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Nel secondo dopoguerra gli intellettuali e la politica "scoprirono" i Sassi di Matera. Si rivelò a loro, quasi all'improvviso, un luogo fuori del tempo terribilmente arcaico e primitivo sul piano economico, sociale e civile, ma anche pieno del fascino di un museo vivente della civiltà contadina, con una architettura unica al mondo, pieno di sofferenza, ma anche di vita e di bellezza.

Il cinema italiano, che viveva in quegli anni l'epoca d'oro del Neorealismo, lo scoprì nei primi anni del dopoguerra influenzato dalle suggestioni del romanzo autobiografico di Carlo Levi "Cristo si è fermato ad Eboli". Dopo di allora il cinema continuò ad essere affascinato dai Sassi, e realizzò in quello scenario numerosissime opere, sia italiane che internazionali. A tutt'oggi sono 40.

1. Nel Mezzogiorno qualcosa è cambiato, di Carlo Lizzani, documentario, 1949
Culturalmente influenzato da Cristo di è fermato a Eboli e dalla pittura di Carlo Levi, con echi di Sud e magia di Ernesto De Martino e delle prime inchieste sociologiche, si inserisce nel filone documentario che esplora i profondità le aree più sconosciute e depresse dell’Italia. In anni in cui il documentario è beneficiato da una pioggia di finanziamenti governativi come "luogo del conformismo…", "…di rassicuranti immagini turistiche, di esaltazione del lavoro e delle prospettive di sviluppo economico (specie nel Sud)" [Gian Piero Brunetta, Storia del cinema italiano, vol III°, pp. 484-485], Lizzani e pochi altri tentano incursioni coraggiose in terreni considerati tabù e quest’opera cerca di indagare sul mondo contadino descritto da Levi e di coglierne le contraddizioni. È l’unica volta che i Sassi non fingono di essere qualcos’altro, o una mera scenografia, e raccontano la loro storia. Lizzani mostra i Sassi "ancora abitati e carichi di contraddizioni…" "…nella loro carica realistica…" "…bloccati nei fenomeni soprattutto sociali che legano il luogo agli abitanti, in una singolare commistione tra arretratezza di un mondo contadino e contraddizioni di vita…" "…i Sassi in questo caso si dimostrano come un luogo preciso, per quelli che sono senza finzioni e senza alterazioni" [A. Restucci, Matera, i Sassi, Einaudi, Torino, 1991, p. 292].

2, Le due sorelle, di Mario Volpe, 1950
Melodramma popolare di serie C, con tanto di relazione sentimentale tra il marchese Alberto e le due povere donne, tentativo di vendetta, perdono, scelta del convento e matrimonio finale. Inserito tradizionalmente tra i film girati tra i Sassi, non è dato sapere con certezza cosa c’entra Matera, visto che il film è giustamente introvabile.

3. La lupa, di Alberto Lattuada, 1953
È la prima volta che i quartieri materani si pongono come una scenografia, per più versi tragica, ma non come se stessi: nel realismo narrativo i Sassi servono non a mostrare la loro storia, ma quella del portato di arretratezza che accomuna due mondi contadini: quelli espressi dalla Sicilia e da Matera, due luoghi pur distanti geograficamente [A. Restucci, op. cit., p. 292]. Il film è tratto dall’omonimo racconto (e copione teatrale) di Giovanni Verga ed ebbe sceneggiatori di tutto rispetto, compresi Malerba e Moravia. Due le modifiche fondamentali al racconto verghiano: l’azione si svolge nella Matera degli anni ’50 anziché nella Sicilia dell’800, e i personaggi non lavorano nei campi ma in una manifattura di tabacco e sono perciò più operai che contadini. Il testo letterario è letto da Lattuada "in chiave di inconscio collettivo e arcaico, di mito, di ’natura’ [Il Morandini-Dizionario dei film, p. 732]. Maltrattato dalla critica, preannuncia l’interesse di Lattuada per il mondo femminile e per il prezzo che esso deve pagare per esprimere la libertà del proprio corpo e crescere nella società [Cfr. G.P. Brunetta, op. cit., p. 463]. 

