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Week end antropologico e di sophia-art sul film Invictus, di Clint Eastwood

Sabato 8 e domenica 9 marzo nel Borgo di Tragliata, CinemAvvenire e il Movimento per la vita come opera d’arte organizzano un Week end antropologico e di sophia art sul tema: “Alla scoperta del padre – capitolo 4°. Il sogno come progetto di mondo”.
Proseguendo l’esplorazione della figura paterna (siamo, appunto, al capitolo 4° di questa ricerca corale), in questa occasione vogliamo centrarci su una qualità propria del padre: la capacità di coltivare il sogno di una visione di mondo da realizzare.
Se la funzione materna è di “mettere al mondo”, quella paterna è di “immettere nel mondo”,  cioè il padre rappresenta il terzo polo nel triangolo familiare che attira a sé il figlio e lo separa dalla madre, stabilendo un ponte verso l’esterno, verso il mondo.
Il principio materno si esprime nella creatività naturale e nella cura della vita, il principio paterno promuove la crescita spirituale che si esplica nello sviluppo della libertà e del superamento dei propri limiti verso la realizzazione del proprio progetto.
Anche se il principio materno e paterno appartengono, in varie misure, sia alle donne che agli uomini, il padre in particolare è promotore di una visione etica della vita che, senza negarlo, spinge al superamento dell'interesse immediato ed individuale in vista della realizzazione di un progetto più grande.
Molti giovani e adulti oggi sembrano incapaci di trovare in se stessi delle ragioni profonde della loro esistenza e la speranza di abitare un mondo migliore.
Oggi come non mai è necessario sviluppare in ognuno di noi una visione etica della vita e del mondo, sia a livello individuale che collettivo, per realizzare i sogni piccoli o grandi di cui siamo portatori. Ci interrogheremo su questo tema prendendo spunto dal film Invictus, di Clint Eastwood.

Qualcuno ha scritto che se il mondo avesse bisogno di un padre, questo potrebbe essere Nelson Mandela.
Egli infatti, sostenuto dalla forza incrollabile di un sogno, ha battuto in Sudafrica la politica dell'apartheited dei bianchi Afrikaner, imposta con una forza ed una violenza che apparivano invincibili.
Il film Invictus di Clint Eastwood, tra i tanti episodi che hanno segnato il cammino di liberazione  e di unificazione del Sudafrica, si incentra su un momento decisivo della presidenza di Mandela. Egli infatti, vittorioso alle elezioni dopo ventisette anni  di violenze subite in carcere, capisce che il suo sogno di creare una nazione realmente nuova passa per la riconciliazione tra i bianchi ed i neri, ossia per il superamento del rancore per le ingiustizie e le violenze subite ed agite.
Uno dei primi atti del presidente Mandela è stato l'istituzione della Commissione per la verità e la riconciliazione presieduta dal vescovo Desmond Tutu. Essa basava la propria azione sulla pratica africana dell'Ubuntu, che nella lingua Zulu significa umanità ed è simile al perdono cristiano, e che indica una sequenza di passaggi dall'ammissione della colpa, al perdono, fino alla riconciliazione tra antichi nemici ed il cui scopo era di evitare il perpetuarsi di odi, ritorsioni e vendette.
Come convincere tutti che un percorso di giustizia non si traduca in vendetta, ma porti alla riconciliazione? Come portare tutto un popolo, ferito e diviso alla unificazione ed alla consapevolezza di una comune appartenenza?
Come il film ci mostra, Mandela dimostra grande saggezza nel mettere il potere aggregante dello sport al servizio del processo di riunificazione del paese, cogliendo l'occasione dei mondiali di rugby che si sarebbero svolti in Sudafrica. Per raggiungere il suo scopo, Mandela si rivolge al capitano della squadra degli  Springbox, Francoise Pieenar, conquistandolo al suo sogno insieme a tutta la squadra.
Non a caso Mandela sceglie lo sport dei bianchi, usciti sconfitti alle prime elezioni democratiche del paese e che dovevano essere riconquistati alla causa nazionale, così come i neri dovevano essere aiutati a superare l'odio ed il desiderio di vendetta.
Ventisette anni di carcere in tre metri quadrati di cella, di lavori forzati, di violenze subite, come è possibile attraversarli e poi superare la vendetta? Pieenar riesce a comprendere la grandezza del sogno di Mandela ed a farlo suo, perché riesce a sentire la sua forza morale espressa dalle parole della poesia Invictus (mai vinto) di  W. E. Henley, che Mandela gli dona:
Non importa quanto stretto sia il percorso,
quanto piena di castighi sia la vita.
Io sono il padrone del mio destino,
Io sono il capitano della mia anima.
Mandela non si limitò a riscattare i sudafricani neri dalla tirannia, ma riuscì anche a redimere dalle loro colpe i sudafricani bianchi, per questo fu riconosciuto un padre da Pieenar e da tutto il popolo sudafricano.
Mandela è l'espressione massima della capacità di realizzare un sogno, superando l'odio e le scissioni che la storia porta con sé ed in questo senso può essere il simbolo della possibilità, per ognuno di noi, di incontrare il proprio principio paterno, che ci guidi nella realizzazione dei nostri sogni.

