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Regia: Samuel Benchetrit
Con: Isabelle Huppert, Valeria Bruni Tedeschi, Tassadit Mandi, Michael Pitt,Gustave de Kervern, Jules Benchetrit
Sceneggiatura: Samuel Benchetrit
Fotografia: Pierre Aïm
Montaggio: Thomas Fernandez
Produzione: La Caméra Deluxe, Maje Productions, Single Man Productions - Francia, 2016

 

La vita è un viaggio che può arenarsi nella solitudine e nel dolore. E talvolta è necessario un evento traumatico per farci decidere di riprendere la strada della solidarietà, dell’amicizia e dell’amore. E scoprire che dai contrasti, addirittura dagli opposti, possono nascere storie meravigliose.

 

Solitudine, caduta, condivisione, solidarietà, riparazione … sono le parole che racchiudono il senso di questo film lieve e discreto, che riaffiora vivo nella sua profondità solo dopo qualche giorno dall’averlo visto, e di cui fa piacere condividerele impressioni con gli amici. “Asphalte”, malamente tradotto nella versione italiana in “Il condominio dei cuori infranti”, getta uno sguardo nuovo sulle periferie e i suoi abitanti. Dice infatti Samuel Benchetrit, regista del film: “Ho vissuto la mia giovinezza in un quartiere popolare e posso affermare di non avere mai conosciuto un senso di solidarietà così forte come in periferia. Quando si parla di periferie vengono in bocca sempre le stesse parole: punizione, religione, scontro... E non si parla mai di amore. Eppure mi sembra evidente che la mancanza di amore sia la causa dei numerosi mali che oggi affliggono quei quartieri".

 

Siamo in una periferia qualunque di un qualunque paese dell’Europa del nord. Il palazzo è di quelli sbrecciati, a parallelepipedo anni ’80. Ogni appartamento contiene una storia e, tra queste, molte sono storie di solitudine. L’attenzione del regista si sofferma in particolare su quattro: un uomo schivo, testardo nella sua misantropia al punto di rifiutarsi di versare la sua quota per il nuovo ascensore solo per il fatto di abitare al primo piano;  un adolescente con una madresempre fuori casa,di cui ci accorgiamo solo per i soldi che ogni mattina, prima di uscire, lascia al figlio; un’attrice matura, sicuramente famosa in gioventù, che si trasferisce in questo palazzo popolarea seguito di sfortune amorose e professionali; una signora di origini algerine che sogna il ritorno dal carcere del figlio per poterlo nuovamente coccolare con il suo squisito couscous.

 

E ci sono altre due solitudini, fuori dal condominio in questione, che andranno ad unirsi e a interagire con le altre: un’infermiera del vicino ospedale, che ha scelto il turno di notte perché più consono al suo carattere introverso, e un astronauta … sì, un astronauta americano che per errore atterrerà con la sua navicella proprio sul tetto delpalazzo.Una galleria eterogenea di ritratti che condividono il sentimento forte di un vuoto da colmare, o il desiderio di lasciarsi alle spalle ricordi dolorosi.

 

Samuel Benchetrit, che ha scritto anche la sceneggiatura del film,fa incontrare a due a due questi sei personaggi in cerca d’amore: l’uomo schivo, che per uno stupido infortunio è finito su una sedia a rotelle, stringe una timida intesa notturna con l’infermiera solitaria; l’astronauta dallo sguardo sognante, ancora scosso per la sua esperienza ai confini tra scienza e spiritualità, è accolto e nutrito - in attesa che la Nasa lo venga a riprendere - dalladolce e materna donna algerina; l’attrice, che non accetta la perdita della giovinezza e dell’amore, si imbatte nei modi diretti e provocatori, ma sempre sinceri, dell’adolescente Charly, abbandonato a se stesso da una madre assente… Ed è interessante che il regista abbia fatto giocare - come dicono bene i francesi - questo ruolo al figlio Jules, avuto dal matrimonio conl’attrice Marie Trintignant, morta nel 2003 dopo le percosse subìte dalsuo nuovo compagno, il cantante Bertrand Cantat.

