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Sono aperte le iscrizioni al corso triennale 2015 per il conseguimento del diploma di art-counselor professionista riconosciuto dalla FAIP Counseling.
 
L'associazione CinemAvvenire, fondata da Gillo Pontecorvo, ha attivato da 9 anni una scuola per la formazione di Art-Counselor, operatori sociali e culturali, esperti di linguaggi artistici, con competenze psicologiche, antropologiche e pedagogiche, che utilizzano l’arte e il cinema in particolare per l’intervento nel disagio sociale, la relazione d'aiuto, la crescita della persona, la realizzazione delle sue potenzialità creative e il miglioramento della qualità della vita.
La musica, il teatro, la letteratura, la danza, le arti visive, e soprattutto il cinema, che è l'arte del nostro tempo, possono essere - attraverso sia la fruizione consapevole e guidata delle opere, sia l'uso attivo, creativo ed espressivo dei linguaggi - strumenti di crescita, di trasformazione individuale e di intervento sociale che migliorano la qualità della vita delle persone e dei gruppi.
 
Il Counseling è una professione in grado di favorire lo sviluppo delle potenzialità, qualità e risorse di individui, gruppi e organizzazioni ed è disciplinata dalla Legge n°4 del 14 gennaio 2013.
L’Art-Counselor è un operatore sociale e culturale che utilizza, stimolandole, la modalità espressiva dell'arte e la creatività, presenti in ogni persona, come potenti strumenti auto-rigenerativi e auto-riparativi e considera l'individuo ed i gruppi in difficoltà non come portatori di problemi, ma come portatori e fonti di opportunità, risorse, potenzialità, occasioni e soluzioni.
 
La scuola è aperta ai diplomati (scuola superiore) e ai laureati.
Il corso triennale prevede un weekend al mese per 10 mesi l’anno (da gennaio a dicembre, tranne luglio e agosto) più 2 weekend esperienziali full immersion.
L'inizio dei corsi 2015 è previsto per il 25 e 26 gennaio. La frequenza è obbligatoria. Alla fine del terzo anno è prevista una tesi per il conseguimento del diploma di art-counselor per l’esercizio della professione.
 
Gli interessati possono inviare una email con il proprio CV alla scuola ( Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.), e saranno contattati per un colloquio.
 
Per informazioni e colloqui di selezione: 
Centro Culturale CinemAvvenire - Viale Scalo San Lorenzo 51 - Tel/Fax: 06.44362602 - Email:
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - www.cinemavvenire.it
 
 
 
 
 
4 ottobre 2014
5° Convegno nazionale FAIP Counseling
“Counseling nel Bene-Essere”
 
Counseling ed arte esistenziale
Intervento di Massimo Calanca e Giuliana Montesanto
 
 
L’arte ha avuto spesso, nella storia e nelle varie culture, una funzione “terapeutica” e trasformativa, per i fruitori, per la società e per gli stessi artisti. E’ ormai consapevolezza diffusa che l’arte può essere molto efficace nell’innescare processi autopoietici ed autotrasformativi, grazie proprio all’energia creativa che porta con sé, condensata in una particolare sintesi di forma e contenuto.
 
La relazione d’aiuto a mediazione artistica è antica quanto il mondo. Dagli sciamani alla tragedia greca, dalle danze rituali ai riti dionisiaci, dai dervisci ai giullari, dalla commedia dell’arte al teatro, dall’arte visiva sacra e profana, fino alle arti-terapie contemporanee: l’arte ha sempre avuto, in un modo o nell’altro, anche una funzione catartica, trasformatrice e majeutica, che ha aiutato le persone e le società ad affrontare il male di vivere, a trascendere i propri limiti, a elaborare i propri lati oscuri, a unificare gli opposti che caratterizzano la vita e a trovare equilibri più avanzati e più armonici.
 