Il programma:
Sabato 8
Ore 14,30 – Iscrizione al laboratorio e assegnazione delle stanze
Ore 15,00 – proiezione del film Invictus, di Clint Eastwood
Ore 22,00 Gli ultrà: curva nord contro curva sud.
Ore 17,30 – pausa
Ore 18 – dibattito antropologico
Ore 20,30 – cena
Ore 22,00 – Gli ultrà: curva nord contro curva sud – gioco condotto dai tirocinanti della scuola di art counseling di CinemAvvenire.

Domenica 9
Ore 9,30 – inizio dei lavori
Tema del giorno: Io sono il capitano della mia anima

Prima tappa: Nati con la camicia: la difesa dei propri privilegi

Seconda tappa: “Adda venì baffone”: la giustizia come invidia e vendetta

terza tappa: io ho un sogno, noi abbiamo un sogno...

Ore 13,30 . pranzo
Ore 15,30 – comunicazione corale dei vissuti del week end.

I conduttori:
Massimo Calanca: psicologo, psicoterapeuta, antropologo didatta, esperto di cinema;
Luciana Margani: psicologa, sophia-analista, antropologa esistenziale, insegnante di Yoga;
Giuliana Montesanto: psicologa, psicoterapeuta, antropologa didatta, esperta di cinema;
Sandro Papi: psicologo, sophia-analista, antropologo esistenziale.

I week end antropologici e di sophia art si propongono come un campo di energia corale trasformativa, volto a favorire lo sviluppo della persona, attraverso il metodo creativo-artistico applicato alla vita secondo i principi e i valori dell’antropologia personalistica esistenziale.

Il costo per la partecipazione ai lavori è di 80 euro.
Il costo del pernottamento è di 40 euro in camera doppia, di 60 in camera singola.
Il costo di ogni songolo pasto (cena del sabato e pranzo della domenica) è di 25 euro. E’ richiesto un anticipo di 20 euro all’atto della prenotazione.
Per informazioni e prenotazioni: Associazione CinemAvvenire, 06.44362602 – Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Il Borgo di Tragliata si trova in Via del Casale di Tragliata n. 23, nel comune di Fiumicino (RM).

