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Il Counselor è una nuova figura professionale, nata nel mondo anglosassone, che opera con competenze relazionali, pedagogiche, sociologiche, psicologiche, esistenziali e, nel nostro caso, artistiche, nella relazione d’aiuto e per migliorare la qualità della vita.

 

Il Counseling si distingue dalla psicoterapia e dalla psicologia perché non opera una ristrutturazione profonda della personalità, né fa diagnosi, né usa tecniche specifiche (test), ma si propone il cambiamento della qualità della vita attraverso nuove modalità di relazione con se stessi, gli altri e la realtà.
La professione del counseling è stata recentemente disciplinata, insieme ad altre professioni, dalla legge n. 4 del 14 gennaio 2013.

L'esercizio della professione è libero e fondato sull'autonomia, sulle competenze e sull'indipendenza di giudizio intellettuale e tecnica, nel rispetto dei principi di buona fede, dell'affidamento del pubblico e della clientela, della correttezza, dell'ampliamento e della specializzazione dell'offerta dei servizi, della responsabilità del professionista. (Legge 4/2013, art.1, comma 4)

La professione è esercitata in forma individuale, in forma associata, societaria, cooperativa o nella forma del lavoro dipendente (art. 1 comma 5). Consente attività autonome, progetti e servizi rivolti ai singoli, alle istituzione pubbliche e/o private, scuole e enti di formazione, centri di aggregazione, servizi socio-educativi e socio assistenziali, strutture residenziali, comunità, luoghi di lavoro, centri di recupero, associazioni e fondazioni sociali, culturali, turistiche e sportive, ecc

L’Art- Counselor è un operatore sociale e culturale in grado di utilizzare il cinema e altri linguaggi artistici come strumento di intervento per la crescita della Persona e la relazione d’aiuto, per lo sviluppo delle capacità creative e trasformative degli esseri umani, nelle situazioni di disagio sociale ed esistenziale, viste non solo e non tanto come problemi ma anche e soprattutto come opportunità.

L’Art-Counseling è un’arte e un’attività professionale che permette di: sviluppare e sostenere la creatività individuale e corale; promuovere il ben-essere e la qualità della vita, traendo dall’arte nuove prospettive e soluzioni; valorizzare e orientare le potenzialità e le progettualità dei singoli e/o dei gruppi; valorizzare la propria Persona in modo realistico, senza rinunciare all’immaginazione, al sogno e alle aspirazioni; migliorare le scelte relative alla propria vita e ai rapporti interpersonali e di coppia; migliorare le proprie condizioni di lavoro sviluppando l’autostima, l’assertività e la progettualità, non tanto attraverso la competizione quanto la relazione e la collaborazione.

Il disagio esistenziale e i problemi individuali, di coppia e di gruppo non sono visti tanto come sintomi da eliminare quanto come occasioni di trasformazione, di crescita e di realizzazione di sé e del proprio progetto esistenziale.


Le motivazioni dell'intervento formativo

Le motivazioni di fondo del nostro progetto formativo sono di due tipi:
- Da un lato il disagio e la confusione esistenziale che caratterizzano la nostra epoca e che coinvolgono
sempre più persone in un malessere individuale e sociale crescente. Malessere che va considerato in un più vasto contesto che riguarda le trasformazioni in atto nella società e nella cultura, e che richiede di essere affrontato non solo come “disturbo” da eliminare, ma soprattutto come occasione e come stimolo al cambiamento, a un percorso di trasformazione e riorganizzazione sia interna che esterna, sia individuale che relazionale e sociale.
- Dall’altro lo sviluppo enorme della comunicazione audiovisiva e multimediale degli ultimi decenni, al quale non ha corrisposto un adeguato impegno formativo della scuola e delle altre agenzie educative, che espone i cittadini, e in particolar modo i bambini, i giovani e più in generale le cosiddette “fasce deboli”, meno protette e culturalmente avvedute, a un’influenza notevole da parte del mercato, che condiziona l’informazione, i processi cognitivi, le abitudini di consumo, i comportamenti e gli stili di vita. 

Questi due elementi sono da noi considerati come due facce della stessa medaglia.

 

L'arte che cura e trasforma

È noto che l’arte può essere molto efficace nell’innescare processi autopietici e autotrasformativi, grazie proprio all’energia creativa che porta con sé, condensata in una particolare sintesi di forma e contenuto.
La relazione d’aiuto a mediazione artistica è antica quanto l’uomo. Dagli sciamani alla tragedia
greca, dai dervisci ai riti dionisiaci, dai giullari alla Commedia dell’Arte, fino alle arti-terapie contemporanee, l’arte ha sempre avuto anche una funzione catartica, trasformatrice e majeutica, che ha aiutato le persone e le società ad affrontare il male di vivere, a trascendere i propri limiti, a elaborare i propri lati oscuri e a trovare equilibri più avanzati ed armonici.

 

Il teatro, la danza e l’espressione corporea
In particolare il teatro, la danza e le forme di espressione creativa corporea sono sempre stati un campo di esperienza e di ricerca che coinvolge tutte le dimensioni della persona: il corpo, la mente, le emozioni, l’immaginazione, la socialità, la comunicazione; e strumenti per esplorare diverse possibilità esistenziali.
La tragedia greca è la prima forma d’arte conosciuta in cui fosse dichiarato l’intento di
incidere sulla crescita morale e spirituale della persona, agendo una funzione terapeutica per i singoli e la comunità. Con le esperienze contemporanee, il teatro, la danza e l’espressione corporea sono diventati programmaticamente esperienze di crescita , di consapevolizzazione e trasformazione sia per l’attore e l’artista che per lo spettatore.

