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C’è sempre un’occasione che la vita ci pone davanti. Tocca a noi coglierla.

 

GIGOLO’ PER CASO (FADING GIGOLO’, Usa 2013)
Regia di John Turturro
Con Woody Allen, John Turturro, Vanessa Paradis, Sharon Stone, Sofia Vergara, Liev Schreiber


AVIGAL
Dietro a un percorso trasformativo c’è sempre un’occasione che la vita offre - e che è necessario cogliere al volo - per costruire, intorno ad essa, il cambiamento. Per questo motivo, tra i personaggi di “Gigolò per caso” la figura che più mi ha colpito è quella di Avigal, la vera protagonista di questa commedia lieve e poetica, che usa un divertente pretesto per parlare di amicizia, solitudine e amore.
Siamo a Brooklyn. Avigal è la vedova di un rabbino della comunità ortodossa di New York. Vive ritirata dal mondo, stretta nelle regole di una religione che non prevede per la donna nessuna possibilità di realizzarsi in quanto persona. Avigal conserva accesa però, in una parte segreta di sé, la fiamma della curiosità e la speranza che prima o poi si presenti l’occasione di vivere la sua vita. Sarà la figura di Murray a mettere in moto tutto.
Murray, un libraio ebreo di settant’anni, è costretto a chiudere per debiti il suo storico negozio. Mentre impacchetta i libri con l'amico fioraio Fioravante, anche lui a corto di soldi, ha un’idea, nata da una confidenza fattagli dalla sua dottoressa: per realizzarla coinvolge l’amico cinquantenne, che ha sempre un gran successo con le donne, in un’originale società d’affari in cui lui, Murray, sarà il procacciatore delle clienti, e l’altro, Fioravante, il gigolò sensibile e maturo, perfetto per il variegato e insoddisfatto campionario femminile di New York. In realtà la storia di questo fading gigolò è solo una metafora per parlare, con la leggerezza tipica della commedia brillante, ma senza alcuna superficialità, del desiderio e delle difficoltà di lasciarsi andare all’amore.

L’AMICIZIA
Che la bellezza dell’amicizia stia nel fatto di essere al tempo stesso un incontro di affinità, una ricerca tra opposti e un rimando di proiezioni, lo dimostra bene questo film: da un lato Murray, verosimilmente giunto alla pace dei sensi (nella sua nuova famiglia è più un nonno che un padre); dall’altro il cinquantenne fioraio, dalle indubbie qualità di seduttore, attraverso il quale l’amico vuole non solo pareggiare i conti in rosso, ma, soprattutto, rivivere il brivido di un eros ormai lontano. E’ un’amicizia la loro fondata su basi di sincerità e di rispetto che, oltre a scaldare il cuore, permette anche di sperimentare parti di sé che altrimenti, da soli, non si avrebbe la forza di fare: per mancanza di occasioni o per la paura di rischiare. Lungo l’arco di tutto il film l’unica vera coppia che si incontra in effetti è quella formata da Murray e Fioravante. Il resto è un elenco, declinato al femminile, di tante solitudini: la dottoressa bella e matura dallo stanco ménage, la vampira latina che usa il sesso come sfida e competizione con il maschio, la riservata vedova che, pur se imbrigliata nelle maglie della cultura e della religione ebrea ortodossa, diventerà la vera protagonista del film.

LA TRASFORMAZIONE
Avigal è un passo più avanti delle altre donne; è consapevole infatti che sarà solo nell’amore che la sua solitudine potrà essere sconfitta. E quando Murray le suggerisce come rimedio alla tristezza i casti servizi professionali di un massaggiatore, Avigal accetta e, contravvenendo coraggiosamente alle dure regole imposte, inizia a frequentare Fioravante. Qui avviene il vero cambio di pagina della sua vita. Grazie alla grande capacità di ascolto dell’uomo, Avigal riesce ad affidarsi a lui e ad entrare in contatto con il profondo dolore che prova per non essere stata mai amata. E piange finalmente tutta la sua solitudine. Solo da quel punto potrà pensare di ripartire.
Ma non sarà con lui, anche se tra di loro si è creata empatia e affetto. Anzi, forse Fioravante si è addirittura invaghito di lei. L’eccezionalità dell’evento e la grandezza dell’occasione non traggono invece in inganno Avigal, che capisce quanto l’importanza di Fioravante risieda soprattutto nell’essere stato il tramite per la sua trasformazione. Avigal sente che non può cancellare con un colpo di spugna il suo mondo e la sua cultura. Seguendo con saggezza il principio della realtà, e prendendosi tutto il tempo necessario per riflettere, decide invece di contraccambiare il paziente amore di Dovi, un poliziotto che lavora presso la sua comunità religiosa e che la ama in silenzio e con rispetto da lungo tempo.