La scuola di art counseling di CinemAvvenire ha realizzato nel 2013 alcuni corsi di formazione per i medici e il personale sanitario della USL Roma A. I corsi si sono svolti all’ospedale Nuova Regina Margherita di Viale Trastevere all’ospedale Eastman di Viale Regina Elena.
L’argomento centrale dei due corsi è stato il rapporto tra il personale sanitario ed i pazienti.
Le politiche di empowerment sono un efficace strumento, sempre più sviluppato, per migliorare l’efficacia delle organizzazioni sanitarie e, in particolare, la qualità della vita delle persone che in esse operano e sono coinvolte, sia operatori che utenti. Secondo l’Agenas (l’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali), l’empowerment costituisce uno strumento e al tempo stesso un fine della promozione della salute. Esso risponde alla necessità di creare nuove condizioni di lavoro affinché i lavoratori occupino una posizione centrale e acquisiscano “potere” e competenze per mobilitare energie, per realizzarsi e per rendere l’impresa sempre più competitiva. Per il Piano Nazionale Sanitario italiano, attraverso tale processo si punta ad erogare cure efficaci ed appropriate sotto il profilo clinico ed etico e, nel contempo, a garantire il massimo livello possibile di equità nell’uso delle risorse.
La formazione professionale finalizzata allo sviluppo dell’empowerment assume perciò un rilievo sempre maggiore. La proposta formativa realizzata dalla scuola di Art-Counseling di CinemAvvenire si è ispirata a queste considerazioni e consapevolezze, mirando a sviluppare le quattro dimensioni dell’empowerment: innanzitutto quella personale e quella interpersonale (che riguardano l’empowerment psicologico dei lavoratori, come singoli e come gruppo); in secondo luogo quella micro-ambientale e organizzativa (che riguarda l’empowerment finalizzato a migliorare l’efficacia dell’organizzazione sanitaria nel raggiungere i propri scopi); ed infine, anche se più sullo sfondo, quella macro-ambientale o sociopolitica (che riguarda l’empowerment finalizzato a migliorare la qualità di vita in generale e le connessioni tra le organizzazioni e le agenzie presenti nella comunità e sul territorio).
Il progetto
1. I destinatari (attraverso moduli differenziati):
        I. Personale infermieristico, assistenti sociali, terapisti della riabilitazione, ecc.
       II. Personale medico e psicologi.
2. Gli obiettivi
Il progetto si proponeva 4 obiettivi di fondo:
I. Migliorare l’empowerment personale dei singoli operatori, cioè l’autostima, la convinzione relativa all’efficacia della propria professionalità e delle proprie capacità relazionali rispetto agli utenti;
II. La prevenzione dello stress lavorativo, in particolare riferito al rapporto con la sofferenza;
III. Il miglioramento delle relazioni tra personale sanitario ed utenti attraverso l’implementazione di nuove modalità e tecniche relazionali, che favoriscano un contatto umano ed empatico;
IV. Lo sviluppo delle capacità di lavorare in gruppo, in modo collaborativo attraverso metodologie di creatività corale.
3. La metodologia
L’offerta formativa è stata caratterizzata da:
I. Lezioni teoriche frontali
II. Visione e commento di sequenze filmiche particolarmente significative per incentivare il coinvolgimento emotivo e cognitivo
III. Laboratori esperienziali sulla comunicazione
IV. Laboratori di elaborazione e gestione delle emozioni
  Ognuno dei corsi si è articolato in n. 2 moduli della durata di 6 ore ciascuno, per un totale di 12 ore a corso.
Le lezioni svolte per il personale sanitario sono state: la Persona, l’autostima e l’empowerment, di Massimo Calanca; la capacità di affrontare le proprie emozioni rispetto al dolore proteggendosi dallo stress, di Giuliana Montesanto; le motivazioni alla relazione d’aiuto, di Massimo Calanca; l’aiuto dell’altro nell’accoglienza, nell’autenticità e nel rispetto, di Giuliana Montesanto; il contatto empatico nella relazione tra operatore sanitario e paziente, di Teresa Catarci; l’ascolto attivo, la comunicazione verbale e non verbale, di Laura Mancinelli; il lavoro di gruppo e la creatività corale, di Massimo Calanca.
Le lezioni per il corso dei medici sono state (oltre alla prima in comune tra i due corsi): il dolore e la trasformazione, di Giuliana Montesanto; i meccanismi di difesa dell’Io, i neuroni specchio e l’empatia, di Massimo Calanca; la relazione tra la persona medico/psicologo e la persona paziente, di Teresa Catarci; oltre la paura del diverso: la comunicazione interculturale, di Giuliana Montesanto; la psicologia dei gruppi: leadership e coralità, di Laura Mancinelli e fare rete: Il rapporto tra l’azienda e il territorio, di Massimo Calanca.
Hanno accompagnato le lezioni sequenze dai film: Patch Adams, Quasi amici, Ricomincio da tre, Il giardino segreto, Qualcosa è cambiato, Anan, il senza nome, Nel bel mezzo di un gelido inverno, Il grande dittatore e alcuni filmati realistici di visite ed incontri tra medici e pazienti.
I partecipanti ai corsi per il personale sanitario sono stati circa 30 a corso, tra infermieri, terapisti della riabilitazione, tecnici di laboratorio e assistenti sociali. Ai corsi per medici e psicologi hanno partecipato ogni volta circa 25 persone, tra medici di reparto, psichiatri, oncologi, pediatri e psicologi.
I corsi sono stati accolti con una attenzione e un interesse particolari, sia dal personale sanitario che dai medici e da parte di tutti i partecipanti è stato sottolineata la novità delle materie trattate e l’ efficacia del metodo utilizzato. Si è creato un clima particolare ed una relazione empatica tra i partecipanti e con i docenti, tanto che da parte di molti è stata avanzata con insistenza e convinzione la proposta di ripetere e sviluppare i corsi di CinemAvvenire per la sanità.
Per noi questa esperienza è stata la conferma dell’efficacia del metodo che utilizziamo nella Scuola di Art-Counseling e, dopo l'esperienza positiva di formazione avuta con la giunta e i dirigenti di un comune di 50.000 abitanti nel febbraio scorso, ci ha incoraggiato ad aprire un settore nuovo di intervento nella formazione "aziendale", con progetti anche di corsi dedicati all’aggiornamento del personale sanitario e dei medici, per i quali la legge prevede annualmente la necessità di un certo numero di ore di aggiornamento e di acquisizione di crediti formativi (ECM). Nel caso dei nostri corsi sono stati concessi ai partecipanti, dall’Agenas, 12 crediti formativi.