 

Da questi incontri nascono tre storie in cui è spesso presente l’elemento della caduta, reale o metaforica: chi è caduto dal cielo, chi da una sedia a rotelle, chi dal proprio piedistallo d’artista. Saràproprio nell'incontro con l’altro che i protagonisti del film troveranno un aiuto e una ragione per rialzarsi: come l’astronauta McKenzie, che ritroverà dolcemente la via di casa a colpi di affetto e di buon nutrimento;o l’introverso condomino Sternkowtiz, che scoprirà la forza di ripartiregrazie all’interesse che su di lui nutre la timidainfermiera; o ancora l’attrice Jeanne, che comprenderà la bellezza della maturità attraverso lo sguardo del giovane Charly,che a sua volta riparerà il vuoto della madre grazie all’incontro con la donna.

 

Ognuna di queste cadute porterà a una trasformazione,ma per arrivare a mettere in atto questa decisione,il regista sembra dirci che a volte è necessario venire in qualche modo “messi al muro” da un fatto esterno, da salutare in tal senso come provvidenziale: così John McKenzie è costretto a restare nascosto nell’appartamento della signora Hamida perché la Nasa non può rivelare di aver perso il suo astronauta; l’attrice è costretta a contattare il giovane dirimpettaio perché si è chiusa fuori casa; lo scontroso Sternkowitz incontra l’infermiera perché costretto a nutrirsi di notte ai distributori automatici del vicino ospedale in quantonon puòfarsi vedere usare l’ascensore dai vicini di casa.

 

Non serve addentrarsi oltre, nei dettagli di una sceneggiatura molto ben scritta e da apprezzare direttamente in sala. Quel che è importante sottolineare è come questofilm sia in grado di mettere lo spettatore nelle condizioni di prevedere la possibilità di trasformazioni e di immaginare soluzioni; tra destino, caso, decisione personale e apertura al cambiamento, l’autore ci suggerisce un mondo che riserva sempre un ampio ventaglio di occasioni: sta a noi scoprirle e farle nostre.

Tre storie diverse tra loro, insomma, macon un comune denominatore: il contatto umano e l’amore sono l’unica risposta possibile a una solitudine che, in forme e maniere diverse, caratterizza l'esistenza di ciascuno dei personaggi; l'amorevinceil mal di vivere dello schivo Sternkowtize dell’infermiera; il contatto umano scioglie il groppo alla gola dell’attrice e i nodi del giovane (con un momento di profonda autenticità nella meravigliosa scena in cui Isabelle Huppert recita di fronte alla camera digitale azionata dal ragazzo); la sinceritàdella madre algerina e la semplicità dei suoi gesti rendono dolce il ritorno alla realtà dell’astronauta, il cui atterraggio di fortunaviene accolto dalla donna come un dono venuto “dal cielo” per colmare il suo vuoto affettivo.

 

Ed è proprio la partenza dell'astronautasu un elicottero della Nasa, che si alza rumorosamente in volo tra i palazzi del quartiere, a spingeretutti i protagonisti ad affacciarsi,stupiti, alle rispettive finestre. Come a indicare che, forse, esiste un mondo anche al di là delle pareti di quel gigante di cemento; un mondo di cui ci si può fidare, per coglierne i momenti di poesia e di bellezza.

 

 

 

 

Ma non è finita: l’ultima scena del film ci vuole dire ancora una cosa, svelandoci finalmente l’origine del suono misterioso che si è spesso sentito nel film,e al quale ognuno dei personaggi ha voluto assegnare il suo significato personale, dando corpo ai propri fantasmi. No, quel suono non è niente di spaventoso o di minaccioso, ma il semplice sbattere del portellone di un container di detriti. La realtà è una cosa semplice, basta saperla leggere per quello che è, e non interpretarla facendoci condizionare dalle nostre paure.

 

Francesco Cantalupo

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