E FIORAVANTE?

L’esperienza con Avigal costringe Fioravante a confrontarsi con la sua solitudine. La sua prima reazione è di lasciare New York, dando un taglio netto con il passato. Murray non accetta però l’idea di separarsi dall’amico e, appena si presenta l’occasione, tenta di far ripartire il gioco della loro collaudata complicità. Non sappiamo cosa sceglierà Fioravante, se restare o partire. Certamente sa di avere un grande amico. E una consapevolezza in più.

Francesco Cantalupo

 

 

 

 

Sabato 24 e domenica 25 maggio 2014 si svolgerà il V° week-end dell’Anno Accademico 2014 della Scuola di Art-Counseling di CinemAvvenire.

L’incontro inizierà sabato alle ore 10 con la visione del film Il passato è una terra straniera, di Daniele Vicari sul tema: ."
 "Nell'animo di ognuno di noi convivono luci ed ombre, assieme ai valori individuali e sociali maggiormente condivisi e accettati esistono impulsi attraenti e oscuri, non c'è una verità chiara e unica, ma fatta di tante sfaccettature. E' di questo che bisogna tener conto in qualsiasi campo si lavori, anche in quello della legge e della giustizia, per accogliere la contraddittorietà e la ricchezza della vita umana e ricercare una unificazione armoniosa che dia un senso diverso al vivere e alla scelta libera del rispetto delle regole

Il passato è una terra straniera descrive la realtà in chiaroscuro di personaggi sofferenti, ancora alla ricerca della propria identità. Due vite tanto estreme quanto terribilmente “semplici”, nel loro essere instabili: Michele e Giorgio sono giovani  abbastanza normali, così come normali sono i rapporti tra Giorgio e i suoi genitori, con la sua ex fidanzata o con Maria. Giorgio oggi veste una tunica da magistrato, al di sotto della quale si cela un passato disonesto eppure necessario: il suo incontro con Francesco coincide con una discesa agli inferi, che lo porta alla consapevolezza di una parte di sé, fatta di eccessi e violenza, sperimentata nella sua gioventù e che, se oggi va giustamente rifiutata, non va però dimenticata per essere persone più autentiche e intere.
 

Alla visione del film seguirà un dibattito in chiave esistenziale.

Vi invitiamo a far partecipare altre persone che ritenete possano essere interessate al tema, al modo in cui noi lo trattiamo e eventualmente alla scuola.

Come sapete, infatti, abbiamo deciso da qualche tempo di aprire gli incontri della scuola di Art Counseling su “Il cinema e l'arte di vivere” anche ai non iscritti alla scuola, perché siamo convinti che gli argomenti che discutiamo siano di un certo interesse per tutte le persone che vogliono migliorare la propria qualità della vita e, per quanto è possibile, il mondo e la realtà in cui viviamo.

Vi ricordiamo che il costo per partecipare all’incontro per chi non è iscritto alla scuola (visione del film e dibattito, dalle ore 10 alle 14) è di 20,00 € e che occorre essere soci ARCI- CinemAvvenire. Chi non avesse una tessera associativa in corso di validità, potrà fare direttamente la tessera 2014 al costo di € 7,00, valida per tutto l’ anno. Per chi avesse già effettuato il tesseramento basterà esibire la tessera 2014.
Preghiamo chi è interessato a partecipare di prenotare presso l’associazione, possibilmente entro venerdì mattina.

 È anche possibile partecipare a singoli corsi e seminari, concordando con la direzione della scuola le modalità della partecipazione. Per questo vi alleghiamo anche il programma completo del week-end. Chi è interessato può rivolgersi alla segreteria della scuola.