4. Il conte di Matera, di Luigi Capuano, 1957

Il film racconta, in modo leggendario e romanzato, con scarsissima attenzione alla storia, la vita di Gian Carlo Tramontano, conte di Matera fino al 1514, e si svolge nell’omonimo castello.

5. La nonna Sabella, di Dino Risi, 1957
Tratto da un romanzo di Pasquale Festa Campanile, riprende la fortunata formula di Pane, amore e…, utilizzando la vis comica di Tina Pica con buoni risultati in alcune scene, ma restando nei limiti della farsa strapaesana. 

6. Italia ’61, di Jan Lenica, 1961

Documentario attualmente quasi impossibile da vedere, perché girato per uno schermo a 360 gradi (fu il secondo esperimento del genere, dopo America the Beautiful) in occasione dell’Esposizione di Torino del 1961, nel centenario dell’unità di’Italia. Oltre al Porto di Genova e al Vesuvio mostra i sassi di Matera, appunto, a 360 gradi. L’occhio di un grande artista figurativo unito a una tecnologia (allora) d’avanguardia, privilegia forse gli aspetti "scenografici", ma restituisce un’immagine" a tutto tondo" che costituisce un eccezionale documento.

7. Viva l’Italia!, di Roberto Rossellini, 1961.

Film variamente giudicato dalla critica perché narra le vicende dell’Unità d’Italia fuori dalla retorica risorgimentale, con stile neorelistico e rigore storico. In particolare il film affronta la conquista del meridione da parte di Garibaldi e gli accordi con Vittorio Emanuele per i quali l’eroe dei due mondi rinunciò a marciare verso Roma e Venezia per evitare il conflitto con le potenze europee. Il titolo originariamente pensato, Paisà 1860, voleva sottolineare l’analogia con il più famoso film del regista sulla Liberazione dal nazi-fascismo, cioè le vicende di “un esercito di liberatori che conquista paesi e popolazioni di cui non conosce i problemi reali”, come ha scritto lo sceneggiatore Sergio Amidei. Le riprese si svolsero a Noto, in Sicilia, e a Matera.

8. Gli anni ruggenti, di Luigi Zampa, 1962
Ambientato nel 1937, è l’ultimo episodio della quadrilogia di Zampa sul fascismo vecchio e nuovo, ma è più debole dei precedenti, forse per l’assenza come sceneggiatore di Vitaliano Brancati, morto nel 1954. Liberamente ispirato a L’ispettore generale di Gogol’, è stato girato a Ostuni, e non a Matera come erroneamente indicato in alcune filmografie.

9. Il Demonio, di Brunello Rondi, 1963
Presentato fuori concorso a Venezia, è uno sfortunato tentativo di tradurre in racconto cinematografico temi difficili e tragici come la superstizione e la stregoneria nel Sud.

10. I Basilischi, di Lina Wertmüller, 1963
Promettente opera prima della regista, premiata a Locarno, descrive con efficacia un gruppo di "vitelloni" della buona borghesia di un paese del Sud. Pigri e sonnolenti, i due protagonisti passano i giorni nell’ozio e nella noia, ma quando uno dei due ha la possibilità di trasferirsi a Roma rinuncia, preferendo continuare come prima. Dieci anni dopo I vitelloni di Fellini, il film ha buoni spunti e ottiene un discreto successo, ma non regge l’inevitabile confronto.

