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Un progetto creativo di narrazione per i giovani di seconda generazione. Un viaggio nell'identità e nella diversità per conoscersi, per riconoscersi nell'altro, per recuperare elementi delle proprie radici, per educarsi al cambiamento.

Scrivere la Tesi è stato per me un “viaggio” esistenziale fatto di crisi, pause e ripensamenti, ma senza il quale non avrei riconosciuto e superato i limiti e le paure che costringevano alcuni aspetti della mia persona e della mia creatività. Il lavoro fatto su me stessa durante il percorso della scuola per diventare art-counselor è stato decisivo perché potessi trasformare e armonizzare le mie tante parti, anche quelle più nascoste, portandole alla luce e riconoscendomi come Persona. Grazie a questo cammino e all’apprendimento della metodologia della scuola, oggi mi sento pronta a rivolgere le mie energie creative e professionali all’esterno con il desiderio di aiutare e sostenere chi ne ha più bisogno.

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Questa tesi guarda alla coppia, non come ideale di perfezione da perseguire e da realizzare, quanto, più propriamente, come luogo del confronto e dell’incontro dialettico tra l’Io ed il Tu, cioè, tra persone mature e responsabili della propria vita, che esistono e sono fini a se stesse, ma che per esistere pienamente decidono di mettersi in gioco per incontrare l’altro, amarlo nella sua diversità e costruire insieme a lui un progetto di bellezza e di vita. 

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LA RELAZIONE D’AIUTO ATTRAVERSO L’ASCOLTO, L’EMPATIA, L’ARTE CINEMATOGRAFICA E LA CREATIVITÀ Il lavoro fatto durante il percorso formativo e di crescita personale presso la scuola di artcouseling di CinemAvvenire  mi ha consentito di distanziarmi dal giudizio, moltiplicare i miei punti di vista e guardare all’Altro con curiosità e apertura. Questo nuovo sguardo - durante la visione di un documentario ambientato in un centro di detenzione amministrativa a Ginevra, dove viene narrata la quotidianità di venticinque uomini in attesa di espulsione dal territorio svizzero - ha lasciato spazio all’indignazione ma ha anche fatto sì che nascesse in me il desiderio di trasformare creativamente il dolore e la frustrazione in un percorso progettuale indirizzato a persone che giornalmente, per motivi lavorativi, entrano in contatto con la sofferenza e la difficoltà di uomini e donne dalla dignità calpestata (migranti, richiedenti d’asilo, rifugiati).

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Ho lavorato in questo elaborato sulla ricostruzione del percorso cinematografico e del lavoro che ne consegue fatto  nei week end antropologici di Tragliata proposti prima da Alessandro Papi e Luciana Margani e poi da loro e la scuola di Art Counseling fondata da Massimo e Giuliana Calanca con la partecipazione degli allievi e di tutti coloro che hanno voluto far parte del lavoro.
Io mi sono trovata a partecipare prima come paziente di Papi e poi anche come allieva della scuola.
Ho ricostruito la struttura dei week end, le tematiche trattate tramite i film proposti con tutte le locandine dall’inizio a oggi.
Ho poi voluto parlare del collegamento tra arte e terapia ed intervento nel sociale come avviene nella scuola.
Ho presentato la struttura della scuola nel suo corso triennale.
Nella tesi tramite l’approfondimento della proposta del gioco della sera del sabato  nei week end a Tragliata degli allievi ho avuto modo di approfondire le tematiche della coralità, del potere individuale e corale e del Sé.
Nel lavoro ho voluto esporre gli strumenti creativi usati ed il processo di trasformazione attraverso la libertà, l’identità e l’amore che si mette in atto.
Parlo nella tesi dei vari momenti di unione e condivisione a Tragliata e anche della separazione con gratitudine  che avviene portando via dal week end un progetto.
 

Alessia Censi

Ha conseguito la maturità classica, ha frequentato la facoltà di psicologia e si è diplomata all’Istituto di Psicoterapia Analitica della Sophia University of Rome. Ha inoltre frequentato presso l’Aspic il corso di Counseling Individuale. Ha partecipato a vari congressi di sophianalisi in Italia e all’estero. Per molti anni ha partecipato ai week end esistenziali di Antonio Mercurio e ai week end antropologici e di sophia-art di Tragliata.
Per otto anni ha lavorato in un settore marketing in cui le competenze psicologiche erano finalizzate alla vendita. Impegnata nel volontariato in casa famiglia con bambini e ragazzi dai 4 ai 18 anni con attività di animazione, di sostegno ai compiti scolastici, di ascolto dei ragazzi e, ultimamente, con visione di film e dibattito.
Partecipa da alcuni anni agli incontri dell’ARCI-Gay, in cui cerca di portare il contributo del proprio lavoro analitico di tanti anni nella ricerca e nell’amore per la propria identità.

