun altro, i cui elementi sono la capacità di amare se stesso, la capacità di amare gli altri, nella libertà di decisione.
3) Sulla capacità dell’arte e della creatività come possibilità di cambiare la storia della persona. (Sophia-art) (sophia=saggezza). Sulla visione dell’arte come l’attività umana per eccellenza che crea nella storia attraverso una continua sintesi degli opposti che caratterizzano la vita e che l’artista tenta di unificare nell’opera. Ogni processo creativo, ogni passaggio evolutivo di trasformazione e crescita della persona è in qualche modo una nuova nascita che comporta necessariamente di attraversare il dolore e la morte. Ogni persona è fatta di varie parti negative e positive, e non possiamo solo occuparci del bene o delle positive e trascurare le altre quelle negative.
Accettare il bello e lasciare il brutto. Quello che l’arte di vivere richiede è conoscere tutte le nostre parti senza rifiutarne alcuna. Scegliere proprio tra gli opposti che ci appartengono (sintesi degli opposti) quelli più adatti a realizzare il progetto che ci siamo dati.
L’arte è attivatrice di emozioni. La capacità del cinema di riportarci emozioni vecchie ma pur sempre nuove.
Le opere d’arte e tra queste anche molti film, ci hanno fornito la testimonianza di valori che da temporali diventano eterni.  Il metodo sophiartistico individua nelle opere d’arte il terreno privilegiato per la realizzazione di nuove sintesi creative che l’artista mette a disposizione dell’umanità in merito alla lettura della realtà e all’individuazione del senso della vita.
Per Mercurio l’artista è colui che sa trasformare la materia grezza in opera d’arte. I materiali della nostra vita sono tutti gli avvenimenti, esperienze, dolori, gioie, vittorie sconfitte, che la realtà ci mette a disposizione. Possiamo unificarli creativamente e dare loro una nuova forma.
La sophia-art è un metodo terapeutico per liberare la persona dai condizionamenti infantili.
Per realizzare la propria vita come dono e non come possesso.
4) Sulla capacità di un gruppo di trasformare le persone e sulla coralità.(Sé corale)
5) Sul Sé che contiene il progetto esistenziale dell’individuo, la sua parte più autentica e naturale, il luogo in cui progettualità individuale e cosmica sono un tutt’uno.
 altQuindi per essere artisti della propria vita viene richiesto:
1) Avere fiducia e fede nella propria vita e nelle proprie capacità e potenzialità trasformando negativo in positivo.
2) Dare spazio al proprio Sé e alle sue manifestazioni
3) Realizzare se stessi come persona capace di amarsi, amare e riessere amata nella reciprocità e libertà
4) Avere fiducia nella forza del Sé corale che, sorretto da un progetto, può rendere possibile anche ciò che sembra impossibile
5) Liberare la mia creatività e plasmare la mia vita, la mia storia con amore.
 

Ostacoli che posso trovare:
1) Il mio orgoglio narcisistico ferito che cerca appagamento e genera odio.
2) Il mio progetto vendicativo, la mia vendetta accanita, sproporzionata, che perpetua un odio rimosso, che mi scinde e aliena
3) La mia simbiosi negativa, unione mortifera con una madre interna non reale, un fantasma che paralizza e soffoca lo slancio per il salto verso l’ignoto, verso il distacco e l’autonomia; un falso rifiuto della mia angoscia di morte che mi porta a morire esistenzialmente.
4) La mia volontà di dominio sull’altro, di manipolazione che nega l’altro, la sua persona, e mi dà l’illusione di un’onnipotenza, di un possesso esterno.
5) La mia scissione fra bene e male, giusto e ingiusto i miei rifiuti a ritrovare un po’ dell’uno nell’altro reciprocamente.
6) Il mio ideale di perfezione, il mio perfezionismo assoluto, schiacciante, irraggiungibile
7) Il mio ignorare, soffocare il mio Sé che mi indica la via d’uscita ai circoli viziosi, dalle rigide ripetizioni di vecchi comportamenti.
 