 Vi ricordiamo i corsi previsti per il prossimo week-end:

 1.  1) L'arte nella storia e nell'evoluzione umana. Il concetto di bellezza nei secoli:l’arte moderna e contemporanea, dall’espressionismo astratto all’arte esistenziale, di Massimo Calanca

2.  2) Laboratorio: un percorso d'amore attraverso le relazioni per uscire dal "bambino emozionale" dentro di noi, 3a parte, di Giuliana Montesanto

3.  3) Corso di espressività corporeo-teatrale, di Olga Cappellini

4.  4) La capacità di amarsi alla base della realizzazione della persona. Laboratorio: a che punto siamo e quali sono gli ostacoli? 3a parte: costruire la mappa della capacità di amarsi, di Massimo Calanca

5.  5) Laboratorio di Counseling individuale, di Maria Rita Capoccetti

6.  6) Gruppo antropologico. Counseling di coppia e di gruppo, di Massimo Calanca e Giuliana Montesanto








Quando il corpo diventa uno strumento di vendetta.

L’ascolto attivo nel counseling può condurre il cliente verso nuovi scenari di vita.

“La dipendenza sessuale è una relazione malata con il sesso, che ha lo scopo di permettere alla persona d’alleviare lo stress, fuggire dai sentimenti negativi o dolorosi e dalle relazioni intime che non è capace di gestire. Questa relazione diviene bisogno fondamentale rispetto al quale tutto il resto è sacrificato, comprese le persone che sono considerate solamente come oggetti da usare”.  (Patrick Carnes)

 “Forse l'unica differenza fra me e gli altri, è che io ho preteso di più dal tramonto. Colori più spettacolari quando il sole arriva all'orizzonte. Forse è questo il mio unico peccato”. (Joe)

Sala buia. Inizio del film con schermo spento, vuoto, nero. Si sentono dei rumori in lontananza: qualcosa cigola, dell’acqua scorre, forse delle voci. Il rumore di un treno che passa. Poco più di un minuto ma sembra un’eternità. In quel poco tempo la visione tematizzata di tutto il film. In quello schermo vuoto come incipit lo spettatore viene catapultato nel suo vuoto interiore. Lo stesso era accaduto per Dancer in the dark. A chi appartiene quel vuoto? Cosa rappresenta simbolicamente? Quando lo schermo si accende si vede una ventola su un muro di un vecchio palazzo che gira e cigola indebolita e arrugginita. Uno scarico di un tubo dove il lento passaggio dell’acqua ha segnato su un muro il suo percorso. Una donna è stesa in terra priva di sensi e di forze. Ha il volto ferito. È stata colpita. I rumori sono probabilmente quelli che lei avverte nella sua testa. Quello schermo nero è il vuoto e il nulla che percepisce. Un vecchio signore la vede, le va vicino per capire se ha bisogno di aiuto. “Posso aiutarla in qualche modo?”. “Vorrei una tazza di tè con del latte”. “Deve venire con me. Non le servo del tè in mezzo alla strada. Riesce a camminare?”. “Sì!”. I due personaggi sono Joe (Charlotte Gainsbourg) e Seligman (Stellan Skarsgård), protagonisti principali del film. Il vecchio uomo, incuriosito, soccorre Joe, la porta a casa sua e lì, in una lunghissima notte, curerà le sue ferite e le chiederà di raccontargli di lei. L'ascolta assorto mentre Joe narra la storia della sua vita, fatta di incontri e di avvenimenti, dalla nascita fino all’età di 50 anni. L’ opera del regista danese, per motivi di censura e di lunghezza, è in due parti: la prima è divisa in cinque capitoli, mentre la seconda in tre. Joe è una ninfomane, come lei stessa si definisce o, per meglio dire, una porno dipendente. I due personaggi attraverso il dialogo iniziano un rapporto e in loro possiamo riconoscere un counselor e una cliente/paziente. Seligman è counselor perché usa l’ascolto attivo, un modo di prestare attenzione all’altro che ha caratteristiche specifiche e che non si limita al solo sentire. Richiede presenza mentale, attenzione, interesse per l'interlocutore e per ciò che ha da dire, percezione, empatia, accoglimento, capacità di "leggere" (vedere) anche i meta-messaggi, la comunicazione non verbale, non giudizio. Seligman: “Cos'altro? Cos'altro vuole che le dica?”. Joe: “Che mi sono comportata malissimo. Che le mie azioni mostrano quanto già io sia un pessimo essere umano”. Seligman: “Non è così che la vedo”.


