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E’ da tempo che ci stiamo occupando se c’è oggi la possibilità di riannodare i fili del rapporto padri figli  e in che modo. Lo affrontiamo  nei w. e.esperienziali  di antropologia e sophia-art  a Tragliata, nei pressi di Roma,in collaborazione con “Il Movimento per la vita come opera d’arte”, dove da tempo abbiamo iniziato un percorso alla scoperta del padre su vari temi: “Essere padre come capacità di assumere la responsabilità” con il film La nostra vita di D. Luchetti, ” I valori del padre per fondare una nuova comunità di persone” con il film Il figlio di L.e J.P. Dardenne , su “ Padri e figli: un dialogo per reinventare i valori” con il film Gran Torino di Clint Eastwood.Lo abbiamo sviluppato anche nel Corso ad Alvito dal titolo “Nel nome del padre” nell’ambito del progetto culturale Dentroterra  con i film L’uomo senza passato di A. Kaurismaki,Habemus papam di N. Moretti e Risorse umane di L. Cantet.
E’ per questo che siamo particolarmente attenti a tutti quei film che oggi affrontano il tema del rapporto padri figli, per cogliere, ogni volta, qualche segnale di una ricerca e di una riflessione comune.

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Perché uso l’arte nel mio lavoro di counselor?
L’obiettivo del counseling non è solo quello di aiutare le persone a trasformare e superare il loro disagio, ma anche di “aiutarle ad aiutarsi” per affrontare le difficoltà della vita e per vivere meglio.
Significa aiutarle a trovare in se stesse le capacità riparative e trasformative per uscire dal disagio sociale ed esistenziale e migliorare la qualità della propria vita. E significa aiutarle a  realizzare le proprie potenzialità e il proprio progetto; cioè a sviluppare la capacità autopoietica di realizzazione e di creazione di sé.
L’arte ha avuto spesso, nella storia e nelle varie culture, una funzione “terapeutica” e trasformativa, per i fruitori, per la società e per gli stessi artisti.
E’ ormai consapevolezza diffusa che essa può essere molto efficace nell’innescare processi autopoietici ed autotrasformativi, grazie proprio all’energia creativa che porta con sé, condensata in una particolare sintesi di forma e contenuto.
La relazione d’aiuto a mediazione artistica è antica quanto il mondo.
Dagli sciamani alla tragedia greca, dalle danze rituali ai riti dionisiaci, dai dervisci ai giullari, dalla commedia dell’arte al teatro, dall’arte visiva sacra e profana, fino alle arti-terapie contemporanee: l’arte ha sempre avuto, in un modo o nell’altro, anche una funzione catartica, trasformatrice e majeutica, che ha aiutato le persone e le società ad affrontare il male di vivere, a trascendere i propri limiti, a elaborare i propri lati oscuri, a unificare gli opposti che caratterizzano la vita e a trovare equilibri più avanzati e più armonici.

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