DUE
Il progetto CinemAvvenire nasce dall’incontro tra Gillo Pontecorvo con Massimo Calanca e Giuliana Montesanto (cinefila estetica e psicologica, antropologa, esistenziale).
Da quest’idea nasce l’associazione e poi la scuola di art counseling con l’intento di dare una formazione etica, estetica, professionale ad esperti di linguaggi artistici, cinema, multimedialità che avranno poi lo scopo di intervenire nel disagio sociale.
Per la nostra metodologia è importante conoscere il cinema e la storia del cinema e il linguaggio cinematografico.
La scena di un film può esercitare sullo spettatore: l’identificazione, il narcisismo, il sogno, l’allucinazione, la fantasia, l’immaginazione.
Ci si identifica con i personaggi. La sala buia, il coinvolgimento dei sensi, riduzione della vigilanza dell’Io.
Il film è una storia raccontata attraverso le immagini.
Condurre un laboratorio di cinema secondo la nostra metodologia richiede:
1) Scelta, visione, analisi del film, locandina o scelta di scene
2) Scelta della chiave di lettura (una frase precisa che ha lo scopo di specificare meglio su cosa si andrà a lavorare)
3) Proporre dal film al personale
4) Saper ricostruire coralmente la vicenda del film
5) Conoscere e decodificare il linguaggio filmico
6) Conoscere le emozioni di base e saperle gestire
7) Saper verificare la risonanza soggettiva e collettiva
8) Saper sviluppare la capacità di ascolto
9) Saper individuare soluzioni problematiche e formulare ipotesi di soluzione
10) Conoscenza e approfondimento e visione continua di film
11) Conoscenza e passione per la musica, la letteratura, la poesia per utilizzare nei gruppi per fare raffronti e analogie con il cinema e con la vita
 
TRE
Counseling/Art counseling
Un insieme di abilità, atteggiamenti e tecniche per aiutare la persona ad aiutarsi.
Partendo dal presupposto che una persona ha già in se le risorse necessarie per aiutarsi, si propone di creare le condizioni per farle emergere. È un arte maieutica che non si propone né di addestrare né di curare: il suo obiettivo è quello di tirare fuori le potenzialità presenti in ciascuno.
Campi di applicazione a cui si rivolge: scuole, centri di igiene mentale, assistenza sociale, centri di psicologia dove si lavora per il benessere della persona non soltanto dal punto di vista psicoterapeutico, in tutte le fasce deboli in cui c’è bisogno di sostegno e di aiuto.
Il counseling fa riferimento a due padri fondatori: Carl Rogers, Rollo May. La loro teoria in sostanza: rispetto, clima caloroso e affettuoso, fiducia nei confronti del cliente e comprensione empatica. Abilità per il terapeutica di entrare in contatto empatico con il cliente.
Soprattutto l’ascolto e la capacità di ascolto.
Ascolto, empatia, accettazione, rispetto. Tutto va prima provato su se stessi poi sul cliente. La ricerca del vero Sé e il coraggio di essere quel Sé. Favorire lo sviluppo e l’utilizzazione delle potenzialità del cliente che gli impediscono di esprimersi liberamente. Ampliare la propria prospettiva esistenziale.
Da questi concetti nasce la psicologia secondo la teoria Maslow: non più concentrarsi sul disagio ma sulle condizioni che favoriscono la piena espressione e valorizzazione delle potenzialità individuali, ampliando il campo d’azione dello psicologo classico con nuove figure professionali come appunto quella del counselor.
Solo se noi vediamo l’altro come un Tu allora nasce la nostra esistenza e quella dell’altro.
May distingue quattro fasi per il processo di counseling: prendere contatto, stabilire il rapporto, confessione del disturbo, interpretazione.
Differenza tra counseling e psicoterapia: il counseling ha un raggio di azione più limitato nel tempo. Si concentra su un problema specifico, si focalizza sul presente, senza mettere in discussione la struttura della personalità. La psicoterapia lavora su un quadro della personalità le cui origini possono essere profonde e lontane. Entrambi vogliono il benessere della persona.
Un buon counselor deve avere: il sapere, il saper fare, il saper essere nella relazione autentica.
CinemAvvenire fa riferimento come modalità teorico all’approccio umanistico integrato, all’interno del quale è possibile utilizzare molteplici tecniche: lavoro sul corpo, scrittura creativa, visione dei film, audiovisivo. Utilizza anche al metodologia della creatività corale e degli incontri di gruppo.
L’ arte è attivatrice di emozioni. La capacità del cinema di riportarci emozioni vecchie ma pur sempre nuove.
L’art counselor ha con se uno strumento in più: il prodotto artistico. Noi portiamo il cinema.
Si privilegia un ritorno all’infanzia. Come agisco: creare dei contenimenti che accolgono, che misurano. Liberazione: dare la possibilità alle persone di sentirsi libere, rappresentando se stesse. Fare esprimere la creatività. Dare dei punti di orientamento, dei valori, che poi mi ispirano nella conduzione.
Il counselor è una scelta di vita non è solo una professione.