 

Il risveglio della dimensione spirituale e del potere creativo per la vita come opera d'arte

Tesi si diploma del novembre 2013

Cardini del mio percorso evolutivo personale sono stati gli insegnamenti di A. Mercurio; attraverso l’Antropologia Personalistica Esistenziale e le discipline da lui fondate, (Sophianalisi- Sophiaart- Cosmoart) ho potuto ritrovare la mia identità di Persona, principio spirituale unificatore dotato di libertà e identità propria, capace di amarsi, amare, essere amato,e si è risvegliata l’artista che è in me; ho assunto nuovi punti di vista, coltivato nuove possibilità, realizzato sogni impossibili, ma soprattutto nuovi valori spirituali: il SE’, guida saggia e illuminante, la mia dimensione spirituale.
Ho superato una visione individualistica della vita imparando che attraverso l’affermazione dell’amore come potere creativo personale e corale, possiamo diventare forti e capaci, ci si può confrontare con le proprie ombre e le svariate seduzioni dell’ego, con condizionamenti profondi radicati nel corpo-psiche–anima, con gli assoluti, rigidi schemi mentali, considerati immutabili. Esercitandoci a unificare parti interne opposte si può fare della vita un’opera d’arte e dare nuovo senso alla propria esistenza.

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“La nostra storia di vita è il primo ed ultimo amore che ci è dato in sorte” (Duccio Demetrio)

Tesi si diploma del novembre 2013

La scelta di un progetto di counseling rivolto a persone della terza età è legata alla mia storia di vita, essendo nato da genitori molto adulti per l’epoca (la fine degli anni cinquanta). Giovinezza, maturità, vecchiaia, tempo ed età sono stati concetti che hanno sempre aleggiato nella mia famiglia; talvolta in modo ossessivo, spesso con leggerezza ed autoironia.
La prova di essere un soggetto “sensibile” al tema l’ho avuta all’inizio della Scuola, quando proposi in modo del tutto naturale un progetto di aiuto basato sul film “Gran Torino”. Ecco perché vorrei mettere a disposizione la mia esperienza impegnandomi in un progetto rivolto a chi si trova in una fase difficile e importante della propria vita come la terza età, in cui è forte il bisogno di pacificazione, di condivisione delle proprie emozioni, ma anche di comprensione della morte.

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Lavoro di gruppo di singoli e coppie per sviluppare un cammino personale e/o di coppia con l'aiuto di film e sequenze.


La mia tesi "sposa" questo "campo d'azione" per verificare e successivamente impostare un'ipotesi di progetto che indaghi le relazioni di coppia. Come mia "complice", tra gli altri strumenti, utilizzo la letteratura classica e l'immagine mitologica. Troppo spesso oramai il rapporto d'amore tra i sessi è riconosciuto come valido solo se è visto come una fase di eterno innamoramento: l'amore nella coppia può quindi essere solo quello romantico o passionale, dove i soggetti soffrono le pene d'amore oppure sono in un continuo stato di beatitudine.
La base del progetto poggia quindi nell'analisi di questi "assunti" che trovano origine nella nostra sfera culturale, sociale, e non meno importante in quella familiare, e che formano il nostro immaginario "mitologico" su quello che noi pensiamo sia la relazione nella coppia.
Andarli a "smontare", nel tentativo di comprenderne origini e ragioni, ma anche per superarli e magari sostituirli con nuove ipotesi e valori condivisi, per una nuova relazione Io-Tu, è lo scopo di questo lavoro, da realizzarsi sia tra soggetti che lavorano insieme in un Gruppo, ma anche attraverso un percorso duale Counselor-Cliente, per creare una nuova idea e concezione "creativa" della relazione tra l'Io e il Tu, che può sfociare nella relazione amorosa di coppia.
La consapevolezza e la volontà, unite alla scelta di abbandonare una fase passiva, spesso generata nella coppia da delle più o meno riconosciute situazioni di simbiosi, possono portarci a scegliere insieme una strada di crescita personale prima, corale e condivisa poi, utilizzando come vero motore della relazione la "decisione d'amore" come quello di un progetto di vita comune.
Il mito può indicarci un punto di partenza e una rotta da seguire nel viaggio affascinante nel mondo dell'amore. Esso viene indicato come racconto fondamentale, in cui è possibile trovare, in forma favolistica, tutti gli aspetti positivi e negativi della natura umana, immutata nel tempo. Per questo la rilettura di alcune figure mitiche, in cui spiccano soprattutto Ulisse e Penelope, potrà essere utile per comprendere la relazione di coppia e la sua evoluzione.
Secondo chi scrive, la relazione di coppia può nascere da una scelta che viene presa attivamente e non da una passione subita passivamente. La simbiosi e le forme negative del rapporto di coppia non sono da escludere a priori (l'assenza di conflitto rappresenta un elemento negativo nella coppia, un evitamento infruttuoso del dolore e della sofferenza in tutte le circostanze), ma possono essere considerate come parti della propria persona e quindi utili al cammino della coppia verso la consapevolezza di essere protagonisti e non succubi delle circostanze.
Allora l'amore nella coppia diventa possibile tramite la comunicazione profonda con se stessi e il centro del proprio essere, della propria vita. Per amare l’altro bisogna essere se stesso con tutte le proprie parti.