Da tempo, e in particolare negli ultimi decenni, assistiamo allo sviluppo di attività nella relazione d’aiuto che utilizzano l’arte in vari modi:
 
1) L’attività degli artisti in situazioni di disagio sociale ed esistenziale
 
•Ad esempio, nelle carceri (cfr. il film “Cesare deve morire” di Paolo e Vittorio Taviani)
•Street art al Quadraro - Roma 
•La galleria dei deportati 
•Fotografi in ospedale psichiatrico (Alex Majoli – Leros) 
•Pippo Del Bono, il più internazionale autore teatrale italiano: il corpo come luogo di scontro e di violenza del mondo contemporaneo 
•Maria Fux – Il corpo che parla 
 
2)Le arti terapie vere e proprie
 
L’origine e l’impostazione di fondo è psicoanalitica. L’arte terapia si pone come un atteggiamento molto strutturato con un protocollo metodologico preciso dove il linguaggio artistico è strumento del modello terapeutico di riferimento scelto (Gestalt, psicofisiologico, psicoanalitico, ecc.).
 
•Negli ospedali: Patch Adams e la clownterapia 
•Le arti terapie per la qualità della vita: percorsi espressivi in oncologia
•Laboratori dinamico-espressivi in comunità terapeutica 
•Arte terapia per anziani, in casa di riposo, a Roma 
•Arte terapia con i disabili 
•Arte terapia per bambini 
•Arte terapia per bambini autistici 
 
3) L’art counseling 
 
Con l’art counseling si concretizza un approccio nuovo che, in qualche modo, sintetizza molti degli aspetti considerati in precedenza.
L’art counselor pone i linguaggi artistici e la creatività al servizio della relazione d’aiuto caratteristica del counseling: l’arte nella relazione d’aiuto non come protocollo specifico di un modello terapeutico, né come comunicazione spontanea d’energie di colui che è artista, ma come strumento di comunicazione affettiva, cognitiva e simbolica, per instaurare al meglio la relazione “dell’aiutare ad aiutarsi”.
 
Creatività, libera espressione, esplorazione dei potenziali espressivi, comunicativi e relazionali diventano le fondamenta per realizzare nella propria vita ciò che l’artista realizza sulla sua materia.
 
Per riuscire a stimolare questo processo l’art counselor non deve propriamente essere un artista in senso stretto, ma deve avere interiorizzato le potenzialità dei processi artistici, le capacità di facilitare l’espressione delle creatività personali, la capacità di stimolare la creatività corale, la capacità di strutturare e canalizzare l’energia creativa, la capacità di rielaborare i vissuti delle esperienze artistiche in modo da indurre nell’individuo processi di consapevolezza, decisione, trasformazione esistenziale. 
 
In particolare l’art counselor della scuola di CinemAvvenire deve essere incentrato a trovare soluzioni creative che riguardano i problemi esistenziali. I “segreti” e le caratteristiche della creatività artistica devono essere utilizzati per trasformare la vita quotidiana.
 
Abbiamo realizzato questo tipo di counseling in varie situazioni, ad esempio:
 
Alfabetizzazione emotiva nella scuola per i bambini
Crescere con le immagini, con gli adolescenti 
•Il lavoro con il cinema sul proprio progetto 
Formazione negli ospedali e nelle ASL 
Formazione nei luoghi di lavoro 
Corso di formazione per la Giunta e il Consiglio Comunale di Montesilvano (comune di 50.000 abitanti vicino Pescara), utilizzando il cinema, il team building con giochi creativi ed espressivi e il counseling di gruppo. 
Interventi nelle situazioni di disagio sociale 
Estate Romana:                                                                                                          
“Le Notti di San Lorenzo” Piazza dell’Immacolata, Roma, agosto, settembre 2014. Incontri, film, cortometraggi, documentari, dibattiti, concerti.
Serate che hanno visto la partecipazione di un pubblico molto variegato:  ceti, età, culture diverse.
La musica latina popolare per grandi e piccoli
 