Le figure genitoriali          

Joe: “Riempi tutti i miei buchi”.

Jerôme: “Non ce la faccio Joe. Mi dispiace. Mi dispiace!”.

Queste sono le parole che Joe ripete spesso al suo amante Jerôme mentre compiono l’atto sessuale. È una frase che potrebbe anche essere interpretata come: riempi tutti i miei vuoti, tutte le mie mancanze. Non si può centrare il personaggio di Joe senza focalizzare la figura della madre. La si vede in pochissime inquadrature, una è fondamentale: di spalle sul divano che fa un solitario con le carte. Sicuramente Lars von Trier, caratterizza una madre (Connie Nielsen) collerica, anaffettiva, gelida ed egoista. Una madre che crea in Joe la nostalgia di cose non dette, di bisogni inespressi, di carezze negate. Una donna talmente fredda e incapace di amore che abbandonerà anche il marito in punto di morte.
Il padre di Joe (Christian Slater), un intrigante ecologo, le insegna da piccola a riconoscere e collezionare le foglie, a distinguere, per esempio, la vera bellezza del frassino, che non è quella banale dell’albero estivo, rigoglioso, ma quella segreta dell’albero spoglio, autunnale, “al tramonto”, sul far della morte, che resiste per non soccombere. Sicuramente il rapporto con il padre fornisce a Joe più stabilità e calore ma è ancora troppo lontano da essere un rapporto ideale, forse proprio per non essere stato capace di difenderla da una madre con una personalità così crudele. Quando Joe è ancora adolescente perde il padre e, allo stesso tempo, le sue fantasie di bambina. La possibilità di avere un amore sincero lascia spazio alla rabbia, all’odio, alla violenza. Joe continua a rincorrere un’illusoria figura materna che non le ha consentito di colmare quei vuoti d’amore che si porta dietro. Questo non rapporto con la madre sarà la causa che porterà Joe alla continua ricerca di rapporti sessuali, all’umiliazione per avere un affetto che è solo un’illusione e non vero amore.


Vuoto d’amore

Spazio spazio, io voglio, tanto spazio per dolcissima muovermi ferita: voglio spazio per cantare crescere errare e saltare il fosso della divina sapienza. Spazio datemi spazio ch’io lanci un urlo inumano,quell’urlo di silenzio negli anni che ho toccato con mano.

(Alda Merini) 

La manovra che mette in atto Joe è quella di usare il suo corpo come arma di difesa verso quell’incapacità di chiedere l’amore non dato. L’uso del suo corpo in modo violento è un urlo. Colpire la madre attraverso i ripetuti rapporti sessuali, usare quel corpo come uno strumento di vendetta. Incessanti rapporti sessuali, senza importanza, che la umiliano e non le consentono di darsi valore come donna, come persona. In questo modo non riesce a godersi né la maternità arrivata inaspettata, né l’unico vero importante amore che sembra ruotare intorno alla sua vita: Jerôme ( Shia LaBeouf). Ma l’amore verso se stessa dov’è? Non c’è. Joe fugge alle sue responsabilità come difesa immediata. Tradisce se stessa, il suo Sé e il suo progetto personale. Il non darsi ascolto, il non entrare in contatto con la sua “colpa reale”, dà il via ad una serie di meccanismi di offesa prima di tutto verso se stessa, non rispettandosi e mortificandosi. Scrive Antonio Mercurio: “La colpa reale l’avverti, per esempio, con un senso di insoddisfazione continua, a volte con un senso di disperazione, di frustrazione, di scontentezza, o come qualcosa che ti opprime ma non sai cos’è, altre volte con una malattia psicosomatica che non ti dà tregua”.

 
Sorge il sole

Seligman: “È mattina. La neve è sparita”.