11. Il Vangelo secondo Matteo, di Pier Paolo Pasolini, 1964
Film giustamente pluripremiato, ricostruisce fedelmente il Vangelo di Matteo dall’annunciazione dell’angelo a Maria alla resurrezione di Cristo. Girato quasi interamente a Matera, nello splendido paesaggio dei Sassi, delle Murge, delle chiese rupestri, con molti attori non professionisti o amici e conoscenti del regista (compresa la madre Susanna che interpreta Maria durante i giorni della passione), a simboleggiare l’analogia tra gli apostoli e gli intellettuali contemporanei, rompe con l’iconografia tradizionale e con gli estetismi, proponendo un Cristo più umano che divino, ispirato e spiritualmente rivoluzionario, profondamente radicato nella terra e nel paesaggio. I Sassi sono proiettati all’indietro nel tempo, addirittura ad un millennio prima della loro nascita come quartiere. "Pasolini sembra interpretare la situazione dei Sassi nello stesso spirito del Cristo di Levi, come arcaica e atemporale atmosfera, magica nella sua irrealtà…I valori del mondo contadino… sono proiettati… in un mondo senza tempo… all’indietro… verso la radice primaria delle cose". [B. Restucci, op. cit., 293]. Lo stile alterna la macchina da presa a mano, che segue il Cristo alle spalle e insegue il volto dei personaggi, a composizioni ispirate alla pittura quattrocentesca (da Piero della Francesca, al "ritrattismo" del secondo Quattrocento, da Duccio da Boninsegna a Masaccio, a Giotto; la figura del Cristo sembra poi mescolare El Greco con la figuratività bizantina), alla sacralità delle tipiche inquadrature frontali pasoliniane, inaugurate in Accattone e utilizzate qui soprattutto nelle sequenze iniziali. "La contaminazione degli spazi, dei luoghi, dei costumi, della struttura delle immagini e della musica che le accompagna (la Missa Luba congolese, la Passione secondo Matteo di Bach, Mozart, ecc.), dello stesso linguaggio cinematografico, che alterna i primi piani frontali dello stile ’sacrale’ di Pasolini dei primi film romani alle panoramiche incerte, ai campi lunghi e lunghissimi e alle facce ’rubate’ tra la folla; anziché una confusa disomogeneità, crea una sensazione di verità, di immediatezza e purezza originaria e insieme di sacralità, con un potere evocativo non comune" [Massimo Calanca e Giuliana Montesanto, L’arte del cinema e la vita come opera d’arte, Arca, Roma, 2000]. È proprio questa contaminazione, forse, che rende l’uso del paesaggio dei Sassi così vivo nel film e così efficace nel rappresentare luoghi tanto distanti nel tempo e nello spazio da quelli reali di Matera.

12. Made in Italy, di Nanni Loy, 1965
Undici episodi riuniti in cinque gruppi, con un cast di attori italiani ed europei di tutto rispetto, sceneggiatura di Maccari e Scola. Bozzettistico e ironico, risulta modesto soprattutto considerando le potenzialità del cast. Un solo episodio degli 11 è girato a Matera.

13 C’era una volta, di Francesco Rosi, 1967
Una favola con Sophia Loren e Omar Sharif, liberamente ispirato a Lo cunto de li cunti di Giambattista Basile. Una sorta di Cenerentola a Napoli nel Seicento, non priva di ambizioni di ricostruzione storica e di tentativi metaforici, con intenzioni di contro-fiaba, ma non del tutto riuscita secondo gran parte della critica. Non è stato colto il fatto che Rosi "si serve di nuovi strumenti di interpretazione e rappresentazione per realtà…" – come quelle del Sud – "…come l’antropologia culturale e i risultati delle ricerche di Ernesto De Martino…"; "…Riti, magie, stregonerie, superstizione in apparenza sono risolti nella dimensione della favola, di fatto affondano il loro sguardo nel vivo della storia, della memoria collettiva, nei gesti, nei riti, nelle pratiche di repressione quotidiana…" [G.P. Brunetta, op. cit., pp. 257 – 258]… "che il regista riesce a tradurre in una serie di magiche situazioni, dove è soprattutto il paesaggio a dominare…" [A. Restucci, op. cit., p. 295].