Massimo Calanca

Sabato 9 e domenica 10 marzo week end residenziale nel Borgo di Tragliata

Alla scoperta del padre – capitolo IV: il sogno come progetto di mondo

 

Proseguendo l’esplorazione della figura paterna, in questa occasione vogliamo centrarci su una qualità propria del padre: la capacità di coltivare il sogno di una visione di mondo da realizzare.
Se la funzione materna è di “mettere al mondo”, quella paterna è di “immettere nel mondo”,  cioè il padre rappresenta il terzo polo nel triangolo familiare che attira a sé il figlio e lo separa dalla madre, stabilendo un ponte verso l’esterno, verso il mondo.

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L’alfabetizzazione emotiva nella scuola con il cinema e con l’audiovisivo.

di Giuliana Montesanto

In un recente articolo su La Repubblica intitolato La scuola delle emozioni si è parlato di una materia in più che viene insegnata da qualche tempo in America: l’educazione emotiva.

“ La piccola rivoluzione che mette al centro delladidattica l’intelligenza emotiva, secondo la definizione del best seller dello psicologo Daniel Goleman, si appoggia su basi scientifiche e sta conquistando sempre più consensi….” Dopo anni di ricerche ed esperimenti non ci sono più dubbi: sappiamo che le emozioni possono migliorare o ostacolare la capacità di apprendimento….se riusciremo a insegnare ai nostri ragazzi l’autocontrollo, tra vent’anni avremo un mondo migliore”.