Proiezione del film “Quasi amici”, di Olivier Nakashe e Eric Toledano sul tema dell’incontro e dell’amicizia tra l’Io ed il Tu
 
Una modalità simile è stata realizzata per la “rinascita” del centro storico di Forlì grazie all’impegno di associazioni culturali e di cittadini come si può vedere nel documentario “Forum Living”. Girato da un gruppo di giovani che hanno partecipato ad un laboratorio di riprese e montaggio, racconta la realtà del centro storico forlivese che, come altri centri storici, vive grossi disagi. E lo fa dando voce a tutte quelle persone che ogni giorno, dal basso, con i propri ideali e le proprie azioni, contribuiscono alla sua rinascita.
 
Queste tre modalità, l’arte che cura, le arti-terapie e l’art counseling, non sono nettamente separate ma, pur differenziandosi, si intrecciano tra loro.
 
Secondo noi l’art counseling incontra un’esigenza più generale che sta emergendo nel mondo contemporaneo: il bisogno in tutti i campi di sviluppare “l’arte di vivere", cioè la propria personale modalità di applicare la creatività artistica alla propria concreta esistenza individuale e alla relazione con gli altri e la realtà. 
 
Questa esigenza si manifesta anche in altri settori:
 
•In filosofia
 
E' emerso un ampio filone che fa dell’arte di vivere il fondamento del lavoro del filosofo, fino a creare la nuova attività professionale del “counseling filosofico” (Wilhelm Schmid).
 
•In sociologia 
 
Lo stesso Zygmunt Bauman, il grande sociologo che ha teorizzato la “società liquida”, ha scritto un libro dal titolo “L’arte della vita”, in cui dice che “la nostra vita è un’opera d’arte, che lo sappiamo o no, che ci piaccia o no”….”La vita, se è vita umana – la vita di un essere dotato di volontà e di libera scelta – non può non essere un’opera d’arte”.
 
•In teologia 
 
Il teologo italiano Vito Mancuso considera la vita spirituale e la stessa immortalità dell’anima come il frutto dell’impegno e del lavoro creativo nel migliorare la propria vita e nella ricerca della Bellezza;
Il teologo americano Matthew Fox considera l’arte e la creatività umana una manifestazione del divino nell’uomo e nell’universo, “dove il divino e l’umano si incontrano”. 
 
•In psicologia, psicoterapia e counseling 
 
E’ proprio l’arte di vivere, cioè il fare della propria esistenza un’occasione ed un terreno di creatività artistica, che ha avuto un nuovo sviluppo,  attraverso in particolare: Eric Fromm, Carl Rogers e Antonio Mercurio. 
 
•La sophia-art 
 
Già negli anni ‘80 la sophia-art di A. Mercurio ha sviluppato questi concetti con la metafora del David di Michelangelo ed il mito de “la vita come opera d’arte” (Cfr. il Convegno di Milano “Psicoanalisi, arte e persona” del settembre 1985).
 
Antonio Mercurio utilizza la storia del Davide di Michelangelo per sottolineare la possibilità di ogni uomo di porsi come artista della propria vita, cioè di diventare capace di utilizzare tutti i “materiali”,  anche i più poveri e difettati (quali esperienze traumatiche e dolorose) per applicarvi sopra l’approccio artistico e trasformare la propria esistenza.
 
Questa concezione ha come elemento fondamentale il concetto di “sintesi degli opposti”. L’unificazione degli opposti è una delle caratteristiche e delle capacità fondamentali dell’arte ed è particolarmente adatta all’arte di vivere. 
 
