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La creatività
Come Counselor saremo spesso chiamati ad attingere al potenziale creativo:
per ideare un progetto di intervento,
per immaginare attività e laboratori,
per trovare soluzioni ai vari problemi pratici che emergono durante il percorso,
per concorrere alla creazione dell’opera che scaturirà dal progetto artistico che usiamo come mediatore dell’intervento.
La creatività, soprattutto,  ci sarà indispensabile per trovare di volta in volta il modo giusto di rapportarci sia alle persone con cui intessiamo la relazione d’aiuto che con i nostri colleghi e le altre figure professionali che partecipano al progetto: solo attingendo ad essa sarà possibile dare risposta alle “domande” affettive, esistenziali e relazionali che ci vengono poste ed affrontare le inevitabili dinamiche e conflitti che emergeranno lungo il cammino.
Infine, uno dei nostri compiti più importanti sarà quello di diventare stimolatori, mobilitatori, facilitatori della creatività altrui, individuale e corale.

L’uomo è l’animale capace, più di tutti gli altri, di “creare” il proprio mondo, il proprio spazio ambientale, trasformando, in questo processo, anche lo spazio ambientale altrui (delle altre specie, cioè).
Il potere <antropomorfico> (di rendere simile all’umano) della specie umana è tale che oggi contempliamo paesaggi <naturali> che mai sarebbero esistiti in assenza dell’uomo.
La specie umana è anche l’unica, per quanto ne sappiamo, che abbia creato strumenti atti a distruggere sé stessa ed il proprio mondo, sino alla possibilità di una catastrofe ecologica totale ed irreparabile.
La relazione tra creatività e distruzione è in effetti sottile ma nel contempo articolata. Innovare implica necessariamente sottrarre spazio alla tradizione, ed in ciò, inevitabilmente, distruggere parte di quanto sino ad allora era dato per certo.
Sul piano psicologico i molteplici legami tra creatività e distruttività sono probabilmente importanti nell’indirizzare l’esito degli sforzi creativi o, addirittura, nel condizionarne l’inibizione per timore delle conseguenze della propria audacia.
La creatività è, dopo tutto, una sfida all’ordine costituito, poiché conduce in ultima analisi alla competizione tra concezioni e modi di essere diversi.
I creativi, d’altra parte, sembrano talora volontariamente “indossare” il ruolo degli eccentrici (un esempio celebre fu il pittore Dalì) come strategia di difesa rispetto alla fama di sovversivi, ma anche a dimostrazione di una volontà di sfida nei confronti dello status quo (lo stesso Salvator Dalì o il compositore Cage).
Il rifiuto delle regole costituite rappresenta, in effetti, un elemento comune dei soggetti creativi, in mancanza del quale difficilmente sarebbero intrapresi progetti di innovazione.
La medesima attitudine può però favorire una più generale tendenza alla devianza, che alcuni ricercatori hanno riconosciuto come aspetto tra i più caratteristici della creatività. L’argomento è tuttora aspramente dibattuto, ma la maggiore propensione alla non convenzionalità ed originalità dei soggetti creativi potrebbe essere in parte spiegata proprio da tratti di psicopatologia più o meno eccentrici, sino allo sviluppo di disturbi mentali.
In effetti, già nell’Antica Grecia era notato un legame tra eccellenza creativa e tratti di personalità indicativi di malattia mentale. (Platone: il Dio parla attraverso la follia; ma la saggezza è necessaria a interpretarlo)
La medesima relazione tra creatività e malattia mentale potrebbe spiegare anche la tendenza all’antisocialità osservata in alcuni individui creativi. Esiste però un rapporto tra le modalità del pensiero creativo e quelle del pensiero primario che è caratteristico di molti deliri e situazioni regressive degli psicotici.
La creatività si può imparare?
Non è vero che la tecnica e l’apprendimento inquinino la purezza e la spontaneità della creatività.
Per realizzare qualcosa di nuovo c’è bisogno di un lungo cammino fatto di impegno, di ricerca e di fatica.
La spontaneità viene “dopo”. Prima bisogna imparare, e poi “dimenticare” e rompere gli schemi appresi.
La tecnica usata dalla pubblicità
Un pubblicitario famoso (Claude Hopkins) ha scritto del suo metodo:
"Prima studio a lungo la questione, accumulando notizie e informazioni, concentrandomi con il pensiero logico su tutto quello che concerne l’argomento. Poi, quando sono saturo, mi distacco dal compito e dall’argomento, penso ad altro, mi distraggo, gioco, quasi me ne dimentico… Poi ritorno sulla campagna da realizzare e lascio andare la fantasia. Allora escono fuori all’improvviso le idee."
Il brainstorming
lI brainstorming (letteralmente tempesta cerebrale, semanticamente tempesta di idee) è una tecnica di creatività di gruppo per far emergere idee volte alla risoluzione di un problema. Sinteticamente consiste, dato un problema, nel proporre ciascuno liberamente soluzioni di ogni tipo (anche strampalate o con poco senso apparente) senza che nessuna di esse venga minimamente censurata. La critica e l’eventuale selezione interverrà solo in un secondo tempo, quando la seduta di brainstorming è finita.
La dimensione culturale della creatività, quell’insieme complesso di fattori che rende possibile la comunicazione e la trasmissione delle conoscenze, comprese quelle più innovative, è un altro elemento importante della dimensione creativa.
Sia sul piano del riconoscimento dell’innovazione in quanto tale (non si danno “novità” se non per confronto con la tradizione), sia sul piano più propriamente ideologico. Innovare, il qualche modo, ed in un modo profondamente “politico”, implica trasformare la tradizione sino alla istituzione di una completamente nuova. Si pensi all’impatto delle teorie cosmologiche eliocentriche, contrapposte a quelle geocentriche, che mettevano, cioè, la Terra, anziché il Sole, al centro del nostro sistema celeste, e quindi, in tempi passati, dell’intero Universo. Questo processo di trasformazione implica anche un ri-orientamento delle coscienze, dei modi, cioè, di pensare, e quindi delle giustificazioni che sostengono i modi di agire, inclusi i rapporti sociali tra i singoli, i ceti, e le classi.
La creatività è importante per tanti motivi:
sia professionalmente, come counselor;
sia individualmente, come persone, quando dobbiamo risolvere un problema pratico, ma soprattutto un problema esistenziale, per il quale occorrono soluzioni nuove;
sia più in generale come esseri umani, perché è il nostro modo di partecipare alla “creazione” del mondo e dell’universo.
E’ ciò che ci rende “divini”, o simili a Dio.
Ha scritto Matthew Fox, (Creatività: dove il divino e l’umano si incontrano)
“Quando ci affidiamo alla creatività … diventiamo co-creatori.., creiamo con le altre forze della società, dell’universo e di Dio..”
“Quando creiamo, stiamo effettivamente co-creando con Dio e con le forze della creazione, ma in realtà stiamo co-creando Dio e le forze della creazione! E’ attraverso di noi che si manifestano …”

Tutto questo ci porta al tema del significato della Bellezza, ma questo sarà l'argomento di un prossimo articolo.

Massimo Calanca

 (vedi anche la lezione "Creatività e bellezza" su questo sito)

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