( La Repubblica 20/1/2014,pag.26 )

Noi siamo contenti che queste pratiche vengano riprese e che le ricerche continuino, nonostante che la diffusione della teoria dell’intelligenza emotiva di D. Goleman risalga prima in America e poi in Italia agli anni ’70 e poi abbia avuto alterne vicende, momenti di entusiasmo e momenti di silenzio…

E ci spiace, nello stesso tempo, che la scuola italiana in crisi e sopraffatta dal disagio degli alunni e dal carico pesante di tanti docenti, abbia spesso dissipato esperienze preziose come quella del primo Piano nazionale triennale della didattica del linguaggio cinematografico ed audiovisivo sviluppato negli anni 1999-2001, i vari progetti sull’Educazione emotiva svolti con entusiasmo ed accuratezza da molti, ed i progetti di Alfabetizzazione emotiva dell’Associazione CinemAvvenire con il Comune di Roma, con tante scuole di ogni ordine e grado nel Lazio e in Toscana, con il coinvolgimento positivo anche di tanti genitori, i progetti realizzati da molti insegnanti, le tesi di laurea o di diploma svolte da chi si è appassionato a questa metodologia, tanto che ne abbiamo fatto materia di insegnamento anche nella Scuola di art counseling, a Roma, che forma operatori che lavorano nel sociale.

L’epoca attuale presenta, nella trasmissione di valori, riferimenti e ideali sempre più particolari, varie difficoltà per diversi motivi. C’è una sorta di “inceppamento” nella trasmissione culturale. Paradossalmente, mentre c’è una rilevanza delle comunicazioni di massa, c’è una diminuzione della capacità comunicativa tra le persone, tra i giovani e gli adulti.
La comunicazione di massa, per sua natura, tocca solo la superficie del tessuto di valori, che è il bagaglio indispensabile per la crescita. Vengono intercettati spesso messaggi plurimi e contraddittori, che non aiutano a far esprimere le potenzialità umane presenti in ciascun individuo e molti modelli esaltano il principio del piacere e l’onnipotenza, rendendo quindi più difficile la crescita e la maturazione attraverso un serio confronto con la realtà e con i limiti e le frustrazioni della vita.
In questa nostra epoca sempre più caotica di messaggi, però, noi in particolare utilizziamo il cinema d’arte e di qualità e in genere il linguaggio cinematografico, sia come valori veicolati che come tecnica, in modo consapevole e critico, utilizzando costruttivamente e non solo subendo ciò che la società attuale mette contraddittoriamente a nostra disposizione.

E abbiamo messo a punto una nostra metodologia, denominata “ Crescere con le immagini”, che risulta piacevole ed efficace per riconoscere emozioni e sentimenti, saperli gestire ed utilizzarli, imparando a scegliere e a decidere in modo consapevole e costruttivo.

Siamo convinti che la scuola possa diventare un punto di riferimento forte, possa trovare forme di coinvolgimento finalizzate alla promozione di atteggiamenti positivi sul piano affettivo, relazionale e comportamentale.
Ma è necessario che vi siano delle occasioni culturali e formative finalizzate a creare una collaborazione all’interno della scuola, delle classi e tra genitori e scuola, in cui si favorisca il dibattito e lo scambio, sia resa più autentica o migliori la comunicazione, venga allargata l’area di intervento educativo nei confronti delle famiglie e si crei un clima di incontro, di reciprocità e di collaborazione tra persone e istituzioni coinvolte nel processo educativo, in modo che tutti si sentano parti di valore e attive nello stesso organismo, pur in ruoli e in funzioni diversi.
Cosa significa crescere con le immagini? 
Significa rendersi conto che le immagini esprimono sensazioni, sentimenti, emozioni, punti di vista sulla realtà, idee. Si può riflettere su cosa gli artisti si interrogano e quali risposte danno ai problemi e ai conflitti della esistenza umana. Con la visione di film d’arte e di qualità si può fare un efficace lavoro sulle emozioni e sui valori. 
È importante perciò utilizzare le grandi potenzialità di questi linguaggi e realizzare un’alfabetizzazione non solo al linguaggio cinematografico e audiovisivo, ma soprattutto ai sentimenti e alle emozioni, arrivando a una “intelligenza emotiva” e a una più armonica formazione della Persona.


Vedi lettura de Il giardino segreto

Vedi lettura de La gabbianella e il gatto

Vedi lettura de Gli anni in tasca

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