Paolo Patarca è nato a Recanati (MC) il 31 Maggio 1965.
Diploma di Maestro d'Arte, valido per abilitazione all'insegnamento del Disegno e della Storia dell'Arte.

Diplomato come "Disegnatore di Architettura e Arredamento", e attualmente Consulente di Azienda presso Studio di Ingegneria e Architettura.
Frequenta il Corso di formazione in Antropologia Personalistica Esistenziale allo I.A.P.E. di Roma presso la Sophia University of Rome (S.U.R.) dove partecipa, come co-conduttore, ai Laboratori teorico-esperienziali sui "Teoremi e Assiomi di Cosmo Art.
Operatore Culturale di Antropologia Personalistica Esistenziale per l'Associazione Centro Internazionale CinemAvvenire, nell'ambito di una crociera/vacanza per giovani e adolescenti denominata Il viaggio di Ulisse, con realizzazione del video dell’esperienza. (dal 2000 al 2002).
Collaboratore, con mansioni di Tutor e responsabile dell'Organizzazione Generale (dal 2000) e successivamente, dal 2008, Presidente del gruppo Giuria, nell'ambito della manifestazione d'arte e cultura cinematografica della Mostra del Cinema di Venezia, per le attività dei giovani organizzate dall'Associazione Centro Internazionale CinemAvvenire.

Dal 2008 al 2013 è stato Direttore dell'Associazione Culturale CinemAvvenire di cui attualmente è responsabile organizzazione generale e delle attività alla Mostra del Cinema di Venezia.

Mi sono occupata per anni di progettazione europea, di interventi di valorizzazione ambientale e di sviluppo sostenibile delle aree rurali. Nell'attuazione di un progetto, nell'ambito del programma europeo Leader Plus, ho avuto l'opportunità di incontrare CinemAvvenire e la Scuola di Art Counseling. La mia tesi ripercorre le principali metodologie di coinvolgimento di gruppi di persone a partire da buone pratiche italiane ed europee relativamente al tema della partecipazione (Agende 21, forum ecc.) applicata allo sviluppo locale compatibile.