Joe: “Quindi il sole è sorto?”.

Seligman: “Sì, c'è il sole. Non ho mai capito da dove provenisse. Dev'essere qualche interazione tra finestre, torri. Edifici alti. Non è molto. Ma è il sole che arriva qui in questo posto”.

Joe: “È bellissimo”.

Attraverso il dialogo con Seligman, e grazie al racconto della sua storia, Joe riesce a ricostruire i pezzi della sua vita. (“Lasciami solo dire che raccontare la mia storia, come tu mi hai indotto o consentito di fare, mi ha messo a mio agio. Adesso la mia dipendenza mi è molto chiara…”). Quella madre terribile che ha offuscato per anni e anni la sua vita, ora Joe può permettersi di guardarla in lontananza, dalla finestra dello squallido appartamento di Seligman. Quel debole raggio di sole che arriva, nemmeno in maniera diretta, sarà in grado di riscaldare il cuore di Joe. Chiaramente non è tutto scontato e facile da realizzare, ma ora lei non è più sola perché ha un suo progetto da realizzare: ”E sono arrivata a una conclusione. Anche se solo una su un milione, come disse la mia discutibile terapeuta, ha successo mentalmente, fisicamente e nel cuore nel liberarsi della sua sessualità, questo ora è il mio scopo”. Tutto questo però richiede ancora un passaggio: affrontare la morte attraverso la separazione/uccisione definitiva dal suo ingombrante passato. Così, Lars von Trier ci consegna un geniale colpo di scena (e di pistola) finale, che consente a Joe di fuggire verso una nuova vita. Rigorosamente a schermo spento. “Ma questa è una vita che vale la pena vivere? È l'unico modo in cui posso viverla. Starò in piedi, contro ogni aspettativa. Proprio come un albero deforme sopra la collina”.


Per approfondire:

La dipendenza sessuale, quando il sesso può uccidere di Cesare Guerreschi
Le leggi della vita di Antonio Mercurio
Mancamenti d’amore di Isabelle Rossignol

Bruno Castellacci

Art-Counselor



Sabato 26 e domenica 27 aprile 2014 si svolgerà il IV° week-end dell’Anno Accademico 2014 della Scuola di Art-Counseling di CinemAvvenire.
L’incontro inizierà sabato alle ore 10 con la visione del film Tutta la vita davanti, di Paolo Virzì sul tema: "Nel mondo del lavoro giovanile, pur prevalendo la manipolazione e lo sfruttamento sul riconoscimento della capacità e sugli ideali, la compassione per gli altri e l’amore profondo per la cultura, nonostante l’oscurità delle prospettive, possono essere un faro che illumina."

In Tutta la vita davanti, Virzì si muove tra le spaventose dinamiche del mondo moderno senza mai cadere nel facile giudizio, nel pietismo o - vista l'attualità del tema - nella trappola del film a tesi, mantenendo sempre in primo piano il suo amore per gli ultimi e una compassione per le sue creature disperate e perfide, figlie di una società malata, ma forse non ancora in fase terminale. E se Marta può ancora sognare un mondo migliore per sé e per la bambina cui fa da baby-sitter, un mondo che balla spensierato ascoltando i Beach Boys e si affeziona a una voce telefonica, tutto attorno resta un ritratto allarmante dell'Italia di oggi, che Virzì svela sapientemente sotto una patina di sinistra comicità. Un'Italia dolce e amara quella di Tutta la vita davanti, che commuove e preoccupa, in cui sembra non esserci scampo nel mondo sorridente e spaventato dei giovani di oggi, dove vittime e carnefici sono accomunati da una stessa ansia per il futuro che a volte diventa folle disperazione; ma la compassione per gli altri e l’amore profondo per la cultura lasciano aperta la speranza nella possibilità di in un mondo diverso.

Alla visione del film seguirà un dibattito in chiave esistenziale.
Vi invitiamo a far partecipare altre persone che ritenete possano essere interessate al tema, al modo in cui noi lo trattiamo e eventualmente alla scuola.
Come sapete, infatti, abbiamo deciso da qualche tempo di aprire gli incontri della scuola di Art Counseling su “Il cinema e l'arte di vivere” anche ai non iscritti alla scuola, perché siamo convinti che gli argomenti che discutiamo siano di un certo interesse per tutte le persone che vogliono migliorare la propria qualità della vita e, per quanto è possibile, il mondo e la realtà in cui viviamo.