14. Il Decamerone nero, di Piero Vivarelli, 1972
"Boccaccio non c’entra i questa ignobile commedia sulla sessualità nera… Il testo ispiratore è firmato da Leo Frobenius" [Paolo Mereghetti, Dizionario dei film 2000, Baldini & Castoldi, Milano, 1999, p. 481].

15. Non si sevizia un paperino, di Lucio Fulci, 1972

Ispirato ad un fatto reale, una serie di omicidi di bambini avvenuta a Bitonto, è una delle opere fondamentali del thriller italiano, che ha come protagonista Florinda Bolkan

16. Allonsanfan, di Paolo e Vittorio Taviani, 1974
Con riferimento al tentativo fallito di Pisacane di sollevare le masse meridionali, i Taviani continuano la loro riflessione sulla sinistra politica, ancora una volta mostrandoci il fallimento di una minoranza rivoluzionaria velleitaria e fuori del tempo (siamo in piena restaurazione, dopo il Congresso di Vienna); e, al tempo stesso, che gli ideali della rivoluzione sopravvivono agli uomini che li hanno male interpretati o traditi. Il modo di narrare è originale, anche se non sempre pienamente riuscito, con un riferimento al melodramma e a Visconti per travisarlo criticamente. Nella breve ma intensa sequenza del tradimento, Matera e i Sassi diventano un paese meridionale di inizio Ottocento.

17. Il tempo dell’inizio, di Luigi Di Gianni, 1974
Il sogno di un giovane folle di essere vittima di una cupa e crudele dittatura si rivela, al risveglio, non poi così peggiore della realtà. Dramma fantastico, originale dal punto di vista formale, ma imbevuto di messaggi cerebrali in bilico tra Kafka e Orwell. Efficace l’atmosfera oppressiva e allucinata, creta dalla fotografia in bianco e nero, che fa dei Sassi un posto surreale e stravagante.

18. L’albero di Guernica, di Fernando Arrabal, 1975
Il bombardamento nazista di Guernica è occasione per l’incontro tra due giovani, Goya e Vandal, che rinunciano ad espatriare per combattere a fianco dei repubblicani. L’albero – simbolo della libertà e della vita – è l’unica cosa che si salva della cittadina della Castiglia, reinventata tra i Sassi di Matera. Il regista-poeta, lontano da un approccio documentaristico, affronta la guerra antifranchista con una cifra fantasiosa e visionaria e filtra lo scenario materano attraverso uno sguardo surreale.

19. Qui comincia l’avventura, di Carlo Di Palma, 1975
Matera diventa una cittadina pugliese in questa gradevole commedia picaresca, con una curatissima fotografia (è la seconda regia del grande direttore della fotografia) e un buon commento musicale, ma con citazioni di Fellini e Antonioni un po’ fuori luogo. Due donne (Vitti e Cardinale) girano l’Italia in moto verso Milano, attratte dal mito della libertà femminile e dalle fantasie di avventura, per imparare che si tratta di un miraggio e iniziare un’amicizia che renderà entrambe più consapevoli.

20. Volontari per destinazione ignota, di Alberto Negrin, 1978
Braccianti lucani, per bisogno, si arruolano nel 1936, per colonizzare l’Africa Orientale, ma si ritrovano a Cadice, a combattere per Franco e a sparare contro altri italiani che difendono la Repubblica spagnola. In questa produzione RAI che conserva tutti i limiti del mezzo televisivo, Matera potrebbe essere "se stessa", ma è solo uno sfondo qualunque per brevi sequenze.

21. Cristo si è fermato a Eboli, di Francesco Rosi, 1979
Trasposizione cinematografica in quattro parti dell’opera di Carlo Levi risulta, come dice lo stesso regista, "un racconto più un’inchiesta". Come il libro, questo film è infatti anche un’esplorazione critica di una società isolata ed arcaica, insieme al racconto del confino del pittore e scrittore antifascista. Girato per la maggior parte ad Aliano, il paese dove Levi fu confinato (Gagliano nel libro e nel film), a Craco e a Guardia Perticara (Potenza), ha anche qualche scena girata a Matera.