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Questa tesi è il frutto di un lavoro lungo, faticoso e proficuo a livello personale, evolutivo. Un percorso che ho potuto intraprendere solo grazie alla perseverante e salvifica coerenza di Giuliana Montesanto e Massimo Calanca, che con determinazione paziente hanno fatto in modo che mi riavvicinassi a questa tesi e a tutto quel vissuto personale e a quei vecchi nodi (che poi si espliciteranno nel I e II capitolo) che non volevo riattraversare, radicato in un rifiuto ostinato dove negavo inconsapevolmente anche tanta parte del mio "valore".
Un percorso che quindi non ho fatto da solo ma sempre accompagnato, spalleggiato e anche spinto da quelle che io definisco le mie "sentinelle". Persone per me speciali che mi amano e mi vedono, certe volte più di quanto possa fare io.
Nel primo capitolo espongo in maniera sintetica la descrizione del lavoro nel progetto Laboratorio Permanente Identità e Innovazione e della realizzazione del film 41° parallelo. Viaggio nell'identità, tracciando una breve storia dalla sua nascita fino al compimento del film, per introdurre poi, i capitoli successivi, che sono quelli che mi stanno più a cuore. Espongo anche a grandi linee come e perché questa tesi si esplicita con una modalità un po' anomala rispetto ai canoni logici e analitici che di solito vengono utilizzati in questi lavori. È uno scritto che si è dispiegato man mano che percorrevo un viaggio di scoperta personale in riferimento al lavoro (che poi si inoltrava in meandri più intimi e generali della mia storia). La mia dimensione quindi non è mai stata di lucido distacco ma di profonda immersione. Questo ha determinato una tesi che mi rispecchia proprio nella sua caratteristica principale: un alternarsi di nitida penetrazione ed emersioni emozionali di ricordi, sensazioni, alla ricerca di una coerenza intima e unificante.
D'altra parte amo definirmi mastro muratore e poeta e credo che in questa trattazione ci siano entrambi, ma in più spero che alla fine di questo lavoro, per me così profondo e significativo, venga alla luce anche la costruzione di un art-counselor che unifichi e contenga anche altre parti della mia poetica, che abbracci tutta la mia storia e le esperienze di tutta la mia vita, senza esclusioni, snaturamenti, senza vecchie e recenti incrostazioni che ne deformino l'unicità.
Sempre in questo capitolo traccio una panoramica sul Gruppo Antropologico Laboratorio Permanente Identità e Innovazione" cercando di riassumerne i punti essenziali che per me connotano alcune delle specificità del lavoro fatto insieme al gruppo.
Nel secondo capitolo cerco di esporre, con un racconto emozionale e di vissuto, il percorso intimo ed evolutivo che mi ha permesso di riavvicinarmi al progetto e allesperienza di quegli anni, potendone rivivere la qualità, la bellezza e anche incontrarne i limiti e le parti "ombra".
Questo capitolo introduce a una modalità che io considero fondamentale nella mia vita e che imposta poi tutto lo sviluppo successivo della tesi: la "modalità del cuore".
Come persona e come art-counselor, credo che il percorso e la consapevolezza personali siano strettamente collegati alle possibilità di sviluppo e di realizzazione del lavoro in qualsiasi progetto corale.
Credo che la maggior qualità personale sia quella dell'arrendevolezza all'ascolto del cuore, il proprio, e quello di tutte le persone che formano insieme un gruppo unito in un progetto.
Quindi, anche se poteva esulare dal contesto, ho ritenuto importante ripercorrere dei punti di snodo del viaggio di scoperta di me e dei miei limiti, sia perché mi hanno permesso poi di superare dei rifiuti che mi tenevano lontano dal ricontattare il mio vissuto nel progetto, sia perché ho notato che erano le stesse difficoltà che avevo incontrato, come conduttore, durante il processo di realizzazione del film, e che si sono poi espresse come parti ombra anche nel progetto stesso.
Sempre nel secondo capitolo ho cercato di raccontare in modo diretto ed emozionale, come la qualità di relazione, l'incontro con il "Tu", sia fondamentale per avere la pienezza di affrontare sia parti oscure che negano, sia per avvicinarsi al "Noi".
Se non avessi lavorato con Antonella Sini (art-Counselor, compagna di corso, shiatsuka) all'ideazione di un mio progetto Escursioni nel corpo emozionale, percorso pratico per attivare la persona-artista che è in noi, e successivamente con un lavoro corporeo come paziente, non avrei potuto avere la lucidità, il coraggio, la consapevolezza per avventurarmi in maniera diretta dentro a nodi antichi che mi tenevano preclusa una visuale più ampia di me, ma anche della mia relazione con il mondo.
Grazie a questa nuova prospettiva ho potuto riconoscere il mio rifiuto, la mia tendenza a scomparire, a non espormi fino in fondo, e arrivare a unificarmi, proprio affrontando questa tesi.
Il livello di esposizione di me in questa tesi, è il più difficile ma è anche quello che mi appartiene come specificità personale.
La consapevolezza dell'impossibilità a rimanere in relazione con il mio amico e partner Bruno Lomele nella conduzione della seconda parte del progetto, di rimanere in ascolto del "cuore" del gruppo durante la realizzazione del film, mi ha dato la spinta per strutturare questa tesi "rimanendo in relazione", costituendomi in legame per riavvicinare e riascoltare i vissuti miei e di tutto il gruppo di lavoro.
Nel terzo capitolo infatti, sono esposte le interviste di tutte le persone che hanno partecipato e vissuto l'esperienza del progetto.
Il mio intento è stato quello di utilizzare il cuore per arrivare a una relazione di scambio con ciascuno dei componenti, con l'intento di recuperarne la bellezza, la complessità di tutte le parti, che rivivo come mie.
Ma la cosa più importante è che ho recuperato, attraverso l'intervista con Bruno (conduttore insieme a me), il legame profondo con lui e con il suo vissuto. Per questo, attraverso le sue "immagini" ho potuto rivivere le mie di "immagini", contemporaneamente come specchio di vissuti intimi della mia storia, e come indicazioni chiare per lavorare alla tesi in maniera pura e onesta. Vedendo le sue-mie disfatte come possibilità evolutive e aperture verso nuovi incontri a livelli più profondi.
Il dolore e il pianto di Bruno si sono trasformati nel mio desiderio di ricollegarmi al gruppo, al lavoro e alle possibilità di questo splendido progetto.
Solo dopo una lunga distanza dalla fine del film e attraverso una profonda analisi, ho potuto guardarmi e guardare più onestamente ciò che mancava, ma anche ciò che c'era.
Mentre tutta la prima parte del laboratorio è stata armoniosa, ricca e viaggiava nella potente propulsione della "coralità", nella seconda parte, nella fase concretizzante, di realizzazione del film, dove l'idea doveva prendere forma anche attraverso l'attrito con il principio di realtà, c'è stata disgregazione.
Il gruppo non è stato sufficientemente condotto ad accogliere questo difficile momento di trasformazione. Non è quindi potuto accadere che la "coralità", costituitasi nella prima fase, continuasse a guidare il progetto. La coesione è quindi avvenuta attraverso la volontà e il controllo, senza che lo strapotere "dell'assoluto" fosse sufficientemente limitato.
Non è un caso quindi, che io principalmente, come persona e come conduttore, ho dovuto contattare (vedi cap. II) proprio il mio problema dello scendere a terra e concretizzare.
Proprio il mio limite ad accogliere compromessi, relazionare con la realtà, scardinare il mio assoluto, mi aveva costretto a una dolorosa impotenza, e una lontananza coatta anche da Bruno.
Attraverso questa tesi ho potuto riappropriarmi di quello che è il mio specifico, ricontattare le mie qualità e trasformare l'impossibilità in possibilità.
Ho potuto vedere la reale bellezza del progetto e le sue, nostre, tante potenzialità.
Per questo ho lavorato a espormi senza riserve rispettando le mie modalità di "racconto", ho scelto di mantenere sempre al centro del lavoro il "cuore" e la relazione.
Ho praticato l'ascolto dell'altro, la possibilità di scoperta e di dono che arricchisce l'anima.
Il mio intento profondo con questa tesi è stato quello di attuare ciò che non sono riuscito a fare nel 2008, ricostituire un gruppo attraverso i vissuti di tutte le parti, riscoprire il legame e dare nuove possibilità al progetto originario.
In fin dei conti, questo gruppo era nato come un laboratorio permanente, e potrebbe continuare a esistere proprio perché le parti ombra, le mancanze o i limiti, possono essere accolti come parti integranti del percorso e non come morte del progetto stesso.


