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La scuola di art counseling di CinemAvvenire ha realizzato nel 2013 alcuni corsi di formazione per i medici e il personale sanitario della USL Roma A. I corsi si sono svolti all’ospedale Nuova Regina Margherita di Viale Trastevere all’ospedale Eastman di Viale Regina Elena.
L’argomento centrale dei due corsi è stato il rapporto tra il personale sanitario ed i pazienti.
Le politiche di empowerment sono un efficace strumento, sempre più sviluppato, per migliorare l’efficacia delle organizzazioni sanitarie e, in particolare, la qualità della vita delle persone che in esse operano e sono coinvolte, sia operatori che utenti. Secondo l’Agenas (l’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali), l’empowerment costituisce uno strumento e al tempo stesso un fine della promozione della salute. Esso risponde alla necessità di creare nuove condizioni di lavoro affinché i lavoratori occupino una posizione centrale e acquisiscano “potere” e competenze per mobilitare energie, per realizzarsi e per rendere l’impresa sempre più competitiva. Per il Piano Nazionale Sanitario italiano, attraverso tale processo si punta ad erogare cure efficaci ed appropriate sotto il profilo clinico ed etico e, nel contempo, a garantire il massimo livello possibile di equità nell’uso delle risorse.
La formazione professionale finalizzata allo sviluppo dell’empowerment assume perciò un rilievo sempre maggiore. La proposta formativa realizzata dalla scuola di Art-Counseling di CinemAvvenire si è ispirata a queste considerazioni e consapevolezze, mirando a sviluppare le quattro dimensioni dell’empowerment: innanzitutto quella personale e quella interpersonale (che riguardano l’empowerment psicologico dei lavoratori, come singoli e come gruppo); in secondo luogo quella micro-ambientale e organizzativa (che riguarda l’empowerment finalizzato a migliorare l’efficacia dell’organizzazione sanitaria nel raggiungere i propri scopi); ed infine, anche se più sullo sfondo, quella macro-ambientale o sociopolitica (che riguarda l’empowerment finalizzato a migliorare la qualità di vita in generale e le connessioni tra le organizzazioni e le agenzie presenti nella comunità e sul territorio).
Il progetto
1. I destinatari (attraverso moduli differenziati):
        I. Personale infermieristico, assistenti sociali, terapisti della riabilitazione, ecc.
       II. Personale medico e psicologi.
2. Gli obiettivi
Il progetto si proponeva 4 obiettivi di fondo:
I. Migliorare l’empowerment personale dei singoli operatori, cioè l’autostima, la convinzione relativa all’efficacia della propria professionalità e delle proprie capacità relazionali rispetto agli utenti;
II. La prevenzione dello stress lavorativo, in particolare riferito al rapporto con la sofferenza;
III. Il miglioramento delle relazioni tra personale sanitario ed utenti attraverso l’implementazione di nuove modalità e tecniche relazionali, che favoriscano un contatto umano ed empatico;
IV. Lo sviluppo delle capacità di lavorare in gruppo, in modo collaborativo attraverso metodologie di creatività corale.
3. La metodologia
L’offerta formativa è stata caratterizzata da:
I. Lezioni teoriche frontali
II. Visione e commento di sequenze filmiche particolarmente significative per incentivare il coinvolgimento emotivo e cognitivo
III. Laboratori esperienziali sulla comunicazione
IV. Laboratori di elaborazione e gestione delle emozioni
  Ognuno dei corsi si è articolato in n. 2 moduli della durata di 6 ore ciascuno, per un totale di 12 ore a corso.
Le lezioni svolte per il personale sanitario sono state: la Persona, l’autostima e l’empowerment, di Massimo Calanca; la capacità di affrontare le proprie emozioni rispetto al dolore proteggendosi dallo stress, di Giuliana Montesanto; le motivazioni alla relazione d’aiuto, di Massimo Calanca; l’aiuto dell’altro nell’accoglienza, nell’autenticità e nel rispetto, di Giuliana Montesanto; il contatto empatico nella relazione tra operatore sanitario e paziente, di Teresa Catarci; l’ascolto attivo, la comunicazione verbale e non verbale, di Laura Mancinelli; il lavoro di gruppo e la creatività corale, di Massimo Calanca.
Le lezioni per il corso dei medici sono state (oltre alla prima in comune tra i due corsi): il dolore e la trasformazione, di Giuliana Montesanto; i meccanismi di difesa dell’Io, i neuroni specchio e l’empatia, di Massimo Calanca; la relazione tra la persona medico/psicologo e la persona paziente, di Teresa Catarci; oltre la paura del diverso: la comunicazione interculturale, di Giuliana Montesanto; la psicologia dei gruppi: leadership e coralità, di Laura Mancinelli e fare rete: Il rapporto tra l’azienda e il territorio, di Massimo Calanca.
Hanno accompagnato le lezioni sequenze dai film: Patch Adams, Quasi amici, Ricomincio da tre, Il giardino segreto, Qualcosa è cambiato, Anan, il senza nome, Nel bel mezzo di un gelido inverno, Il grande dittatore e alcuni filmati realistici di visite ed incontri tra medici e pazienti.
I partecipanti ai corsi per il personale sanitario sono stati circa 30 a corso, tra infermieri, terapisti della riabilitazione, tecnici di laboratorio e assistenti sociali. Ai corsi per medici e psicologi hanno partecipato ogni volta circa 25 persone, tra medici di reparto, psichiatri, oncologi, pediatri e psicologi.
I corsi sono stati accolti con una attenzione e un interesse particolari, sia dal personale sanitario che dai medici e da parte di tutti i partecipanti è stato sottolineata la novità delle materie trattate e l’ efficacia del metodo utilizzato. Si è creato un clima particolare ed una relazione empatica tra i partecipanti e con i docenti, tanto che da parte di molti è stata avanzata con insistenza e convinzione la proposta di ripetere e sviluppare i corsi di CinemAvvenire per la sanità.
Per noi questa esperienza è stata la conferma dell’efficacia del metodo che utilizziamo nella Scuola di Art-Counseling e, dopo l'esperienza positiva di formazione avuta con la giunta e i dirigenti di un comune di 50.000 abitanti nel febbraio scorso, ci ha incoraggiato ad aprire un settore nuovo di intervento nella formazione "aziendale", con progetti anche di corsi dedicati all’aggiornamento del personale sanitario e dei medici, per i quali la legge prevede annualmente la necessità di un certo numero di ore di aggiornamento e di acquisizione di crediti formativi (ECM). Nel caso dei nostri corsi sono stati concessi ai partecipanti, dall’Agenas, 12 crediti formativi.