22. Tre fratelli, di Francesco Rosi, 1981
Apologo sul tema della morte nella società contadina, liberamente ispirato al racconto Il terzo figlio di Andrej Platanov, è un film sulla memoria e insieme sulla società italiana degli anni ’80. Si svolge attraverso la dialettica tra le diverse opinioni politiche di tre fratelli, tornati nella casa contadina dell’infanzia per la morte della madre, e attraverso il confronto tra i loro diversi "sogni", nei quali ognuno vivrà un possibile sviluppo della sua esistenza. Il film è girato in una masseria e i Sassi quasi non c’entrano. Appaiono soltanto un paio di cortili della parte più nuova, una costruzione che raffigura un istituto di rieducazione a Napoli e una Piazza della Matera alta.

23. King David, di Bruce Beresford, 1985
Ancora una volta i Sassi vengono scelti come scenografia per l’ultimo kolossal biblico del cinema: la storia del pastorello David che diventa re di Israele. Come ne Il Vangelo secondo Matteo di Pasolini (ma con risultato espressivo assai diverso) "…Gerusalemme riottenuta plasmando i luoghi materani mostra in una pittorica scenografia Sassi e territorio circostante" [A. Restucci, op. cit., p. 295]. Nonostante l’insuccesso di pubblico, Richard Gere ha dichiarato che rifarebbe mille volte il film perché gli ha fatto scoprire una città straordinaria come Matera.

24. Il sole anche di notte, di Paolo e Vittorio Taviani, 1990
Tratto dal racconto di Tolstoj Padre Sergio, riambientato nel meridione italiano e nel ’700, è un film controverso, giudicato da alcuni il capolavoro dei Taviani e da altri insipido, "atteggiato più che ispirato", "tolstoiano senza tolstoismo". È la storia del percorso spirituale, dal successo, all’eremitaggio, all’umiltà, di un orgoglioso e ambizioso barone meridionale. Girato soprattutto nelle campagne circostanti Matera, la città vi appare soltanto nella terrazza e nella piazza antistante la casa nobile del protagonista da ragazzo (sotto la chiesa di Madonna dell’Idris, a destra di San Pietro Caveoso), in alcuni scorci della città, in alcuni interni di palazzi e come lontano paesaggio di sfondo nel cammino verso l’eremitaggio.

25. L’uomo delle stelle, di Giuseppe Tornatore, 1995
Girato quasi interamente a Matera e nelle campagne circostanti, che raffigurano la Sicilia del 1953, è un film sul cinema come macchina di illusioni, che può essere intenzionalmente usata per truffare e che può far male. Ma anche nell’illusione truffaldina il cinema resta un mezzo inevitabilmente espressivo, che può tirar fuori aspetti nascosti delle persone e delle cose. È la storia di un falso inviato di una inesistente casa cinematografica romana, che organizza provini a pagamento a danno di poveri cristi. Matera e i Sassi, visti da Piazza San Pietro Caveoso, fanno da sfondo al tendone del truffatore e finiscono per essere un’estensione della falsa sala di posa, trasformandosi credibilmente in un paesaggio siciliano.

26. Del perduto amore, di Michele Placido, 1998
La storia un po’ romanzata di Liliana Rossi, militante comunista morta a 24 anni, raccontata tra la romantica rievocazione autobiografica (Placido è di Ascoli Satriano, il comune foggiano della Rossi) e l’intento didascalico e ideologico. Film di impegno civile, spesso convincente pur con qualche schematismo, è quasi interamente girato a Ferrandina, di cui si riconoscono il salone del Palazzo Cantorio e l’antico frantoio Potenza, a Irsina e nelle campagne materane.