 

La narrazione e l’autobiografia
Il pensiero narrativo è una delle forme di pensiero più efficaci e utilizzate, sia per orientare le nostre azioni nella vita quotidiana, sia per consolidare la nostra identità, sia per dare un senso
ed un significato complessivo alla nostra esistenza, radicati nel passato e proiettati verso il futuro (Bruner).
Secondo divers
i autori (Hopcke, Polster) la vita di ogni persona può essere vista anche come un romanzo e acquisire questa consapevolezza ha già in sé un valore terapeutico.
L
a scrittura narrativa e l’autobiografia possono diventare uno strumento di trasformazione della persona nel suo rapporto con se stessa, con gli altri e con la realtà, di potenziamento delle sue risorse individuali e di ridefinizione del proprio progetto esistenziale (Demetrio).

 

Il cinema e l’arte di vivere
La nascita del cinema ha creato una nuova forma d’arte che da un lato unifica in sé vari linguaggi (scrittura, letteratura, teatro, arti visive, musica, architettura, ecc.); e, dall'altro, si incentra essenzialmente su storie di vita (reali o fantastiche) di esseri umani “normali”.

Il cinema è, secondo noi, la forma d’arte più adatta a lavorare per l’arte di vivere. Ha scritto F. Truffaut: “avere un’idea sul cinema significa avere un’idea sul mondo”. E Gillo Pontecorvo (il Presidente fondatore di CinemAvvenire, l'associazione che ha dato vita nel 2005 alla scuola di formazione per art-counselor): “Il cinema deve servire a capire di più la vita ed a viverla meglio”.

La potenza del cinema e delle immagini audiovisive è ben nota e, nella società della comunicazione e dell’immagine viene spesso utilizzata a fini di consumo, di interesse e di potere. Per fortuna, il cinema e la comunicazione audiovisiva portano in sé una contraddizione che è aperta ad esiti opposti. Come ha dimostrato McLuhan, il linguaggio e la comunicazione audiovisiva realizzano una sintesi tra le diverse capacità degli emisferi destro e sinistro del cervello umano, tra il pensiero lineare e logico e il pensiero circolare, olistico, multidimensionale, e questa loro potenza può essere utilizzata per ottenere effetti del tutto diversi.

Da un lato può determinare la separazione progressiva dell’uomo dalla realtà, in una specie di totale autorispecchiamento narcisistico che ne determina la morte psicologica e spirituale. Dall’altro può unificare logica ed intuizione, ragione ed emozione, analisi e sintesi, pensiero lineare e pensiero circolare, favorendo la crescita della persona e un arricchimento straordinario della cultura e della spiritualità umana.
Secondo la nostra esperienza soprattutto il cinema può avere le capacità trasformative, terapeutiche e catartiche di cui abbiamo parlato.

Il cinema e gli altri linguaggi artistici possono essere - sia attraverso la fruizione consapevole e guidata, sia attraverso il loro uso attivo ed espressivo - strumenti particolarmente efficaci di un percorso di crescita e di trasformazione individuale e di intervento sociale, che migliora la qualità della vita delle persone e dei gruppi.

Come utilizziamo il cinema e l’arte
Gli Art-Counselor di CinemAvvenire utilizzano il cinema con due modalità: sia leggere il cinema che “fare” il cinema.

Per la lettura del film utilizziamo un metodo specifico che, partendo dall’analisi di alcune sequenze particolari (all’inizio, alla fine e nel cuore del film) e dal linguaggio cinematografico utilizzato, estrae alcune chiavi di lettura utili alla elaborazione del problema. Per la realizzazio
ne di filmati – dal soggetto al film – utilizziamo una metodologia di gruppo (il gruppo antropologico) che promuove la coralità, cioè una modalità di lavorare insieme che fa emergere un’energia creativa superiore alla somma delle creatività individuali dei partecipanti.
Dalle opere d’arte cinematografica traiamo spunti, suggestioni, occasioni di riflessione sui valori umani, che aiutano a capire la vita ed a viverla meglio. Mentre l’uso attivo e creativo del linguaggio cinematografico aiuta le persone e i gruppi a trasformare il disagio e il conflitto e a maturare esistenzialmente e socialmente. L’efficacia di questo metodo sta nel fatto che il cinema, da un lato, con il suo linguaggio ci spinge ad identificarci sia con lo sguardo della macchina da presa e dell’autore, sia con i personaggi e le situazioni del film; dall’altro, con la struttura del racconto e la sintesi degli opposti rappresentate, evoca il nostro progetto esistenziale profondo, rimettendolo in gioco.

Una metodologia simile utilizziamo con gli altri linguaggi artistici (teatro, fotografia, pittura, lettaretura, musica, ecc.) cioè sia per imparare a godere dell’arte che ad esprimersi con l’arte, non tanto ricercando la qualità artistica dell’opera, quanto concentrandoci sul percorso espressivo che aiuta a mettere a fuoco vari aspetti della persona e della sua realtà esistenziale e relazionale.

Da un lato l’evocazione attraverso la fruizione di contenuti interiori in forma simbolica ha un effetto liberatorio e spesso catartico; dall’altro la “messa in forma” di vissuti, sentimenti, fantasie e situazioni problematiche, attraverso l’uso attivo dei mezzi espressivi, facilita la presa di coscienza e la decisione del cambiamento e aiuta sia le persone che i gruppi ad entrare e poi ad uscire dal caos, realizzando un equilibrio nuovo e più avanzato “Bisogna avere un caos dentro di sé per realizzare una stella danzante”, ha scritto Fredrich Nietzsche.

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