Vincenzo Baccano: mastro muratore, poeta. Art counselor

Nel mondo del lavoro, nelle aziende e nelle organizzazioni il bisogno di supportare e sostenere le risorse umane di cui si dispone è in costante crescita. I momenti di difficoltà personale, i disagi e le insoddisfazioni influiscono spesso sulle prestazioni lavorative e rallentano il processo di crescita formativa e produttiva delle persone coinvolte. Queste situazioni sono ottime opportunità per trasformarsi e crescere. Il counseling aziendale si dimostra come un’efficace relazione d’aiuto che mira alla promozione del benessere della persona, valorizzando le capacità individuali e indirizzando le energie e le motivazioni dei singoli verso sviluppi coerenti con le esigenze dell’azienda. In pratica si parte dal presupposto che il benessere dei dipendenti e la qualità della loro vita, anche lavorativa, si rifletta sulle loro motivazioni professionali e sulle loro prestazioni specifiche, incidendo sulla produttività. Quando sul posto di lavoro, ad esempio, diventa difficile la convivenza, la condivisione di un progetto, la relazione con il capo e/o con i colleghi; quando si incrina la coesione organizzativa, viene meno l’integrazione dei progetti personali con quelli aziendali o vi sono difficoltà motivazionali, si rende necessario un intervento di counseling, che non fornisce soluzioni già pronte, ma favorisce un percorso di consapevolezza che aiuta gli individui a crescere, a raggiungere uno stato di benessere, attraverso l’esplorazione, la scoperta, la chiarificazione dei propri bisogni e desideri, attivando le proprie risorse e capacità personali, attraverso la capacità di accettare, riunificare armonicamente dentro di sé ed esprimere creativamente tutte quelle parti, anche opposte tra loro che lo compongono.