27. Terra bruciata, di Fabio Segatori, 1999
Film d’esordio di un critico e videomaker, esaspera e mescola situazioni da western all’italiana, cinema di Hong Kong e poliziesco, citando Kathryn Bigelow e Sam Peckinpah, ma finendo per stancare. Un giovane, ritornato dagli USA per la morte dei genitori, scopre che sono morti per la camorre e scatena per vendetta una guerra tra i clan con morti a ripetizione. Ambientato in un paese dell’entroterra campano, e girato tra le Murge e la Lucania e mostra interessanti panoramiche di Matera e gli interni di alcune chiese rupestri. Nella prima parte del film ha alcune scene girate nel territorio di Aliano, lungo le sponde del Sauro,dell’Agri e presso La Masseria Marra.

28. The Passion, di Mel Gibson, 2003 (4?)
Girato tra Matera, i Sassi, il territorio circostante della Gravina e della Murgia, Craco e Cinecittà. Racconta le ultime ore della passione di Cristo, dall’orto degli ulivi al Golgota, con una scelta coraggiosa del regista-attore che fa recitare gli interpreti in latino e aramaico senza sottotitoli. Fa una certa impressione vedere ancora una volta Matera trasformata in Gerusalemme. E l’impressione aumenta se, come è capitato a chi scrive, si sono visti a Cinecittà i finti ulivi del Getsemani appoggiati momentaneamente nella Main Street di New York, dove Scorsese ha girato Gangs of New York; la stessa strada, con pochi ritocchi scenografici, utilizzata per il ghetto di Roma in Concorrenza sleale di Ettore Scola. E mentre centurioni romani correvano a prendersi un caffè insieme a sacerdoti israeliti, durante la pausa delle riprese, la potenza effimera dell’illusione cinematografica non poteva apparirmi più chiara e insieme più affascinante.

29. Mary, di Abel Ferrara, 2005

Girato a Matera come omaggio a Pasolini (“Matera è Gerusalemme”, affermò il regista) è una rivisitazione del Vangelo che prende a spunto la realizzazione di un film sulla passione di Gesù (This is my Blood). Al termine delle riprese, la protagonista Marie che ha interpretato Maria Maddalena (l’altro protagonista è lo stesso regista nella parte di Gesù), si ferma a Gerusalemme iniziando un viaggio spirituale tra i luoghi del Vangelo e rimanendo sconvolta dalle violenze della guerra tra Israele e Palestina. Premio speciale della Giuria alla Mostra del Cinema di Venezia.

30. Omen – Il presagio, di John Moore, 2006

Remake de Il presagio di Richard Donner del 1976, è un film horror in cui un bambino nato morto viene sostituito, dal padre consigliato dal parroco e all’insaputa della madre, da un neonato orfano. Il piccolo, che viene chiamato Damien, sarà protagonista di una serie di misteriosi e drammatrici episodi, fino a che si rivelerà la reincarnazione dell’Anticristo.

31. Nativity, di Catherine Hardwicke, 2006

La storia della difficile accettazione da parte di Maria del matrimonio con Giuseppe, seguita dall’Annunciazione dell’Arcangelo Gabriele, dalla gravidanza, dalla nascita di Gesù, dall’adorazione dei Magi, dalla strage degli innocenti di Erode, la fuga in Egitto, il ritorno in Palestina dopo la morte di Erode per mano di suo figlio e l’infanzia di Gesù a Nazaret.

32. Il rabdomante, di Fabrizio Cattani, 2006

Il rapporto tra una giovane donna dell’est in fuga da un boss della mafia pugliese ed uno schizofrenico con il dono della rabdomanzia che aiuta i contadini materani a scovare l’acqua per i campi.

