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Noi utilizziamo il cinema nel counseling con due modalità: leggere il cinema e “fare” il cinema.

 
Per la lettura del film utilizziamo un metodo specifico che, partendo dall’analisi di alcune sequenze particolari (all’inizio, alla fine e nel cuore del film) e dal linguaggio cinematografico utilizzato, estrae alcune chiavi di lettura utili alla elaborazione del problema (per saperne di più, clicca qui).
Per la realizzazione di filmati – dal soggetto al film – utilizziamo una metodologia di gruppo (il gruppo antropologico) che promuove la coralità, cioè una modalità di lavorare insieme che fa emergere un’energia creativa superiore alla somma delle creatività individuali dei partecipanti. Infatti l’arte cinematografica è un’arte corale per eccellenza: in essa si uniscono vari linguaggi artistici (letteratura, teatro, fotografia, musica, pittura, architettura, “moda”, ecc.)  e varie professionalità (scrivere il soggetto e la sceneggiatura, inquadrare e fotografare, riprendere immagini in movimento, montaggio, scenografia, costumi, trucco, effetti speciali, ecc.).
Dalle opere d’arte cinematografica traiamo spunti, suggestioni, occasioni di riflessione sui valori umani, che aiutano a capire la vita ed a viverla meglio. Mentre l’uso attivo e creativo del linguaggio cinematografico aiuta le persone e i gruppi a trasformare il disagio e il conflitto e a maturare esistenzialmente e socialmente.
Sia nella lettura corale di un film che nella creazione di un filmato si determina un clima particolare di fiducia, di amicizia e di solidarietà, che si esprime nella creatività corale e che è importante per la crescita e la maturazione sia del gruppo che dei singoli partecipanti.
L’efficacia di questo metodo sta nel fatto che il cinema, da un lato, con il suo linguaggio, ci spinge ad identificarci sia con lo sguardo della macchina da presa e dell’autore, sia con i personaggi e le situazioni del film; dall’altro, con la struttura del racconto e la sintesi degli opposti rappresentate, evoca il nostro progetto esistenziale profondo, rimettendolo in gioco.

L’evocazione attraverso la fruizione dell’arte di contenuti interiori in forma simbolica ha un effetto liberatorio e spesso catartico; dall’altro la “messa in forma” di vissuti, conflitti, sentimenti, fantasie e situazioni problematiche, attraverso un uso attivo dei mezzi espressivi, facilita la presa di coscienza e la decisione del cambiamento e aiuta sia le persone che il gruppo ad entrare e poi ad uscire dal caos, realizzando un equilibrio nuovo e più avanzato. (“Bisogna avere un caos dentro di sé per generare una stella danzante”, ha scritto Friedrich Nietzsche).
Per questo insegniamo anche il “fare cinema”, e innanzitutto le basi del linguaggio cinematografico: la scrittura del soggetto e della sceneggiatura, la fotografia, la ripresa e il montaggio.

I nostri laboratori di riprese e montaggio e “dal soggetto al film” sono in parte all’interno del programma della scuola di art counseling, ed in parte all’esterno, per chi vuole approfondire e specializzarsi. E sono dedicati sia agli allievi della scuola che aperti agli esterni.
In essi forniamo elementi teorici sulla scrittura che prepara il film (soggetto, scaletta, trattamento, sceneggiatura), sul linguaggio cinematografico (inquadrature, campi, piani, movimenti di macchina, carrellate, panoramiche, montaggio classico, parallelo, alternato, stacchi, piani sequenza, ritmo, ecc.), sull’organizzazione del set e delle varie attività che coinvolge, sia soprattutto esperienze pratiche di come tutto questo sia utilizzato a fini rappresentativi, espressivi e di comunicazione.
Recentemente i nostri laboratori prevedono anche una formazione all’uso delle nuove camere DSLR, che hanno rivoluzionato la possibilità di fare video anche per i non professionisti, passando da video amatoriali a lavori digitali di impatto cinematografico. L’alta qualità d’immagine e la differente resa rispetto alle videocamere tradizionali le ha rese un riferimento per chi vuole artisticità nelle immagini che gira.