Significa che non possiamo solo occuparci del bene e dimenticarci del male, degli aspetti luminosi della vita dimenticandoci di quelli oscuri, della saggezza rimuovendo la follia, dello spirito disprezzando la carne (o viceversa); vedere soltanto l’amore che ci anima dimenticando che ci portiamo dentro anche l’aggressività, la violenza e l’odio. Né possiamo pretendere di trasformare tutte le parti negative in positive e tutte le parti oscure in luminose. In questo modo non potremmo aiutare veramente né noi stessi né gli altri. Le parti oscure continueranno ad esistere e ad agire a nostra insaputa, inquinando la nostra esistenza. Dovremo invece conoscere il più possibile tutte le nostre parti, non rifiutandone nessuna, a volte scegliendo tra gli opposti che ci abitano quello più adatto a realizzare il progetto che ci siamo dati; altre volte utilizzando la nostra creatività per trovare tra loro una sintesi nuova, che ci può aprire a dimensioni più ampie di esistenza.
 
E più questo sapremo farlo per noi, più saremo capaci di aiutare gli altri a farlo, per trasformare creativamente la loro vita. Questo vale anche più in generale per l’umanità di oggi. E’ possibile vedere tutto il dolore, i conflitti e i pericoli che attraversiamo anche come elementi di un travaglio per una nuova nascita dell’umanità dei nostri giorni. 
 
Secondo noi si sta affermando una nuova forma d’arte che coinvolge non solo gli artisti ma tutti gli operatori del benessere e, al limite, tutte le persone e che possiamo chiamare arte esistenziale. Questo coinvolge tutti i campi, compresi l’economia e la società, attraverso ad esempio la cosiddetta cultura equo-solidale. Si tratta di una tendenza ad organizzare la società sulla base della giustizia e della solidarietà, a partire da scelte concrete, di tipo economico, sociale e di vita quotidiana, per la salvaguardia della diversità nell’agricoltura, nell’ambiente e nella cultura. (Terra Madre fondata da Carlin Petrini, il microcredito fondato da Muhammad Yunus, Greenpeace, Amnesty International, ecc.) 
 
In questo ambito si afferma il pensiero sistemico circolare e la visione del mondo come rete di reti e degli esseri animati e inanimati come nodi di questa rete.
L’arte esistenziale diffusa è, nello stesso tempo, espressione di questo processo e fonte di energia creativa, trasformativa e trasmutativa a tutti i livelli dell’esistenza, dal più piccolo al più grande. 
 
Tutto ciò cambia profondamente anche la comunicazione, in una dimensione reticolare in cui si possono modificare le gerarchie e ogni individuo (Io) può stare in relazione efficacemente esprimendo il proprio valore e la propria identità nel dialogo con gli altri (Tu) e nella creazione continua del Noi.
 