Massimo Calanca

Sabato 9 e domenica 10 marzo week end residenziale nel Borgo di Tragliata

Alla scoperta del padre – capitolo IV: il sogno come progetto di mondo

 

Proseguendo l’esplorazione della figura paterna, in questa occasione vogliamo centrarci su una qualità propria del padre: la capacità di coltivare il sogno di una visione di mondo da realizzare.
Se la funzione materna è di “mettere al mondo”, quella paterna è di “immettere nel mondo”,  cioè il padre rappresenta il terzo polo nel triangolo familiare che attira a sé il figlio e lo separa dalla madre, stabilendo un ponte verso l’esterno, verso il mondo.

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L’alfabetizzazione emotiva nella scuola con il cinema e con l’audiovisivo.

di Giuliana Montesanto

In un recente articolo su La Repubblica intitolato La scuola delle emozioni si è parlato di una materia in più che viene insegnata da qualche tempo in America: l’educazione emotiva.

“ La piccola rivoluzione che mette al centro delladidattica l’intelligenza emotiva, secondo la definizione del best seller dello psicologo Daniel Goleman, si appoggia su basi scientifiche e sta conquistando sempre più consensi….” Dopo anni di ricerche ed esperimenti non ci sono più dubbi: sappiamo che le emozioni possono migliorare o ostacolare la capacità di apprendimento….se riusciremo a insegnare ai nostri ragazzi l’autocontrollo, tra vent’anni avremo un mondo migliore”.

( La Repubblica 20/1/2014,pag.26 )

Noi siamo contenti che queste pratiche vengano riprese e che le ricerche continuino, nonostante che la diffusione della teoria dell’intelligenza emotiva di D. Goleman risalga prima in America e poi in Italia agli anni ’70 e poi abbia avuto alterne vicende, momenti di entusiasmo e momenti di silenzio…

E ci spiace, nello stesso tempo, che la scuola italiana in crisi e sopraffatta dal disagio degli alunni e dal carico pesante di tanti docenti, abbia spesso dissipato esperienze preziose come quella del primo Piano nazionale triennale della didattica del linguaggio cinematografico ed audiovisivo sviluppato negli anni 1999-2001, i vari progetti sull’Educazione emotiva svolti con entusiasmo ed accuratezza da molti, ed i progetti di Alfabetizzazione emotiva dell’Associazione CinemAvvenire con il Comune di Roma, con tante scuole di ogni ordine e grado nel Lazio e in Toscana, con il coinvolgimento positivo anche di tanti genitori, i progetti realizzati da molti insegnanti, le tesi di laurea o di diploma svolte da chi si è appassionato a questa metodologia, tanto che ne abbiamo fatto materia di insegnamento anche nella Scuola di art counseling, a Roma, che forma operatori che lavorano nel sociale.