A tal fine la figura del manager counselor potrebbe rivelarsi importante per offrire aiuto e sostegno al singolo per ristabilire gli equilibri all’interno del proprio ambiente di lavorativo. La promozione del benessere del singolo favorisce un aumento della qualità del lavoro e la qualità di vita dell’ambiente del lavoro e di conseguenza un più facile raggiungimento dell’obiettivo lavorativo.

Dirigenti, capi area, capi settore, e “local manager” in generale dovrebbero essere adeguatamente formati avvalendosi dell’aiuto di un counselor in quanto a loro spetta prevenire, fronteggiare e risolvere le problematiche che possono minare la resa del singolo lavoratore come di tutta l’organizzazione ottenendo un triplice beneficio in termini di crescita per se stessi, per il lavoratore e per l’organizzazione in quanto l’esistenza si afferma nella “relazione”, qualunque essa sia accettandosi con i propri limiti e le parti oscure, al di là di ogni pretesa onnipotente di perfezione, nel riconoscimento reciproco e nel confronto diretto, per poi sviluppare creativamente le porprie potenzialità. In questo modo anche un Progetto Squadrato assume il proprio senso di esistenza.

Milena Starita

Curriculum Vitae
Da anni opero nelle organizzazioni commerciali come rappresentante, amo il contatto con il pubblico e ho una buona predisposizione alle relazioni interpersonali (ogni incontro con l’altro è fonte di ricchezza). All’interno di queste aziende spesso ci si sente solo dei numeri, si viene valutati in base al conseguimento di obiettivi quantitativi (ossia il raggiungimento di un certo fatturato) e qualitativi (eccellenza nell’esecuzione).
 Quando si lavora in un organizzazione commerciale si è costantemente sotto pressione, inevitabilmente si vivono momenti di difficoltà personale, di disagi e di insoddisfazioni che spesso si riversano sulle prestazioni lavorative e rallentano il processo di evoluzione della persona. All’interno di questi grandi gruppi vengono realizzati vari corsi, ai fini di un miglioramento della formazione professionale, tutto questo, per aumentare le competenze e di conseguenza la produttività, si parla anche di promozione del benessere della persona ma spesso è pura teoria. Nel momento in cui si presentano reali problemi relazionali per esempio con il proprio manager o con un collega o con la stessa azienda, non si mai l’opportunità di parlare in modo vero e autentico, per paura di ritorsioni più o meno gravose. Il mio vivere all’interno di queste realtà sentendo in prima persona disagi, conflitti, tristetezze, poco riconoscimento e staticità mi ha fatto sentire sempre costretta, ancora di più quando le vivevo di riflesso nello scambio con i miei colleghi.
L’ingresso nel mondo di Cinemavvenire è stato salvifico, capitato diciamo per caso (che poi niente è mai per caso) mi ha dato la possibilità di cambiare in prima persona, di pensare di poter cambiare ancora e quindi cambiare le vecchie dinamiche negative del mio lavoro, inoltre mi fa pensare di poter dare la possibilità anche agli altri (capi e colleghi) di trasformarsi a loro volta per potersi migliorare e rendere migliore la propria vita e il proprio lavoro, come è successo a me. Trovare la modalità giusta e sentirsi liberi di esprimere le proprie idee senza mettere a repentaglio il proprio lavoro, riconoscendo il proprio valore, ha una grande importanza, si ha la possibilità di esistere veramente in libertà . L’utilizzo della metodologia di Cinemavvenire quindi l’utilizzo del magico strumento chiamato cinema, facilita lo sviluppo della consapevolezza, della crescita e la creatività individuale senza risultare invasivi ma al quale ci si abbandona inconsapevolmente, realizzando un lavoro in allegria.
La mia tesi  “Progetto Squadrato” non è altro che il mio faticoso e felice cambiamento, ha la volontà di realizzare una vera armonia tra la vita personale e la vita lavorativa delle persone che operano all’interno delle aziende commerciali insieme alla mia crescita personale che è sempre affascinante e spesso divertente (con il senno del poi). 

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