Bruno Castellacci



Curriculum Vitae
Bruno Castellacci, anno di nascita: 1962.
Competenze utili alla figura dell’Art counselor:Terapia individuale e di gruppo, week end esperienziali, Antropologia Personalistica Esistenziale, Sophia art.
Interessi: Cinema, letteratura, musica e teatro.
Collabora come Art counselor presso la S.I.I.Pa.c. sedi di Bolzano e Roma
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Se si è capaci di accogliere il proprio essere imperfetti con amore e senza giudizio anche l’errore diviene una possibiltà di crescita e di evoluzione esistenziale. Un’esperienza di Art Counseling con gli adolescenti di periferia.
Nella vita professionale, così come in quella personale, l’errore viene spesso demonizzato come qualcosa di esclusivamente negativo, qualcosa da evitare a tutti i costi. In una prospettiva più ampia, invece, possiamo provare a considerarlo come un elemento prezioso per crescere, per migliorare e, magari, per avvicinarci più velocemente alle nostre mete.
Con questo mio scritto tento di riconoscere il valore creativo dell’errore per imparare ancora una volta che sbagliare non è sempre e solo nocivo. Nel 2008, su commissione della cooperativa romana ApritiSesamo, che mi richiedeva un intervento per il contenimento e la prevenzione del bullismo su una classe di una Scuola Media Inferiore, ho ideato, scritto e realizzato un progetto di laboratorio teatrale dal titolo CINEM-AZIONE: dalla visione del film alla messa in scena teatrale. alt
Il progetto è stato portato a compimento e ha evidenziato dei punti di forza e dei punti di debolezza. L’analisi e l’ulteriore riflessione, a distanza di due anni, di tali punti sono alla base del mio lavoro di Tesi. Compilare questo scritto è stata una grande opportunità di rivivere, al contempo, le azioni scelte ed agite durante il laboratorio teatrale, di ritrovarmi davanti a me stessa senza filtri, senza maschere, di riconoscere e di lasciare andare ciò che ero per accogliere ciò che sono diventata, di riconnettermi, riconoscendoli, agli insegnamenti della scuola di Art Counseling Cinemavvenire. Che senso aveva ritornare su un lavoro passato, finito, concluso? Che utilità poteva avere la mia esperienza per le persone che avrebbero letto questo lavoro? Perché riuscivo a scrivere dei punti di forza e non dei punti di debolezza di questo mio intervento? Dunque aveva valore raccontare solo un’esperienza perfetta dove ogni singola azione era andata a buon fine? Queste domande mi hanno accompagnata durante la redazione della Tesi mentre si faceva sempre più chiaro quanto fosse difficile abbandonare l’ideale di perfezione, di prestazione perfetta ed inattaccabile ed insieme di quanto fosse castrante esserne vittima. E se invece mi fossi concessa la possibilità di ripensarmi e ascoltarmi imperfetta? Se mi fossi finalmente concessa di affidarmi agli insegnamenti dei miei maestri? Se mi fossi donata l’occasione di essere guidata completamente dalla metologia della Scuola di Art Counseling Cinemavvenire? È così che mi è venuta incontro l’idea di focalizzare l’intera riflessione di questo scritto sul concetto di errore come possibilità creativa e di evoluzione verso il futuro.
In questo modo ho potuto ri-incontrare con serenità e sostegno il disagio, il senso di inadeguatezza e di vuoto che avevo sbirciato negli adolescenti, ma che non avevo voluto accogliere totalmente perché ero troppo ansiosa di sanarlo, di farlo scomparire, con la mia abilità, la mia professionalità. Ho riscoperto la preziosità del silenzio. Saper tacere, imparare ad ascoltare, non avere paura che le cose si rompano e per questo proporre soluzioni infallibili che rassicurano solo momentaneamente chi si è perso nella navigazione. Esserci cercando di insegnare la via della domanda e non quella della risposta. Esserci nella consapevolezza che la vita è un ciclo continuo di nascita morte e rinascita. Esserci sapendo che gli adolescenti per cominciare a diventare adulti devono morire al loro essere bambini e che un adulto può sostenerli in questa fase, senza pretese di riconoscimento o smanie di onnipotenza. Esserci essendo confortati dalla consapevolezza di non essere figli abbandonati soli nel mondo, ma di fare parte di un disegno più ampio e corale.