33. Passannante, di Sergio Colabona, 2011

Film storico sulla figura dell’anarchico di idee mazziniane Giovanni Passannante, che progettò di uccidere Umberto I, il Re di un’Italia che aveva tradito gli ideali risorgimentali e le aspettative di nuove condizioni sociali per il Sud. Condannato a morte e poi imprigionato a vita nel manicomio criminale di Montelupo Fiorentino in condizioni disumane, il suo corpo fu utilizzato per studi di criminologia e il suo cranio esposto nel museo criminologico di Roma. Solo dopo un secolo tre uomini si battono per dargli una degna sepoltura.

34. Il ragioniere della mafia,di Federico Rizzo, 2013

Tratto dal romanzo di Donald Vergari, narra di un ragioniere licenziato che finisce per gestire i profitti mafiosi.

35. Noi e la Giulia, di Edoardo Leo, 2015

Tre uomini in crisi e sull’orlo del fallimento, aiutati da un giovane ghanese, un’aspirante cameriera in cinta ed un creditore, tentano di aprire un agriturismo. Finiscono per sequestrare un camorrista che pretende il pizzo, sotterrando la sua auto (una Giulia 1300, il cui stereo continua a suonare sottoterra) e altri giovani camorristi venuti a cercare il loro complice. Finché, scoperti dai capi camorristi, fuggono disseppellendo l’auto con l’aiuto degli amici del ghanese.

36. Ben-Hur, di Timur Bekmambetov, 2016

Il quinto adattamento cinematografico del romanzo omonimo di Lew Walace, incentrato sulle vicende dell’ebreo Giuda Ben-Hur e del suo fratello adottivo, il romano Messala, sulla persecuzione delgi ebrei da parte dei Romani e sula volontà del protagonista di vendicarsi del fratellastro che ha causato la condanna a morte della sua famiglia. Dopo la famosa corsa delle bighe, che ripete in toni minori quella più celebre del film del ’59 di William Wyler con Charlton Heston (11 Oscar), Ben-Hur comprende il messaggio di Cristo e perdona il fratellastro traditore.

37. Veloce come il vento, di Matteo Rovere, 2016

La passione per i motori scorre come la benzina nelle vene dei fratelli De Martino: Loris, ex pilota ormai dedito all’alcool e alle droghe, e Giulia, che ha ereditato il progetto paterno di vincere il campionato GT. Alla morte del padre Giulia rischia di perdere tutto, compresa la casa e l’auto con cui gareggia, ma il ritorno di Loris, un vero talento per la guida, la aiuterà a migliorare e a vincere e, soprattutto, a provare a riscostruire una famiglia. Una grande prova di recitazione di Stefano Accorsi e della stessa giovanissima Matilda De Angelis, in un film emozionante e ben diretto.

38. Wonder Woman, di Patty Jenkins, 2017

Diana, figlia di Ippolita regina delle Amazzoni, in epoca contemporanea realizza la missione che Zeus aveva dato a questo popolo di guerriere, ma anche capaci di vivere pacificamente, creandolo proprio per insegnare all’umanità l’armonia e per difenderla da Ares, il dio della guerra. Nelle atrocità dei tedeschi nella seconda guerra mondiale Diana riconosce l’opera di Ares redivivo e combatte insieme alle altre contro l’ufficiale tedesco che lo incarna, uccidendolo e riportando la pace tra gli umani, che sono si pieni di lati oscuri, ma anche capaci di bontà e generosità.

39. Maria Maddalena, di Garth Davis, 2018

Maria di Magdala, una giovane donna orfana di madre, sfugge al matrimonio combinatole dal padre e dai fratelli incontrando Gesù e seguendolo, fino ad essere testimone della sua morte e resurrezione e a testimoniare che la rivoluzione di Cristo si svolge nel cuore, perché “il regno dei cieli è come un seme… che continua ad alimentarsi e a crescere”.

40. Moschettieri del re – La penultima missione, di Giovanni Veronesi, 2018

Ispirato ai romanzi di Dumas, è un’avventurosa commedia sui moschettieri che cercano di salvare il Re Luigi XIV, ritratti in chiave autoironica.

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