Vi ricordiamo che il costo per partecipare all’incontro per chi non è iscritto alla scuola (visione del film e dibattito, dalle ore 10 alle 14) è di 20,00 € e che occorre essere soci ARCI- CinemAvvenire. Chi non avesse una tessera associativa in corso di validità, potrà fare direttamente la tessera 2014 al costo di € 7,00, valida per tutto l’ anno. Per chi avesse già effettuato il tesseramento basterà esibire la tessera 2014.

Preghiamo chi è interessato a partecipare di prenotare presso l’associazione, possibilmente entro venerdì mattina.

È anche possibile partecipare a singoli corsi e seminari, concordando con la direzione della scuola le modalità della partecipazione. Per questo vi alleghiamo anche il programma completo del week-end. Chi è interessato può rivolgersi alla segreteria della scuola.

Vi ricordiamo i corsi previsti per il prossimo week-end:


1. L'arte nella storia e nell'evoluzione umana. Il concetto di bellezza nei secoli:l’arte moderna e contemporanea, di Massimo Calanca
2.Sguardi sensibili. Laboratorio di Videocounseling. Il gioco con la telecamera come strumento espressivo e creativo di scoperta di sé, degli altri e del mondo, di Bruno Lomele (per seguire più attivamente il laboratorio è preferibile portare con sé uno strumento per le riprese, cioè una videocamera o una fotocamera o un telefonino o un Ipad)
3.Laboratorio: un percorso d'amore attraverso le relazioni per uscire dal "bambino emozionale" dentro di noi. 2a parte, di Giuliana Montesanto
4.La capacità di amarsi alla base della realizzazione della persona. Laboratorio: a che punto siamo e quali sono gli ostacoli? 2a parte, di Massimo Calanca
5.Laboratorio di Counseling individuale, di Maria Rita Capoccetti
6.Gruppo antropologico. Counseling di coppia e di gruppo, di Massimo Calanca e Giuliana Montesanto

 

SEGRETERIA CINEMAVVENIRE: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - 0644362602

 

PROGRAMMA WEEKEND


Sabato 26 Aprile

Classi
Orario
Materia N. ore Docente/i
Classi unite 10.00-12.00

Visione del film: Tutta la vita davanti, di Paolo Virzì sul tema: "Nel mondo del lavoro giovanile, pur prevalendo la manipolazione e lo sfruttamento sul riconoscimento della capacità e sugli ideali, la compassione per gli altri e l’amore profondo per la cultura, nonostante l’oscurità delle prospettive, possono essere un faro che illumina.".

 

2  
Classi unite 12.00-14.00 Dibattito sul film 2

Massimo Calanca, Giuliana Montesanto e M. Francesca Pacifico

Classi unite 15.00-17.00

L'arte nella storia e nell'evoluzione umana. Il concetto di Bellezza nei secoli: l'arte moderna e contemporanea.

2 Massimo Calanca
Classi unite 17.00-19.00

Sguardi sensibili. Laboratorio di Videocounseling. Il gioco con la telecamera come strumento espressivo e creativo di scoperta di sé, degli altri e del mondo

2 Bruno Lomele

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Domenica 27 Aprile

Classi
Orario
Materia N. ore Docente/i
Classi unite 09.00-11.00

Laboratorio: un percorso d'amore attraverso le relazioni per uscire dal "bambino emozionale" dentro di noi. 2a parte

2 Giuliana Montesanto
Classi unite 11.00-13.00

La capacità di amarsi alla base della realizzazione della persona. Laboratorio: a che punto siamo e quali sono gli ostacoli? 2a parte.

2 Massimo Calanca
Classi unite 14.00-16.00 Laboratorio: Counseling individuale. 2 Maria Rita Capoccetti
Classi unite 16.00-18.00 Gruppo antropologico. Counseling di coppia e di gruppo. 2 Massimo Calanca/Giuliana Montesanto

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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