Paola Cannizzaro


Curriculum Vitae


Attrice, danzatrice, insegnante e Art Counselor. Laureata in Lettere presso l’Università La Sapienza di Roma e diplomata in Art Counseling presso la Scuola Cinemavvenire di Roma. Dal 1990 ad oggi è insegnante di teatro e di danza per adulti e bambini.
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Questa tesi mi ha offerto l’occasione di mettere insieme tutti quegli aspetti della mia vita che sono stati e continuano ad essere preponderanti: la danza, il corpo, la coppia e la relazione intesa come possibilità di crescita reciproca e di espansione delle capacità e specificità individuali.
Il progetto che espongo è incentrato sulla relazione di coppia, sulle difficoltà di amarsi e di amare nella reciprocità, il corpo ha un ruolo centrale come strumento esperienziale, per sentire, conoscere e trovare metodologie trasformative-creative capaci di modificare praticamente la percezione della realtà individuale e anche, di conseguenza, la relazione con il Tu, con tutto ciò che è sconosciuto ma che in qualche modo ci appartiene.
Il linguaggio cinematografico e la danza, sono utilizzati come strumenti di scoperta creativa, di connessione emotiva e di conoscenza “incarnata”. alt
Il viaggio metodologico che si spinge dentro le potenzialità femminili, come l’ascolto, l’accoglienza e il concepimento, viene proposto come possibile strumento esplorativo ed espressivo per un’affermazione positiva dell’identità, come riconoscimento della propria specificità personale, in aperto confronto con l’altro da sé.
La scelta del film, Lezioni di Tango di Sally Potter, è stata immediata, non ho avuto dubbi sul fatto che questo film corrispondesse perfettamente sia ad una mia propensione culturale ed estetica, sia alla necessità progettuale di sostanzialità e limpidezza, che non eliminasse però la complessità della questione, per poter sostenere e facilitare il percorso che volevo intraprendere.

Nel primo capitolo, ho analizzato le possibilità che il corpo offre come mezzo di esperienza e di conoscenza per restituire a questa realtà un ruolo centrale per vivere l’unificazione delle possibilità creative ed espressive della “Persona”.

Nel secondo capitolo ho cercato di inquadrare la crisi e il dilemma della coppia nella situazione attuale e ho provato a chiarire, in relazione a questo discorso, il Principio Maschile e il Principio Femminile, le loro specificità e le potenzialità che offrono, se riconosciute come forze agenti della nostra umanità.
Ho affrontato il tema dell’Amore, della forza propulsiva dell’innamoramento ma soprattutto dell’Arte di Amare approfondendo come questa prerogativa possa influire nella realtà di ogni esperienza di vita.