Se l’incontro col teatro non mi avesse scavato dentro, mostrandomi parti sconosciute e inesplorate della mia persona, riservandomi piacevoli sorprese ed emozioni nuove e forti; se davvero non avessi sentito il cuore scoppiare di vita nel conoscere e vivere quest’ arte, allora avrei già concluso questo viaggio. Un viaggio inatteso e intrapreso in un momento delicato della mia vita. Un viaggio ricco di sorprese, tappa dopo tappa. Un viaggio fatto di piccole e grandi scoperte, di conoscenze e di conquiste.
Un viaggio capace di cambiarmi la vita.
Per me il teatro è stato, e lo è tutt’ora, un grande strumento espressivo e creativo capace di “aprirti gli occhi” consentendo di conoscerti e di conoscere. Negli ultimi due anni, ovvero da quando ho calpestato quelle tavole di legno, ho sperimentato su quel palco una verità autentica dentro di me, ho vissuto con presenza e trasporto situazioni e stati d’animo mai provati prima. Dietro quell’apparente finzione scenica, si cela la verità di chi ha deciso di salire sul palco, di mettersi a nudo e di donarsi . Il teatro come strumento capace di stravolgermi a livello esistenziale ed umano. A guidarmi è la voglia di scoprire e di scoprirmi, il bisogno di esserci e di sentire. Il teatro mi permette di vivere una continua esperienza trasformativa, conoscitiva e di crescita esistenziale. Il teatro vissuto anche come mezzo per agire blocchi e paure che, affrontati e vissuti sul palcoscenico, dietro una maschera, subiscono un’analisi differente. Sperimentare nella finzione scenica le proprie paure attraverso l’appropriazione temporanea di un altro sé (quello del personaggio) può essere di grande aiuto, consentendo in un secondo momento di ritornare alla realtà quotidiana con una consapevolezza che prima non si possedeva .
Un altro grande dono che il teatro mi ha riservato è a livello relazionale, grazie alla nascita di legami affettivi con i compagni di scena e con l’insegnante. Ognuno di essi mi ha sorretta, accompagnata e guidata fino al palco, arricchendomi. Condividere insieme una passione, lo studio, la fatica delle prove, l’adrenalina e la gioia di andare in scena. Insieme. Vivere congiuntamente l’atto creativo, farsi guidare dal principio della coralità per raggiungere la meta finale e apprendere con gli altri e dagli altri.
Fare teatro per stare bene con se stessi e con gli altri, sentirsi in armonia, riconoscersi e accettarsi. È la mia “terapia” per vivere meglio. Ed è proprio per aver sperimentato il carattere terapeutico che ho deciso di non fermarmi. Sorretta dalla mia personale esperienza mi sono posta una domanda: “l’arte come può realmente essere uno strumento di aiuto per l’individuo?”. Da qui è nato il bisogno di conciliare il mio percorso di studi con la mia esperienza sul palco e la conseguente scelta di svolgere il tirocinio post-lauream presso un ente che potesse darmi un’adeguata preparazione teorica e pratica in tale direzione. Il lavoro intrapreso in questi mesi presso l’ "Associazione Centro Internazionale CinemAvvenire” è stato ricco sul piano formativo, ma soprattutto umano. La possibilità di frequentare le lezioni e i laboratori previsti dalla Scuola di Art Counseling e la consultazione di materiali sull’arte terapia, mi hanno permesso di apprendere strumenti e competenze che hanno arricchito il mio bagaglio esperienziale e che spero di poter presto utilizzare sul campo. In un clima di accoglienza, di serenità e di sorrisi ho acquisito conoscenze di strumenti di intervento sociale atti a migliorare la qualità della vita, ho compreso maggiormente l’importanza del gruppo nel processo creativo raffinando altresì la mia capacità di lavorare in équipe, ho rafforzato la mia autostima e sono cresciuta a livello relazionale. La visione e la discussione corale di un film su un tema esistenziale mi hanno fatto scoprire la potenza della settima arte e del suo linguaggio. Cosi come accade sul palco quando si studia un personaggio, anche il contenuto di un film può essere strumento per conoscersi, riflettere su noi stessi, interrogarsi e crescere. Anche solo una piccola sequenza può “aprirti gli occhi” stimolando la riflessione e il confronto col gruppo intorno al tema prescelto nutre ogni singolo partecipante.  L’ascolto attivo è stato approfondito grazie al laboratorio di counseling individuale, mentre la partecipazione al gruppo antropologico mi ha fornito gli elementi base per la conduzione di gruppi e per la gestione delle dinamiche relazionali che insorgono. Il confronto e la condivisione con gli altri ha migliorato la capacità empatica già sviluppata con il teatro.
In questi primi mesi di tirocinio mi è stata quindi offerta la possibilità di verificare come l’uso creativo dei vari linguaggi artistici possa realmente aiutare l’individuo a conoscersi meglio, a cogliere la bellezza della vita, ad intraprendere un percorso di crescita e di cambiamento. Lasciarsi trasportare dal processo creativo, abbandonarsi ad esso, innamorarsi e sentirsi così vivi.
Questa breve esperienza pratica conferma il mio bisogno di continuare su questa strada, di unificare le mie competenze psicologiche e artistiche affinchè possa maturare sul piano esistenziale e professionale ed essere in grado, in un futuro spero non troppo lontano, di poter aiutare l’altro a vivere creativamente.  Voler guidare l’altro in un viaggio introspettivo e profondo di sè affinchè possa scoprire e scoprirsi, sviluppare fiducia verso se stessi, raggiungere una consapevolezza delle proprie risorse e dei propri bisogni, incrementare le competenze relazionali e sociali. Dare forma, attraverso l’uso attivo dei mezzi espressivi, ai suoi vissuti, al suo sentire e alle sue paure. Portare fuori quello che ha dentro e giungere così ad un equilibrio nuovo, ad uno stile di vita soddisfacente e creativo.
Vivere di arte, con l’arte e attraverso l’arte come nutrimento per sé e per gli altri.