L’epoca attuale presenta, nella trasmissione di valori, riferimenti e ideali sempre più particolari, varie difficoltà per diversi motivi. C’è una sorta di “inceppamento” nella trasmissione culturale. Paradossalmente, mentre c’è una rilevanza delle comunicazioni di massa, c’è una diminuzione della capacità comunicativa tra le persone, tra i giovani e gli adulti.
La comunicazione di massa, per sua natura, tocca solo la superficie del tessuto di valori, che è il bagaglio indispensabile per la crescita. Vengono intercettati spesso messaggi plurimi e contraddittori, che non aiutano a far esprimere le potenzialità umane presenti in ciascun individuo e molti modelli esaltano il principio del piacere e l’onnipotenza, rendendo quindi più difficile la crescita e la maturazione attraverso un serio confronto con la realtà e con i limiti e le frustrazioni della vita.
In questa nostra epoca sempre più caotica di messaggi, però, noi in particolare utilizziamo il cinema d’arte e di qualità e in genere il linguaggio cinematografico, sia come valori veicolati che come tecnica, in modo consapevole e critico, utilizzando costruttivamente e non solo subendo ciò che la società attuale mette contraddittoriamente a nostra disposizione.

E abbiamo messo a punto una nostra metodologia, denominata “ Crescere con le immagini”, che risulta piacevole ed efficace per riconoscere emozioni e sentimenti, saperli gestire ed utilizzarli, imparando a scegliere e a decidere in modo consapevole e costruttivo.

Siamo convinti che la scuola possa diventare un punto di riferimento forte, possa trovare forme di coinvolgimento finalizzate alla promozione di atteggiamenti positivi sul piano affettivo, relazionale e comportamentale.
Ma è necessario che vi siano delle occasioni culturali e formative finalizzate a creare una collaborazione all’interno della scuola, delle classi e tra genitori e scuola, in cui si favorisca il dibattito e lo scambio, sia resa più autentica o migliori la comunicazione, venga allargata l’area di intervento educativo nei confronti delle famiglie e si crei un clima di incontro, di reciprocità e di collaborazione tra persone e istituzioni coinvolte nel processo educativo, in modo che tutti si sentano parti di valore e attive nello stesso organismo, pur in ruoli e in funzioni diversi.
Cosa significa crescere con le immagini? 
Significa rendersi conto che le immagini esprimono sensazioni, sentimenti, emozioni, punti di vista sulla realtà, idee. Si può riflettere su cosa gli artisti si interrogano e quali risposte danno ai problemi e ai conflitti della esistenza umana. Con la visione di film d’arte e di qualità si può fare un efficace lavoro sulle emozioni e sui valori. 
È importante perciò utilizzare le grandi potenzialità di questi linguaggi e realizzare un’alfabetizzazione non solo al linguaggio cinematografico e audiovisivo, ma soprattutto ai sentimenti e alle emozioni, arrivando a una “intelligenza emotiva” e a una più armonica formazione della Persona.


Vedi lettura de Il giardino segreto

Vedi lettura de La gabbianella e il gatto

Vedi lettura de Gli anni in tasca

di Giuliana Montesanto

Quando Corine dice di sé che la fotografia non è professione ma solo passione non è questione di umiltà e quindi di una certa reticenza ad entrare più consapevolmente in un altro territorio. Piuttosto ritiene le sue foto frammenti esistenziali, testimonianze di vita, di situazioni, espressione di vissuti.

Nata ad Abidjan nel 1960, Corine Veysselier vive e lavora in Italia dal 1985. Nel 2010 inizia a scattare, seguendo “colpi di cuore”, oltre a quello che poi capirà essere un percorso di crescita interna. Le sue foto, oltre che il suo sguardo, riescono a comunicare il suo sentire ed è un sentire intenso, “ diventano la necessità profonda per esprimere le emozioni del presente”….è necessario guardare il mondo, non solo vederlo …perchè le fotografie sono appunti di un breve viaggio verso l’eternità”. Non entrando nel merito della loro struttura, pur parlando Corine spesso e precisamente del contesto o dei referenti, le sue fotografie sono spesso la trasformazione travagliata di qualcosa che le appartiene come storia, come relazione, come modo di sentire e vivere le cose. Ed è per questo che si può allora parlare di quella che chiamiamo “ arte di vivere”, cioè l’attività umana per eccellenza che crea soluzioni nuove e nuovo senso e, soprattutto, tesse la tela dell’anima.

"Angolo remoto- Riflessioni”

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