Nel terzo capitolo affronto la lettura del film “Lezioni di Tango” dove si ritrovano, esplicitati attraverso il linguaggio dell’arte, tutti i discorsi esposti nei capitoli precedenti.
Una lettura emotiva e simbolica che si snoda attraverso un percorso a tappe, un viaggio iniziatico verso il potere del Femminile e verso la crescita evolutiva della relazione tra uomo e donna.

Nel quarto capitolo descrivo il progetto corporeo. Le tappe degli esercizi e il processo attraverso il susseguirsi delle esperienze fisiche è sostenuto dalle “lezioni” del film, e ha l’intenzione di aiutare a sentire come reali le deduzioni intellettive e rendere fisiche le problematiche che si sono individuate con la visione e discussione del film.

Antonella Sini


Curriculum Vitae


Danzatrice e coreografa. Dal ’94 fondatrice e organizzatrice del gruppo di danza contemporanea e di ricerca Sistemi Dinamici Altamente Instabili.
Shiatzuka ed esperta nella pratica orientale del Tai Chi Chuan. Art-counselor. alt

Il procedimento giudiziario - ed il processo penale in particolare - può rappresentare un'eccezionale occasione di trasformazione e di crescita per tutte le persone a vario titolo coinvolte.
Riteniamo infatti che uno degli elementi precipui della crescita personale sia rappresentato dalla capacità di accettare, riunificare armonicamente dentro di sé ed esprimere creativamente tutte quelle parti, anche opposte tra loro, che compongono l'individuo.
In ognuno - che sia un criminale abituale o il più integerrimo dei magistrati - abita una parte “oscura“, un groviglio di pulsioni e sentimenti la cui esistenza difficilmente si è disposti a riconoscere in sé stessi.
Quanto poi ad accettarla - questa parte oscura - è questione che richiede coraggio; il coraggio di lasciasi attraversare dal dolore fino a diventarne adulti. alt
Anzi, quanto più riconosciamo ed accettiamo il fatto di provare desideri, emozioni e sentimenti socialmente “inaccettabili“, tanto più quelle parti di noi cessano di essere oscure per entrare in relazione con tutte le altre.
La coesistenza in ognuno di sentimenti e pulsioni contrapposti è ciò che chiamiamo “ambivalenza”; che può essere dialogo armonico tra le nostre parti interne, oscure e luminose - dionisiache ed apollinee - oppure aspro conflitto che genera ambiguità.
Un'occasione per una tale ricomposizione delle parti anche "oscure" di cui ognuno è portatore ci viene appunto offerta dal processo penale nel quale - comparendo in veste di imputati, di persone offese oppure di avvocati difensori o di magistrati - abbiamo appunto l'occasione di confrontarci, direttamente o per interposta persona, con l'aggressività e più in generale con la "diversità" che è in ogni essere umano fino a comprendere che, per ciò proprio, "diversità" non è.
Nel linguaggio giuridico, ed in particolare in quello giudiziario, si suole distinguere tra procedimento e processo: il procedimento è quello avviato unilateralmente dalla Pubblica Accusa e consiste sostanzialmente nell'effettuazione delle indagini preliminari; il processo coincide invece, salvo casi particolari, con il così detto dibattimento nel quale le parti hanno finalmente la possibilità di confrontarsi in contraddittorio reciproco.
La differenza tra procedimento e processo sta insomma nella relazione, nel riconoscimento reciproco e nel confronto diretto.
In questo senso il processo penale ed il processo di crescita personale sono espressione, sia pure su piani diversi, della medesima tensione all'incontro, al dialogo ed al riconoscimento dell'altro.
Anche per questo, il presente elaborato è stato intitolato "Il processo all'ambivalenza".