Agnese Mobilia

  

Che cosa è la bellezza?
Secondo Umberto Eco “parliamo di Bellezza quando godiamo qualcosa per quello che è, indipendentemente dal fatto che lo possediamo. È bello qualcosa che, se fosse nostro, ne saremmo felici, ma che rimane tale anche se appartiene a qualcun altro.” (U. Eco, Storia della Bellezza, Bompiani)
Se parliamo della natura o del paesaggio, più o meno siamo tutti d’accordo su cosa è bello e cosa no.
Se parliamo del corpo, anche qui c’è un certo accordo generale, ma con qualche differenza importante.
Ci sono culture che considerano bello il corpo femminile quando è rotondo e abbondante; e culture che lo considerano bello quando è esile e magro. Coesistono nella storia almeno due ideali di bellezza femminile: uno è il modello della Venere greca che predomina ai nostri giorni; l’altro è quello della Venere paleolitica, grassa, con grosso seno e grosso sedere.

Ancora più complicato diventa il discorso se parliamo di bellezza spirituale o di bellezza artistica.
Noi diciamo che un individuo è bello dentro anche se può non essere bello fuori. Lo stesso Platone lo diceva di Socrate, che pare fosse bruttissimo, simile ad un Sileno.Ma, per un mussulmano estremista, ad esempio, un kamikaze che si prepara ad essere martire facendosi esplodere è bello dentro, mentre per noi non lo è affatto.
In casi come questi facciamo corrispondere la bellezza interiore all’etica e al sentimento dell’etica. Platone e Socrate dicevano che il Bello ed il Bene sono la stessa cosa. Ma poiché l’etica è diversa a seconda delle diverse culture, siamo al punto di partenza.
Sul concetto di bellezza è stato scritto tutto e il contrario di tutto.
Nel pensiero contemporaneo il concetto di bellezza è un concetto critico, perché si è preso coscienza della variabilità dell’idea di bellezza nella storia della cultura. Ciò nonostante gli esseri umani seguitano a ricercare la bellezza, anche se in forme nuove e spesso contraddittorie.
Secondo Antonio Mercurio “la bellezza è un campo potentissimo di energia magnetica che, quando ti passa accanto ti cattura …. Ti fa passare da un mondo conosciuto ad un mondo sconosciuto; da un mondo impossibile da abbandonare ad un mondo impossibile da conquistare … E’ un potere magico, il potere che ti da la bellezza estatica (da ex-stasi), diverso da quello che ti da la bellezza estetica …” (A. Mercurio, La vita come dono e la vita come opera d'arte spiegata in 41 film, S.U.R.).
Anche la seduzione ha qualcosa in comune con tutto questo. Sedurre, in senso positivo e non di ricerca di potere sull’altro, deriva da se-ducere, condurre a sé ma anche portare fuori di sé, fuori dal mondo conosciuto della quotidianità, dell’interesse e dell’abitudine per avventurarsi nel mondo dell’Altro, o meglio del Tu.
Non è possibile definire la bellezza con precisione senza ricadere in una delle formulazioni storiche che sono state superate dal tempo. Anche la concezione di Bellezza del Rinascimento, che è stata l’epoca del trionfo della Bellezza, basata sull’armonia e la proporzione tra le parti ed il tutto, è parziale e inadeguata alla realtà di oggi.
Il concetto di armonia delle proporzioni ricorre in molte concezioni della bellezza. Pitagora è stato il primo ad esprimere una visione estetico-matematica dell’universo: “tutte le cose esistono perché riflettono un ordine; e sono ordinate perché in esse si realizzano leggi matematiche, che sono insieme condizione di esistenza e di bellezza.” (U. Eco, Storia della Bellezza, cit.).
Pitagora e i pitagorici studiarono le relazioni armoniose dei numeri e delle proporzioni nell’arte, e in particolare nell’architettura e nella musica.
“I rapporti che regolano le dimensioni dei templi greci, gli intervalli tra le colonne o i rapporti tra le varie parti della facciata corrispondono agli stessi rapporti che regolano gli intervalli musicali..” (U. Eco)
Nella musica i pitagorici portarono avanti esperimenti sulle relazioni tra i suoni di vasi riempiti in varie proporzioni d’acqua, sulle corde di diverse proporzioni di lunghezza e sui flauti di diverse lunghezze e con fori a diverse distanze.
Tra gli scultori greci, Policleto ricercò un “canone”, una legge, una regola, per creare delle belle statue, scrivendo un trattato (oggi perduto). E’ un sistema che mette in relazione simmetrica e proporzionale le varie grandezze del corpo (carpo, metacarpo, dita, avambraccio, braccio, ecc.). Il suo Doriforo è considerato l’esempio concreto che Policleto volle lasciare del suo Canone.
