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E’ il terzo documentario che ho visto di Cesare Israel Moscati dopo “I figli della Shoah”, “Suona ancora” e ogni volta ho provato forti emozioni. Ma con questo “Alle radici del male”, secondo me, c’è un salto di qualità e di profondità riguardo alla tematica dei sopravvissuti. Se nei due precedenti, infatti, ci si accostava con rispetto ed empatia alle drammatiche testimonianze dei figli, dei nipoti o dei vari parenti delle vittime, questa volta abbiamo assistito allo sgomento, all’indignazione e al dolore dei figli o dei nipoti dei carnefici nazisti accanto alle testimonianze delle persone della Comunità ebraica e, in alcuni casi, all’incontro di alcuni di loro per cercare di comprenderne in qualche modo le ragioni e per iniziare un dialogo. Perciò da questo confronto è emersa non solo la tragica situazione dei figli o dei parenti delle vittime dei crimini dei nazifascisti, ma è risultato ancora più potente l’impatto e la ricaduta del senso di colpa su chi è venuto a conoscere, il più delle volte a distanza di anni, la colpa dei propri padri o parenti e non crede che sarà mai possibile un perdono o una riparazione a tanto male. Ed alcuni, comunque, nonostante tutto, ci provano con dignità e rispetto. Ciò ha raddoppiato l’intensità delle emozioni. Questo è il nucleo più profondo del documentario: un viaggio a ritroso per risanare le radici del male e per trasformare il peso dell’odio o dei sensi di colpa nell’assunzione della responsabilità e nella trasformazione del dolore in qualcosa di creativo e di nuovo. L’immagine, tenera e dolce della bambina appena nata, tra le braccia di Pietro Terracina, icona dei sopravvissuti all’Olocausto, rappresenta questa fiducia e questa speranza in un futuro migliore. Allora assume un senso anche più ampio l’idea di far vedere questo filmato ai tanti giovani studenti che hanno poi elaborato le tematiche del documentario attraverso le loro produzioni creative, scritti, disegni, video, ecc., e che hanno partecipato con sensibilità ed entusiasmo a questo progetto. Mi auguro che altre iniziative così significative, che toccano il cuore ed i sentimenti, possano coinvolgere i giovani ed educarli al rispetto dell’altro, al dialogo ed alla pace. Giuliana Montesanto

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