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L’uso del teatro, della rappresentazione e del dramma come strumento terapeutico e trasformativo ha radici antichissime. Nato dalla danza, dalla musica e dal mimo, dalle processioni rituali dei riti dionisiaci della Grecia arcaica confluite nel coro della tragedia classica insieme alle rappresentazioni dei racconti mitici (F. Nietzsche, La nascita della tragedia), il teatro, come il rito, “lavora con l’illusione: del tempo, del luogo, del personaggio” … “mente per dire la verità, simula per essere più vero” (Marc Muret, Arte-terapia).

 
Secondo Herbet Marcuse (che parla dell’arte in genere) ”la sua doppia funzione consiste nell’opporre e contemporaneamente riconciliare, nel denunciare e insieme nell’assolvere, nel far riaffiorare ciò che è stato rimosso e nel rimuoverlo nuovamente in una forma purificata”.
La tragedia greca, incoraggiando nel pubblico ateniese l’identificazione, la catarsi e l’insight,  è la prima forma d’arte conosciuta in cui fosse dichiarato l’intento di incidere sulla crescita morale e spirituale della persona, agendo una funzione terapeutica per i singoli e la comunità.
Nell'accezione psicoanalitica, ma anche nello psicodramma di Jacob Levy Moreno, nelle recenti psicoterapie espressive, nell'arte-terapia, nello psicodramma gestaltico e nel Rebirthing, il termine "catarsi" viene utilizzato sempre con il significato di "scarica, sfogo, espressione, liberazione".
Nello psicodramma e nelle arti-terapie, attraverso la rappresentazione, la persona può prendere contatto e comprendere gli aspetti più profondi della sua realtà psicologica ed esistenziale.
Con le esperienze contemporanee, il teatro, la danza e l’espressione corporea sono diventati programmaticamente esperienze di crescita , di consapevolizzazione e trasformazione sia per l’attore e l’artista che per lo spettatore.
Con K. S. Stanislavskij e con J. Grotowskj viene introdotta “la scuola del rivivere opposta a quella del rappresentare” e l’attore è spinto a uno sforzo emotivo per interiorizzare il suo personaggio, liberando l’inconscio attraverso la memoria emotiva. Questa impostazione è evidentemente più adatta a trasportare il linguaggio teatrale dall’esclusiva degli addetti ai lavori all’uso da parte della gente comune.
Più recentemente l’happening, la body art e varie avanguardie artistiche contemporanee hanno ulteriormente avvicinato il teatro alla vita coinvolgendo direttamente lo spettatore nella performance e nell’”opera aperta”.
Da qui all’uso del teatro nel counseling e nell’arte terapia il passo è evidentemente breve. L’illusione teatrale crea una realtà intermedia, uno spazio del gioco e del possibile (Winnicot, Gioco e realtà), ma allo stesso tempo concreto e reale, che diventa facilmente anche spazio terapeutico e trasformativo sul piano esistenziale.

 

Le nostre esperienze, sia in comunità terapeutiche dedicate al disagio psichico, sia nelle varie forme di intervento nel disagio sociale ed esistenziale, ce lo hanno confermato molte volte e ce lo confermano continuamente.
Per questo insegniamo il counseling teatrale ed espressivo ai nostri art counselor e organizziamo vari corsi e laboratori per insegnanti, operatori sociali e culturali, formatori e persone interessate ad uno strumento di presa di coscienza e di cambiamento che può essere utilizzato sia nel proprio lavoro sia nel proprio processo di crescita esistenziale come persone.