La concezione delle relazioni armoniose ebbe lunga durata:
“Tutte le cose sono belle e perciò dilettevoli; e non vi sono Bellezza e diletto senza proporzione, e la proporzione si trova in primo luogo nei numeri” (Bonaventura da Bagnoregio, XIII secolo).
“La bellezza risulterà dalla bella forma e dalla corrispondenza del tutto alle parti, delle parti tra loro e di quelle al tutto” (Andrea Palladio, I quattro libri dell’architettura, Rinascimento)
Anche secondo il senso comune di oggi una cosa è giudicata bella se è ben proporzionata.
Ma il Barocco, il Romanticismo ed altri movimenti artistici e culturali, fino all’arte contemporanea, hanno dimostrato come la Bellezza possa esistere anche nella bruttezza, nel male e nel disarmonico.
Dove sta la verità?
Io penso che, senza dubbio, l’armonia abbia tanta parte nell’emozione estetica. Ma anche la disarmonia e la dissonanza possono darci le emozioni della bellezza, purché siano il risultato della ricerca di nuove forme di armonia.
Detto così sembra soltanto un ossimoro o un gioco di parole: disarmonia armoniosa. Ma se pensiamo alla sintesi di opposti (tra bene e male, tra amore e odio, tra luce ed ombra, ecc) forse comprendiamo un po’ meglio. E’ la sintesi in se stessa una sorta di nuova armonia, che riscatta la bruttezza e il male, senza nasconderli, rimuoverli o negarli, ma guardandoli in faccia e trasformandoli.
Anche l’armonia dei contrari è un concetto antico.
Anche per i primi pitagorici l’armonia consiste nell’opposizione: del pari e dell’impari,di limite e illimitato, di unicità e molteplicità, destra e sinistra, maschile e femminile, quadrato e rettangolo, retta e curva, ecc.   
Ma sembra che per Pitagora e i suoi immediati discepoli, nella opposizione di due contrari, uno solo rappresenti la perfezione: l'impari, la retta e il quadrato sono buoni e belli, le realtà opposte rappresentano l'errore, il male e la disarmonia.
Diversa sarà la soluzione proposta da Eraclito: se esistono nell'universo degli opposti, delle realtà che paiono non conciliarsi, come l'unità e la molteplicità, l'amore e l'odio, la pace e la guerra, la calma e il movimento, l'armonia tra questi opposti non si realizzerà annullando uno di essi, ma proprio lasciando vivere entrambi in una tensione continua. L'armonia non è assenza bensì equilibrio di contrasti. (U. Eco)
La tragedia greca, secondo Nietzsche, deve la sua grandezza proprio alla capacità di fare la sintesi tra due opposti: l’apollineo e il dionisiaco (Cfr. F. Nietzsche, La nascita della tragedia, Adelphi).
Cosa sono? Apollo rappresenta per i Greci la bellezza estetica armoniosa, il limite, la razionalità, il Kosmos, il logos, tutto ciò che è forma, linguaggio, immagine definita e chiara, schema, categoria, coscienza, regola, "misura“.
Dioniso al contrario rappresenta il dio del Caos e della sfrenata infrazione di ogni regola, tutto ciò che "ribolle" nell'inconscio, tutto ciò che è spinta vitale, flusso sovrabbondante di realtà, che si presenta come caos indistinto di stimoli reali e fantastici, interni ed esterni, di forze primordiali e abissali.
La tragedia greca, nata dai riti e dai cortei dionisiaci trasformati in forma teatrale, mette insieme i lati oscuri dell’uomo, propri del mondo di Dioniso, e la forma armoniosa di Apollo propria della poesia e della rappresentazione. Il coro della tragedia è la trasformazione del corteo dionisiaco e della sua musica orgiastica nella narrazione in forma poetica. Così come i personaggi e gli attori esprimono ed interpretano i drammi più oscuri dell’animo umano, rappresentandoli in forma poetica e contenuti dentro i limiti e le regole dell’arte.
Tutto questo crea nello spettatore terrore e tremore per gli aspetti terribili e mostruosi dell’animo umano; ma insieme crea anche meraviglia: per la loro forza terribile e perciò stesso sublime, come può esserlo una tempesta; e per come la bellezza e l’arte possono riscattare tutto ciò.
E crea la speranza della possibilità di trasformazione di quelle forze distruttive che lo spettatore riconosce essere anche dentro di lui, le quali sono aspetti dell’uomo e della natura che possono essere incanalati come forze ed energie vitali, così come l’acqua impetuosa può esserlo dentro gli argini di un fiume, diventando in questo modo amica dell’uomo e della civiltà.