Daniele Fabrizi


Curriculum Vitae

altDaniele Fabrizi, nato a Roma il 20 novembre 1969.
Titoli di studio: Laurea in giurisprudenza presso l'Università "La Sapienza" di Roma con tesi finale in materia di
diritto civile dal titolo "Il contratto preliminare ad effetti anticipati". Diploma in Art-Counseling conseguito in esito al corso triennale presso la scuola
"Cinemavvenire" di Roma con elaborazione di una tesi finale in materia di Counseling Giuridico dal titolo "Il processo all'ambivalenza".
Professioni: Avvocato specializzato in diritto e procedura penale. Art-counselor.
Esperienze artistiche: Partecipazione, in veste di co-autore dei testi e di interprete, allo spettacolo "Clan-destini"
rappresentato all'interno di diverse manifestazioni culturali a Roma e provincia. Partecipazione, come co-autore ed attore, al cortometraggio dal titolo "Doppio senso" realizzato
dagli allievi della scuola di Art-Counseling di "Cinemavvenire" nell'anno 2006-2007. Partecipazione, come co-autore ed attore, al cortometraggio dal titolo "Password" realizzato
dagli allievi della scuola di Art-Counseling di "Cinemavvenire" nell'anno 2007-2008. Partecipazione, come co-genitore unitamente alla compagna Serena, al sostegno e allo sviluppo
della propria famiglia ed in particolare dei figli Ilaria e Francesco Fabrizi.

L’ispirazione alla mia tesi è nata da uno spettacolo-seminario su Italo Svevo, che ho recitato molti anni fa, che racconta i momenti salienti della sua esistenza e le grandi difficoltà affrontate per portare avanti il suo progetto di autore a tutto tondo.
Ed è proprio quell’insicurezza che ha permeato tutta la sua vita che mi ha suggerito di approfondire quella che chiamo la “dinamica del non valore”, che spesso ci attanaglia e ci impedisce di progredire e di riappropriarci della nostra vita. Così si è fatta strada l’idea di un laboratorio teatrale per i giovani dell’ultimo anno del liceo.alt
Visto che si trattava di adolescenti, ho cercato di approfondire quel momento della vita così complesso e multiforme che è appunto l’adolescenza. In alcuni passaggi del mio scritto ho anche voluto ricordare che cosa ha significato per me, adolescente, il teatro, e quanto è stato ed è ancora presente nella mia vita seppur con tutte le contrarietà e gli ostacoli sempre vivi.
Il laboratorio, realizzato con un gruppo di giovani, dovrebbe avere nel suo interno, un punto di riferimento che possa aiutarli a raggiungere quella coralità e quell’armonia che è necessaria per realizzare un progetto da portare all’esterno : il gruppo antropologico.
Anche la visione di un film, in questo caso “Nel bel mezzo di un gelido inverno” di Kenneth Branagh, diventa una parte fondamentale di tutta l’esperienza: l’identificazione con i personaggi e la vicenda narrata, favorisce il fluire di emozioni e sentimenti che altrimenti avrebbero difficoltà ad essere espressi.
Aggiungo, infine, che tutto ciò che ho scritto è stato ampiamente agevolato da un’esperienza, non prevista, proprio con giovani adolescenti ai quali dovevo fare da insegnante di recitazione.
Ho accolto la richiesta dapprima con una certa reticenza, poi mi sono fatta coraggio e…….. sono partita! E la mia tesi si è “improvvisamente” trasformata in un vero percorso esistenziale.

Eliana Bosi


Curriculum Vitae


altSono Eliana Bosi, attrice prevalentemente di teatro; ho avuto esperienze di lavoro piuttosto importanti, per esempio, con la compagnia di Luigi De Filippo, Albertazzi–Proclemer, il Teatro Stabile di Bolzano….
Ho avuto anche diverse esperienze nel teatro di Varietà che mi hanno molto divertito! Poi ho incontrato Cinemavvenire e la sua scuola di Art Counseling nella quale ho imparato e scoperto come il Cinema, la forma d’arte più completa, può parlare direttamente al cuore delle persone.


 

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