La bellezza come polo di attrazione per l’evoluzione umana
Ma cosa spinge l’uomo a ricercare la sintesi degli opposti?
E’ un’altra delle caratteristiche e del potere del Sé. Sia la creatività come attitudine e capacità, che la bellezza come obiettivo da ricercare e come qualità da creare sono il frutto del dialogo tra l’Io ed il Sé.
Il Sé personale spinge l’essere umano a trasformarsi, a crescere e ad evolversi sviluppando e rendendo attuali tutte le sue potenzialità. E lo fa in collegamento con il Sé degli altri esseri umani (Sé comunitario, sociale e corale) e con il Sé (= progetto) della natura e dell’universo (Sé cosmico).
Questa spinta va in direzione di una sempre maggiore complessità, di una sempre più ampia relazione (= logos), di un ordine e di un’armonia superiori.
“Gli scienziati contemporanei che sostengono che è necessario dare un nome in positivo al motore dell’evoluzione, tendono a superare (non a negare, ma ad assumere per procedere oltre) il darwinismo” (V. Mancuso, L’anima e il suo destino).
Ha scritto Fritjof Capra: “Invece di considerare l’evoluzione naturale come il risultato di mutazioni casuali e di selezione naturale, stiamo cominciando a renderci conto del fatto che  il dispiegarsi creativo della vita nella forma della molteplicità e complessità sempre crescenti è una caratteristica intrinseca in tutti gli esseri viventi. Benché si riconosca ancora il ruolo importante delle mutazioni e della selezione naturale nell’evoluzione biologica, l’attenzione si focalizza sulla creatività, sul protendersi costante della vita verso la novità.” (F. Capra, La rete della vita)
Ed io aggiungo: verso la bellezza.

Massimo Calanca

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